08/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La città è in mano alle bande, ma la religione non c’entra. L’obiettivo è il petrolio
“Nessuna pulizia etnica. Si stanno verificando dei crimini orrendi, con intere famiglie sterminate. Ma quello serve solo a mettere le persone le une contro le altre, spingere i vicini di casa a odiarsi e rendere quanto più omogenea possibile la popolazione della città. L’obiettivo vero e non dichiarato di questa guerra nella guerra che si combatte a Bassora è il controllo del mercato locale del petrolio”.
 
militari inglesi di guardia ai pozzi petroliferiIngerenze straniere. Qusay, un giornalista iracheno free-lance che vive in città e collabora con tv e radio, risponde così alla domanda su quale sia la situazione nella sua città, Bassora, nel profondo sud dell’Iraq, dove gli sciiti sono la maggioranza assoluta. Gli episodi di cronaca, dopo i primi due anni di guerra che sembravano aver lasciato fuori dal circolo di violenza Bassora, si susseguono adesso senza tregua. “La dichiarazione di guerra è stato l’attentato del 21 aprile scorso”, racconta Qusay, “quando tre autobombe contro alcuni posti di blocco e contro l'accademia di polizia causarono la morte di 71 persone e circa 100 feriti. Un attacco così non si era mai visto. Da allora non c’è stata più pace”. Ma cos’è cambiato dall’inizio della guerra, qual è stato il motivo scatenante dell’escalation di violenza in città? “Dopo l’attacco tutti si sono affrettati a dire che gli sciiti volevano fare piazza pulita dei sunniti”, spiega il giornalista iracheno, “ma in realtà era cominciata la guerra del petrolio. L’Iran, anche nel futuro, vuole mantenere il controllo delle risorse di Bassora e punta a scatenare l’aggressione ai sunniti per ‘bonificare’ la città”. A conferma della teoria di Qusay, il ministro del petrolio iracheno Hussein Shahristani, circa un mese fa, ha accusato la Guardia costiera iraniana di favorire il contrabbando di gasolio da parte dei pescatori della zona di Bassora, nel sud dell'Iraq, che viene poi rivenduto nelle acque internazionali del Golfo persico, a tutto vantaggio dei mediatori iraniani. Secondo Shahristani, nel contrabbando sarebbero coinvolti fino a 1.700 pescherecci della zona di Bassora, a cui vengono assicurate ogni quindici giorni diverse tonnellate di gasolio a seconda della potenza dei motori. “Il governo iracheno non può permettersi questa emorragia e contrasta come può il contrabbando, ma l’Iran continua a finanziare gli scontri etnici in città per mantenere il controllo del commercio del greggio”, dice Qusay. Ma l’esercito inglese che controlla la zona? “E’ troppo preoccupato a difendersi per difendere la popolazione civile e, tutt’al più, punta a contenere l’intelligence iraniana, destabilizzando la regione di confine con l’Iraq. La guerra in strada, quella che uccide la gente, non gli interessa”.
 
profughi in fuga da bassora a causa degli scontri tra sunniti e sciitiSulla pelle dei civili. Un’altra prova del legame dell’ingerenza iraniana a Bassora, è un’inchiesta pubblicata dal giornale in lingua araba Azzaman. Secondo il quotidiano, i miliziani sciiti iracheni delle Brigate della vendetta e delle Brigate al-Hussein, che spadroneggiano a Bassora, sarebbero stati addestrati in Libano sotto la sorveglianza di agenti dei servizi segreti iraniani che, in Iraq, sarebbero molto attivi non solo a Bassora, ma anche a Baghdad e nelle citta' sante sciite di Najaf e Karbala. Sempre secondo le fonti citate da Azzaman, gli agenti iraniani in Iraq avrebbero il compito di appoggiare, addestrare e armare le milizie sciite per compiere attacchi contro bersagli che vengono di volta in volta individuati, oltre a raccogliere informazioni su esponenti religiosi e politici per poi esercitare pressioni nei loro confronti, perché assumano posizioni favorevoli all'Iran e ai suoi seguaci. Per finanziare le sue attività spionistiche in Iraq, l'Iran avrebbe stanziato un miliardo di dollari. “Credo che sia tutto vero”, racconta Qusay, “io sono nato e cresciuto qui e so distinguere un iracheno da un iraniano. La città è infiltrata. Ma il governo iracheno non si comporta meglio degli iraniani. Il premier al-Maliki, tempo fa, prima ha dichiarato lo stato d’emergenza in città, poi ha dichiarato alla stampa che le notizie da Bassora sono esagerate. La verità è che il governo è nel pieno delle trattative con gli investitori stranieri per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e non vuole occhi indiscreti in città. Fanno lo stesso gioco dell’Iran, armando i sunniti e gli sciiti non compromessi con l’Iran per contendersi il controllo della città”. Il piano, almeno secondo il parere di Qusay, pare chiaro e le notizie dalla città confermano che è in atto una guerra nella guerra. A conferma dell’allarmante situazione in città è arrivata la denuncia di Hussein Haydari, portavoce dell’organizzazione non governativa Peace Movement for Human Rights che, il 28 giugno scorso, ha dichiarato disperata la situazione in città, lanciando un appello al governo perché intervenga per porre fine alle violenze settarie e alle violazioni dei diritti umani. “Ma come può fare qualcosa il governo, quando sobilla esso stesso le violenze?”, domanda sconsolato Qusay.

Christian Elia

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