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Ingerenze straniere. Qusay, un
giornalista iracheno free-lance che vive in città e collabora con tv e
radio, risponde così alla domanda su quale sia la situazione nella sua
città, Bassora, nel profondo sud dell’Iraq, dove gli sciiti sono la
maggioranza assoluta. Gli episodi di cronaca, dopo i primi due anni di
guerra che sembravano aver lasciato fuori dal circolo di violenza
Bassora, si susseguono adesso senza tregua. “La dichiarazione di guerra
è stato l’attentato del 21 aprile scorso”, racconta Qusay, “quando tre
autobombe contro alcuni posti di blocco e contro l'accademia di polizia
causarono la morte di 71 persone e circa 100 feriti. Un attacco così
non si era mai visto. Da allora non c’è stata più pace”. Ma cos’è
cambiato dall’inizio della guerra, qual è stato il motivo scatenante
dell’escalation di violenza in città? “Dopo l’attacco tutti si sono
affrettati a dire che gli sciiti volevano fare piazza pulita dei
sunniti”, spiega il giornalista iracheno, “ma in realtà era cominciata
la guerra del petrolio. L’Iran, anche nel futuro, vuole mantenere il
controllo delle risorse di Bassora e punta a scatenare l’aggressione ai
sunniti per ‘bonificare’ la città”. A conferma della teoria di Qusay,
il ministro del petrolio iracheno Hussein Shahristani, circa un mese
fa, ha accusato la Guardia costiera iraniana di favorire il
contrabbando di gasolio da parte dei pescatori della zona di Bassora,
nel sud dell'Iraq, che viene poi rivenduto nelle acque internazionali
del Golfo persico, a tutto vantaggio dei mediatori iraniani. Secondo
Shahristani, nel contrabbando sarebbero coinvolti fino a 1.700
pescherecci della zona di Bassora, a cui vengono assicurate ogni
quindici giorni diverse tonnellate di gasolio a seconda della potenza
dei motori. “Il governo iracheno non può permettersi questa emorragia e
contrasta come può il contrabbando, ma l’Iran continua a finanziare gli
scontri etnici in città per mantenere il controllo del commercio del
greggio”, dice Qusay. Ma l’esercito inglese che controlla la zona? “E’
troppo preoccupato a difendersi per difendere la popolazione civile e,
tutt’al più, punta a contenere l’intelligence iraniana, destabilizzando
la regione di confine con l’Iraq. La guerra in strada, quella che
uccide la gente, non gli interessa”.
Sulla pelle dei civili. Un’altra
prova del legame dell’ingerenza iraniana a Bassora, è un’inchiesta pubblicata
dal giornale in lingua araba Azzaman. Secondo il quotidiano, i miliziani
sciiti iracheni delle Brigate della vendetta e delle Brigate al-Hussein, che
spadroneggiano a Bassora, sarebbero stati addestrati in Libano sotto la
sorveglianza di agenti dei servizi segreti iraniani che, in Iraq, sarebbero molto
attivi non solo a Bassora,
ma anche a Baghdad e nelle citta' sante sciite di Najaf e Karbala. Sempre
secondo le fonti citate da Azzaman, gli agenti iraniani in Iraq avrebbero il
compito di appoggiare, addestrare e armare le milizie sciite per compiere
attacchi contro bersagli che vengono di volta in volta individuati, oltre a
raccogliere informazioni su esponenti religiosi e politici per poi esercitare
pressioni nei loro confronti, perché assumano posizioni favorevoli all'Iran e
ai suoi seguaci. Per finanziare le sue attività spionistiche in Iraq, l'Iran avrebbe
stanziato un miliardo di dollari. “Credo che sia tutto vero”, racconta Qusay,
“io sono nato e cresciuto qui e so distinguere un iracheno da un iraniano. La
città è infiltrata. Ma il governo iracheno non si comporta meglio degli
iraniani. Il premier al-Maliki, tempo fa, prima ha dichiarato lo stato
d’emergenza in città, poi ha dichiarato alla stampa che le notizie da Bassora
sono esagerate. La verità è che il governo è nel pieno delle trattative con gli
investitori stranieri per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e non
vuole occhi indiscreti in città. Fanno lo stesso gioco dell’Iran, armando i
sunniti e gli sciiti non compromessi con l’Iran per contendersi il controllo
della città”. Il piano, almeno secondo il parere di Qusay, pare chiaro e le
notizie dalla città confermano che è in atto una guerra nella guerra. A
conferma dell’allarmante situazione in città è arrivata la denuncia di Hussein
Haydari, portavoce dell’organizzazione non governativa Peace Movement for
Human Rights che, il 28 giugno scorso, ha dichiarato disperata la situazione
in città, lanciando un appello al governo perché intervenga per porre fine alle
violenze settarie e alle violazioni dei diritti umani. “Ma come può fare
qualcosa il governo, quando sobilla esso stesso le violenze?”, domanda
sconsolato Qusay.Christian Elia