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Elham ha 14 anni, indossa un vestitino rosa a fiori
bianchi e ha i capelli neri come la sua pelle. Vive in un campo profughi tra il
Sudan
e il Ciad, dopo essere fuggita con la sua famiglia dal Darfur, poverissima regione
occidentale sudanese, da tre anni teatro di una guerra che sta portando verso
un
vero e proprio genocidio. Da una parte l’Allied Revolutionary Forces of Western
Sudan, gruppo ribelle contro il regime del presidente Omar al-Bashir, colpevole
di non fare abbastanza per la popolazione darfurina. Dall’altra le forze
governative e le milizie arabe Janjaweed, responsabili degli attacchi contro la
popolazione civile. Secondo le organizzazioni internazionali, il bilancio è
di 70mila morti (5mila secondo il govero sudanese), 200mila profughi e un
milione e mezzo di sfollati interni. Sparsi ovunque, veri e propri lager dove
guerriglieri e civili vengono rapiti, torturati, uccisi, e dove le donne
subiscono violenze carnali e sevizie. Tendopoli di emergenza sono allestite
nella zona di confine del vicino Ciad e intorno alle città del Sudan. Ma le
strutture sono spesso inadeguate. Molti rifugiati non hanno cibo sufficiente,
né acqua potabile e medicinali. I più deboli, soprttutto i bambini, muoiono di
stenti e di malattie.
Vita da profughi. Ogni mattina, Elham è costretta a uscire in cerca di un po’
d’acqua per la sua numerosa famiglia. Ha cinque fratellini. La sua mamma,
Sittina, occhi grandi e luminosi, e suo padre, Rahman, alto e bello,
lavorano faticosamente per tirare avanti. Per raggiungere la prima riserva
d’acqua. Elham deve avventurarsi su una distesa di sabbia cocente. È il
deserto. Cinque chilometri la separano dalla pompa. Con una tanica vuota la
piccola corre, occhi aperti e attenti. È pronta a nascondersi dietro i radi
cespugli, appena vede in lontananza le jeep degli uomini armati in cerca di
civili da sterminare. I Janjaweed sono soliti compiere quotidiane scorribande
che non lasciano scampo.
Muore il Darfur. Sono questi i personaggi di “Il Darfur sta morendo”, un
videogioco sul dramma umanitario della regione sudanese. Con lo scopo
dichiarato di sensibilizzare la coscienza pubblica sul conflitto MtvU, la rete televisiva musicale indirizzata agli studenti universitari, ha lanciato
l’idea di un videogame che raccontasse quanto sta accadendo laggiù, in maniera
semplice e diretta, sfruttando le potenzialità di immedesimazione propria dei
giochi elettronici. Cinquantamila dollari a disposizione e via alla gara di
bravura e fantasia. A vincerla Susanna Ruiz, una neolaureata della California
del Sud, con il suo Darfur is dying. “I giovani non sanno
necessariamente cos’è il Darfur, né dove sia, o dove sia il Sudan - ha
commentato Susanna alla Bbc - Il gioco è chiaramente una semplificazione della
crisi, però è un modo per avvicinarcisi e iniziare a rispondere a queste
semplici domande”. Stella Spinelli