Contro povertà e malattia, per l'economia e lo sviluppo globale. Entro il 2015
Sono passati quattro anni dalla proclamazione degli obiettivi che il mondo intero
deve porsi nei confronti dell'umanità che soffre. Obiettivi racchiusi nel nome
"Millennium Development Goals". Ne mancano ancora 11 per arrivare al 2015, primo
limite temporale per il raggiungimento di tali risultati, ma è necessario capire
quanto è già stata fatto e se qualcosa si muove nella direzione giusta. In quest'ottica
si apre oggi a New York la cinquantasettesima Conferenza Annuale DPI/NGP (Department of Public Information e on-Governmental Organizations) delle Nazioni
Unite, chiamata "Millennium Development Goals: civil society takes action". Per
tre giorni (dall'8 al 10 settembre) si discuterà, verranno presentati risultati,
numeri, si farà il punto su quanto ottenuto e sui programmi in corso.
Gli obiettivi per il nuovo millennio erano stati identificati nel settembre del
2000 (durante il Millennium Summit delle Nazioni Unite) da 189 Stati membri e
riportati in una dichiarazione con le priorità dell'agenda internazionale. Gli
otto
traguardi prefissati rappresentano una sorta di percorso da seguire, insieme, in una visione comunitaria
del pianeta in cui tutti i Paesi sono chiamati a cooperare per uno sviluppo globale
affinché il luogo di nascita non segni ineluttabilmente il destino del neonato.
Il primo punto segnalato è l'eradicazione della
povertà estrema e della fame. Entro il 2015 si vorrebbe dimezzare il numero di persone che vivono con meno
di un dollaro al giorno (scendendo al 14 per cento circa della popolazione dei
Paesi a bassa o media economia). Un dollaro al giorno è stato scelto come unità
di misura perché rappresenta il requisito minimo per la sopravvivenza e più di
un miliardo di persone si trova al di sotto di tale limite. E' stato valutato
che 2,7 miliardi di persone vivevano con meno di 2 dollari al giorno nel 2000:
di queste più della metà si trova nei Paesi in via di sviluppo e i numeri sono
addirittura in aumento nell'Africa Sub-Sahariana. Anche sul versante malnutrizione,
corresponsabile di almeno al metà dei morti fra i più piccoli, quello che ci si
propone è un dimezzamento del numero di chi tutti i giorni deve fare i conti con
lo spettro della fame.

Il secondo obiettivo toccato dalla Dichiarazione del Millennio si occupa dell'
istruzione, considerata punto fondamentale per lo sviluppo e il progresso di un Paese.
Sono ancora molti i posti in cui ai bambini non viene data la possibilità di completare
almeno i cosiddetti studi dell'obbligo: nonostante la maggior parte dei Paesi
in via di sviluppo abbia le scuole necessarie per raggiungere questo risultato,
solo in un quarto di queste Nazioni i bimbi riescono a raggiungere un livello
primario di istruzione.
Parzialmente legato alla scuola e all'educazione è il terzo traguardo che si
vuole perseguire: la promozione dell'
uguaglianza tra i sessi e una particolare attenzione alle possibilità offerte alle donne, cui viene
riconosciuto un ruolo di primaria importanza nella salute della famiglia e della
società. Infatti le diverse possibilità offerte a maschi e femmine iniziano sin
dalla nascita e pongono le donne in una posizione di svantaggio nella scuola,
nel lavoro e nella gestione della loro vita che è poi difficile recuperare.
Un punto cruciale, forse quello che ha avuto più eco anche da parte dei media
e sicuramente della stampa medica, è il quarto obiettivo, che si propone la riduzione
della
mortalità infantile. Le cifre riportate parlano chiaro: oltre 10 milioni di bambini muoiono ogni
anno nei Paesi in via di sviluppo. Da sottolineare che nella maggior parte dei
casi le cause del decesso sono malattie prevenibili o curabili: diarrea, polmonite,
morbillo, malaria e AIDS, il tutto peggiorato dalle condizioni di malnutrizione.
Fa pensare anche il dato (www.thelancet.com) secondo cui, anche solo portando
avanti interventi semplici e poco costosi (allattamento al seno, zanzariere trattate
con insetticidi, vaccinazioni per il morbillo e terapie reidratanti) sarebbe già
possibile abbassare drasticamente tale mortalità. L'impegno preso entro il 2015
è quello di ridurre di due terzi (rispetto ai valori del 1990) il numero di piccoli
che non superano il quinto anno di età. Infatti, anche se nelle ultime due decadi
la mortalità sotto ai cinque anni si è ridotta del 19 per cento, rimangono ancora
troppo alti i numeri registrati nei Paesi in via di sviluppo. Basti pensare che
muore prima del quinto compleanno un bambino su 143 nel Paesi a reddito alto,
ma uno su 11 in quelli a basso reddito: quasi il del 10 per cento dei piccoli
non raggiunge nemmeno l'età scolare!
Il quinto obiettivo va in parte di pari passo con il precedente, occupandosi
della salute delle
neo mamme, con la volontà di ridurne di tre quarti la mortalità. L'assistenza fornita
durante la gravidanza e il parto, oltre che nel periodo perinatale, non è certamente
analoga in giro per il mondo e in molti Paesi i decessi durante il parto sono
ancora assai numerosi. Sono 50 milioni le donne che non ricevono assistenza adeguata
e soffrono di malattie gravi o invalidanti legate alla gravidanza: ben 500.000
muoiono ancora ogni anno dando alla luce un figlio.
Sempre nel campo della salute, le mete del millennio non potevano non occuparsi
di AIDS, malaria e delle altre
malattie che continuano a uccidere soprattutto i più poveri nei Paesi più poveri. Come
sesto obiettivo verranno quindi portati avanti programmi di prevenzione e di trattamento,
nel tentativo di arrestare l'epidemia e ridurre la trasmissione e l'insorgenza
di nuovi casi di queste malattie, sempre entro il 2015.
Non meno importante, nel quadro generale di povertà e malattia, il ruolo giocato
dall'
ambiente; diventa quindi un traguardo da perseguire, il numero sette, l'accesso all'acqua
pulita e la disponibilità di servizi igienici e fognature per tutti, ma anche
lo sfruttamento adeguato delle risorse naturali dei diversi Paesi.
Infine, la meta numero otto indicata nella Dichiarazione del Millennio è la costruzione
di una collaborazione globale per lo
sviluppo, in cui gli sforzi dei Paesi in difficoltà sul versante del lavoro, dell'istruzione,
della salute, economico e finanziario, in cui rientra anche la questione spesso
discussa e tuttora irrisolta dei "debiti dei Paesi in via di sviluppo", devono
essere sostenuti e appoggiati dalle Nazioni più ricche con una partecipazione
globale ai processi di sviluppo.
Il programma è ambizioso, a leggerlo sembra quasi una favola, che si spera possa
diventare una bella favola. I problemi del mondo intero dunque sono ben noti a
tutti, come pure, sembra, le possibili soluzioni o quanto meno i percorsi da fare
per avviarsi dalla parte giusta. La clessidra segna, come già trascorso, un quarto
del tempo a disposizione per ottenere i risultati delineati. La Conferenza che
inizia domani a New York può alimentare la fiducia degli ottimisti o dare ragione
ai pessimisti. I Millennium Development Goals restano comunque un segnale forte,
da non spegnere ma da alimentare con il contributo di tutti. Ed è forse in quest'ottica,
nella consapevolezza che il compito da svolgere è assai difficile e non ci sono
garanzie sul risultato, che viene chiamata in aiuto la società civile, a partire
dal nome dato alla Conferenza per arrivare alla possibilità di interazione a distanza
grazie al sito
web messo a disposizione.
Valeria Confalonieri