Il reportage di un giornalista arabo tra i bimbi di strada della capitale irachena
Aws si tiene la testa tra le mani, ha gli occhi rivolti
verso il basso, è triste. Ricorda la sua scuola e l'ansia che lo assaliva quando
doveva fare i compiti prima di diventare un venditore ambulante, tra i vicoli
pericolosi di Baghdad, dove ora sui marciapiedi regna la morte.
Un esercito di senza tetto. I tratti dell'infanzia sono ancora presenti sul viso di
Aws, ci raccontano la sua storia e
non dimentica che prenderà 5000 dinari
(più o meno 5 dollari). Per raccontarla
lascerà il suo 'lavoro' all' incrocio stradale per parlare con un giornalista
parassita che all'inizio aveva scambiato per un trafficante di bambini, uno dei
tanti che voleva avvicinarlo. "Ho lasciato la casa di mio zio a Nassiriya dove
mi ero
trasferito dopo la morte di mio padre e di mia madre in un'esplosione a
Baghdad. Sono fuggito con un mio amico nel quartiere di Batawin, al centro di
Baghdad, dove ci sono delle case che accolgono i ragazzi della mia età
offrendogli un lavoro nelle strade" racconta Aws."All’inizio la vita
era calma e facevo quel che mi pareva poi, all' improvviso, ho saputo che delle
gang praticavano il traffico
di bambini, e attaccavano questa casa regolarmente per rapire alcuni di noi dei
quali poi si perdevano le tracce. Sono
scappato un' altra volta e adesso mi protegge
un uomo che dà lavoro ai ragazzini agli incroci stradali",
aggiunge.
Un milione di vite a rischio. L'Unicef, a conferma del racconto di Aws, ha dichiarato nel
suo rapporto annuale che esistono 1 milioni e 300mila bambini iracheni che
vivono nelle strade. Molti di loro si trovano
in un quartiere a nord di Baghdad, pieno di rifiuti. Il rapporto avvisa sui
pericoli ai quali sono esposti i bambini in quest' atmosfera d'insicurezza
generale e di povertà. Molti sono coloro che lasciano la scuola e si trovano a
vagabondare per la città, malgrado la legge irachena vieti il lavoro ai minori
di 15 anni, tranne se si tratta di minorenni che hanno perso il padre e che
sono costretti a lavorare per dare un sostegno economico alla famiglia. Le
associazioni umanitarie, governative e non, ignorano le famiglie colpite dalla
violenza. Allora l' unica soluzione
per i bambini è quella di lavorare.
Zainab, ha 12 anni,
è una ragazza che vende fazzoletti di carta nelle strade. "Mio
padre è handicappato e mia madre malata,
mia zia vende verdura e frutta e mi obbliga a lavorare per guadagnare il
pane quotidiano per la mia famiglia", racconta. Le circostanze difficili
in cui vive l'Iraq non sono le sole ad
essere la causa della tragedia dei bambini. A volte è l'avidità dei genitori a
spingerli a lavorare piuttosto che mandarli a scuola.
Ostaggi della paura. Mohammad,13 anni,che fa tre lavori, e racconta: " Nella
mia famiglia è mio padre a dettare gli ordini. Noi siamo quattro fratelli e
siamo tutti costretti a lavorare. Il più grande dei miei fratelli ha 16 anni ma
come tutti noi non va a scuola.La vita è difficile e bisogna lavorare per
mangiare, ci dice sempre nostro padre". Oltre a questo i bambini iracheni
soffrono anche della violenza che respirano ogni giorno e delle operazioni
militari a cui assistono quotidianamente. “La paura per qualsiasi cosa è
diventata una delle malattie principali per i bimbi iracheni”, spiega lo
psicologo Mohammad Ali Martidi. Aws, che ci ha raccontato la sua triste storia
mentre toccava i suoi fazzoletti di carta, ha picchiato uno dei suoi amici che
si raggruppavano intorno a noi per ottenere come lui i 5mila dinari per
raccontare la loro storia. Alcuni di loro erano pronti a parlare per un quarto
di quel prezzo. Però un uomo guardava la scena da lontano. Si è avvicinato a noi, nell'estate bruciante di
Baghdad e ha cominciato a picchiare Aws minacciandolo di ucciderlo se avesse
continuato a parlare.
"Amico mio noi siamo qui grazie alla provvidenza di
Dio, cosa vuoi dai bambini? Lasciali
guadagnare il loro pane quotidiano. Se sei in cerca di una storia cerca in un
altro posto! La piazza è mia e non permetto a nessuno di avvicinarsi ai miei
ragazzini!”, ha gridato l'uomo allontanandosi.
Mashraq Abbas