06/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L’opposizione vince le elezioni in Macedonia. Senza violenze
Se riconoscere la vittoria del proprio avversario alle elezioni è il sintomo di una democrazia che funziona, la Macedonia ha dato un’ottima prova di sé. “L’opposizione ha ottenuto la maggioranza dei voti e l’appoggio dei cittadini macedoni”, ha dichiarato il primo ministro uscente VladoBuckovski, dopo i primi sondaggi delle elezioni di ieri nel Paese dell’ex Jugoslavia.
 
l'ex premier buckovskiIl mondo ci guarda. Un riconoscimento quasi frettoloso, visto che sono stati scrutinati solo il 40 percento delle schede, ma il voto in Macedonia non aveva solo una valenza interna. Il premier, come tutta la classe politica macedone, sapeva di essere sotto esame. L’Unione Europea e la Nato, attraverso le lenti dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce), volevano una risposta chiara rispetto alla situazione del paese che ha chiesto di aderire all’Europa e la Patto Atlantico. Questa risposta, alla vigilia delle elezioni, era stata pessima: incidenti e violenze si sono verificati dall’inizio della campagna elettorale, alla metà di giugno. In venti giorni si sono verificati 20 incidenti, con l’uso di pistole e bombe, alternati a pestaggi, accoltellamenti e devastazioni degli uffici dei partiti. L’ambasciatrice Usa a Skopje, signora Milovanovic, assieme ai funzionari Ue, avevano convocato i maggiori leader politici richiamandoli all’ordine e ricordando loro che la comunità internazionale non avrebbe tollerato elezioni dubbie e violente. Per questo, dopo i primi exit poll, il premier Vlado Buckovski ha ammesso la sconfitta della sua Unione socialdemocratica (Sdsm), confermando la vittoria del suo avversario Nikola Gruevski e della coalizione guidata dal partito Vmro-Dpmne.
Ma c’era anche un voto nel voto in Macedonia, quello interno alla comunità albanese. La minoranza albanese, il 25 percento della popolazione macedone, ha premiato Ali Ahmeti, ex alleato di Buckovski uscito poi dalla maggioranza di governo, a scapito dell’altro leader albanese, Arber Xhaferri.
 
nikola gruevskiUniti per la causa. Il fatto che Ahmeti, il leader guerrigliero albanese che nel 2001 aveva guidato un abortito tentativo secessionista sul modello del Kosovo in Serbia, abbia preso parte alle elezioni sembra il segnale di un cambiamento sostanziale. Il voto si è svolto serenamente senza scontri o brogli, almeno secondo le prime impressioni dei 400 osservatori dell’Osce. L’affluenza alle urne è stata piuttosto bassa, ma come detto sembrava che il risultato fosse l’ultimo dei problemi rispetto alle tensioni della vigilia elettorale. Il precedente delle elezioni del 2002, turbate da disordini e scontri, non aveva impedito alla Macedonia di essere ammessa alla procedura di adesione all’Unione Europea, ma i segnali della vigilia erano chiari e la comunità internazionale non avrebbe tollerato oltre. Secondo molti osservatori Buckovski ha pagato le concessioni fatte alla minoranza albanese, mentre l’elettorato ha premiato il programma nazionalista di Gruevski. Potrebbe essere un segnale di rottura verso gli albanesi, ma la scarsa affluenza alle urne, che non dovrebbe superare il 43 percento degli aventi diritto al voto, sembra invece individuare un voto di protesta più riconducibile alla crisi economica macedone che ad altri fattori. Anche perché, come è stato più volte sottolineato, l’Ue non accetterebbe nessun governo che taglia fuori gli albanesi dalla politica macedone. Resta da vedere che tipo di coalizione metterà in piedi Gruevski e come la comunità albanese s’inserirà nel nuovo contesto politico e se lo farà unita o divisa in due partiti, ma dal punto di vista dell’affidabilità internazionale, la Macedonia ha dato almeno prova di mettercela tutta. 

Christian Elia

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