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Le regole. Ma il giudice, Romy Rutherford del Secondo
tribunale del crimine di Santiago ha precisato che gli accusatori hanno trenta
giorni di tempo, a partire dal 4 luglio, per provare la colpevolezza di Garcia,
che ha già scampato un processo in Perù. “Se non dimostreranno che non ci fu e
non c’è tuttora una causa aperta in Perù contro Garcia per questi stessi
crimini – spiega – l’indagine sarà immediatamente chiusa”. E sottolinea che per
i delitti di lesa umanità i tribunali hanno competenza internazionale e possono
essere investigati e sanzionati da qualsiasi paese, indipendentemente da chi li
ha commessi e dove. La regola stabilisce che i tribunali stranieri possano
agire in tutti quei “casi in cui una condotta illecita danneggi beni giuridici
riconosciuti da tutta la comunità internazionale e che la comunità
internazionale vuol proteggere”.
I fatti. La denuncia è stata presentata dai peruviani
Raul Paiva e Rodolfo Noriega,
dirigenti del Comitato dei rifugiati peruviani in Cile, che per farlo hanno
scelto un giorno simbolico: la visita ufficiale di Garcia alla Bachelet, lo
scorso 22 giugno. L’accusa si riferisce alla mattanza di prigionieri
appartenenti perlopiù al gruppo maoista Sendero Luminoso e Mrta e risalente al
19 giugno 1986. Nei carceri di El Fronton, San Juan de Lurigancho e Santa
Barbara, i prigionieri si ribellarono per non essere trasferiti nel carcere di
massima sicurezza di Canto Grande. E fu allora, secondo Paiva, che vennero
commessi crimini indescrivibili: esecuzioni sommarie, sparizioni, torture.
Risultato: circa 300 morti. Il tutto sotto il governo di Alan Garcia che si
rifiutò di dialogare con i carcerati e permise tutto ciò. L’accusa si appella
anche all’intervento della Corte interamericana dei diritti umani che parlò a
favore dei familiari delle vittime, obbligando lo Stato peruviano a
investigare, sanzionare i colpevoli e restituire i corpi dei desaparecidos
alle famiglie. Ma niente è stato fatto.
Di contro. Garcia rigetta tutto. Durante la sua
permanenza a Santiago, ha precisato che i suoi accusatori, definiti una
minoranza, non sanno che è già stato un processo in Perù, dal quale è uscito
con assoluzione piena. Per questo avrebbe potuto ripresentarsi alle
presidenziali di quest’anno.Stella Spinelli