05/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Rosella Ideo, esperta di Corea del Nord, ci spiega i retroscena del lancio missilistico
Mentre lo shuttle Discovery veniva lanciato dalla base di Cape Canaveral, in Florida, per festeggiare il giorno dell’Indipendenza americana, la Corea del Nord si apprestava a scuotere il mondo con il lancio di sette missili a media e lunga gittata. Il più temibile, il Taepodong-2, studiato (ma nessuno può dirlo con certezza) per percorrere una distanza di 6mila chilometri e quindi in grado di raggiungere l’Alaska e le Hawaii, si è però schiantato 40 secondi dopo essere stato lanciato. Altri cinque, a medio-raggio, sono caduti nel mare del Giappone, mentre non si hanno ancora notizie precise del settimo, lanciato dodici ore dopo i primi, nel pomeriggio. Durissime le reazioni degli Stati Uniti e dei Paesi vicini alla Corea del Nord.
Secondo gli analisti, la Corea del Nord ha voluto attirare l’attenzione e smuovere lo stallo dei negoziati sul nucleare, che dura ormai dal novembre 2005. Le trattative coinvolgono, oltre a Pyongyang, Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Cina e Russia.
  Proteste in Corea del Sud contro i test missilistici
Sanzioni occulte. “Si tratta di una situazione in gestazione da molto tempo”, ci spiega Rosella Idéo, docente di storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale ed esperta di Corea del Nord. “Il lancio di missili va messo in relazione con lo stallo dei colloqui sul nucleare. Nel settembre 2005 sembrava di essere arrivati a uno sblocco, ma poi la situazione è precipitata. La Corea del Nord aveva accettato di smantellare tutto il suo programma nucleare, di accogliere gli ispettori Onu e di rientrare nel programma di non proliferazione da cui era uscita nella primavera 2003”. Un grande risultato,  visto che in cambio gli Usa avrebbero dovuto riconoscere il governo di Pyongyang, con cui sarebbero ancora in stato di guerra dagli anni Cinquanta.
“L’amministrazione dei ‘falchi’ statunitensi, però, - continua Idéo – ha dimostrato di non volere le trattative: con un pretesto, ha denunciato una situazione che durava ormai da tempo (il riciclaggio di dollari americani da parte di Pyongyang) e ha impedito a tutte le banche di fare affari con la Corea del Nord. Un modo per strangolare e portare al collasso il regime di Kim Jong-il , uno dei più chiusi al mondo”.
 
Kim Jong IlIl paragone con l’Iran. Ma c’è stato un altro fattore a scatenare la rabbia di Pyongyang. “Il governo nordcoreano – insiste la docente di geopolitica - non accetta che gli Usa abbiano adottato una posizione più morbida nei confronti dell’Iran, cui hanno concesso l’uso dell’uranio a scopi civili. Questo fatto dirompente dei sette missili, dunque, rimette in discussione tutta la situazione. Ha l’effetto negativo di rafforzare le correnti più oltranziste di tutta l’area e soprattutto negli Stati Uniti e in Giappone, dove a settembre potrebbe salire al potere, al posto di Koizumi, il ‘falco’ Abe Shinzo”.
 
Un atto di guerra? Aspettiamo, intanto, che la Cina si pronunci sull’accaduto. Idéo precisa: “Pechino di certo non è contenta di questa mossa. In passato, infatti, aveva invitato Pyongyang a non fare passi falsi ch e avrebbero aumentato la tensione. Anche Seul, del resto, ha sempre aiutato economicamente il Nord per evitarne il collasso del  regime e un esodo di milioni di profughi nel suo territorio”. Nel 1999 la Corea del Nord aveva lanciato un’auto-moratoria sui test missilistici, ma allora il contesto era molto diverso. C’era un dialogo stretto con il presidente statunitense Bill Clinton, che ora pare lontanissimo.
Resta, tuttavia, un interrogativo: l’azione missilistica della Corea del Nord può essere interpretata come un atto di guerra, visto che i razzi sono caduti fuori del Paese asiatico? “No, altrimenti gli Stati Uniti avrebbero già emesso una dichiarazione in tal senso, nonostante sia vero che una legge internazionale permette a chiunque di compiere questi test solo sul suo territorio. Probabilmente è stata solo una provocazione. La Corea del Nord sapeva che i suoi missili non sarebbero andati lontano, o al massimo in mare aperto, cosa che può essere giustificata come un errore, anche se non lo è”. Il gioco si fa sempre più complesso.
 

Francesca Lancini

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