05/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il primo film festival dall'invasione del 2003. Guardare al passato per dimenticare
Di sera il quartiere Karradah, nel centro di Baghdad, è deserto. Nonostante la presenza delle forze di sicurezza, che cercano di mantenere il controllo della capitale, la gente non esce di casa. Ma alcune sere fa il quartiere si è animato. Appassionati di cinema, giornalisti e politici con un gran numero di guardie del corpo al seguito si sono trovati al Teatro Nazionale per una “Serata speciale”: il primo film festival in Iraq, dall’invasione del Paese nel 2003.
 
Il proiezionista del festivalVeterani. Ospiti d’onore della serata erano diverse vecchie glorie del cinema iracheno, veterani della pellicola made in Iraq, disoccupati da anni ma mai dimenticati dai concittadini. Un tempo, il Teatro Nazionale era uno dei maggiori punti di ritrovo per l’elite culturale irachena. Oggi lo scenario è completamente differente, ma molte persone hanno ugualmente deciso di assistere al festival, nella speranza di accantonare per qualche ora gli orrori della quotidianità e concedersi una divagazione nei “bei tempi che furono”: quando il cinema iracheno era un’industria solida, e le pellicole parlavano di un paese dai fasti gloriosi. Le perquisizioni all’ingresso e la moltitudine di guardie armate sono state però un segnale inequivocabile, la guerra è tutt’altro che lontana. Due settimane prima, il 17 giugno, lungo la strada del teatro era esplosa un’autobomba che aveva ucciso sei persone. Anche i black out hanno fatto la loro parte, a Baghdad non c’è corrente elettrica per diverse ore al giorno, e il festival ha dovuto tenerne conto, e le proiezioni sono state spostate in orari diurni.
 
Reperti. Le pellicole proiettate non erano film sull’attualità, ma veri e propri reperti del cinema nazionale: film in bianco e nero degli agli anni ‘50 e ’60, accompagnati da strumenti tipici. L’eredità cinematografica irachena, come anche quelle archeologica e letteraria, è stata depredata. Durante l’invasione i bombardieri Usa hanno colpito gli edifici in cui si trovavano gli archivi del cinema iracheno, che sono stati saccheggiati. Qassim Mohammed, del dipartimento per il cinema e la cultura, sostiene che nell’invasione diversi master sono andati persi e che molte delle pellicole risparmiate sono danneggiate. Mohammed passa il tempo a restaurare quei film, ma i fondi e le tecnologie non sono adeguati. Il suo lavoro è una speranza per alcuni veterani del cinema iracheno, come Sana Ali Abbas, la prima donna documentarista del paese, o Abd al Hadi Mubarak, che vorrebbe tanto rivedere alcuni suoi celebri film, come “La sirena dell’Eufrate è tornata” o “L’eroe del deserto”, storia allegorica di un capo tribale, metafora di Saddam, che respingeva gli invasori. Mubarak ha ricordato con nostalgia l’epoca di Saddam, anche se, ha ammesso, il raìs monopolizzava cinema e tv con la sua ossessione per le storie epiche.
 
Passato e futuro. Ad aprile, nel teatro Lampada Magica di Baghdad, si era tenuto un altro festival. Una rassegna più orientata al futuro che alla nostalgia del passato: il festival iracheno del teatro per l'infanzia. Lo slogan dell’iniziativa era un vero e proprio manifesto. Diceva, “'I bambini, come la patria, sono sacri”. La rassegna teatrale era stata rimandata diverse volte a causa del clima di violenza nella capitale. Ma quando, alla vigilia dell’ennesima apertura del festival, due dei giovani attori sono stati uccisi, si è deciso che lo show doveva continuare. I due, Nouri e Haider, sono stati uccisi dopo le prove generali della loro commedia.”Gli artisti iracheni di ogni genere stanno sperimentando grandi difficoltà -ha dichiarato Nabil Taher, il direttore dell’iniziativa -, la violenza ha paralizzato la vita culturale del Paese”.  Poi è salito sul palco e ha aperto il festival con una poesia intitolata “Non ferirmi, sono un bambino che sogna”. Perché i bambini, almeno loro, non possono vivere di nostalgie e ricordi. 

Naoki Tomasini

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