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Veterani. Ospiti d’onore della serata erano diverse
vecchie glorie del cinema iracheno, veterani della pellicola made in Iraq,
disoccupati da anni ma mai dimenticati dai concittadini. Un tempo, il Teatro
Nazionale era uno dei maggiori punti di ritrovo per l’elite culturale irachena.
Oggi lo scenario è completamente differente, ma molte persone hanno ugualmente
deciso di assistere al festival, nella speranza di accantonare per qualche ora
gli orrori della quotidianità e concedersi una divagazione nei “bei tempi che
furono”: quando il cinema iracheno era un’industria solida, e le pellicole
parlavano di un paese dai fasti gloriosi. Le perquisizioni all’ingresso e la
moltitudine di guardie armate sono state però un segnale inequivocabile, la
guerra è tutt’altro che lontana. Due settimane prima, il 17 giugno, lungo la
strada del teatro era esplosa un’autobomba che aveva ucciso sei persone. Anche
i black out hanno fatto la loro parte, a Baghdad non c’è corrente elettrica per
diverse ore al giorno, e il festival ha dovuto tenerne conto, e le proiezioni
sono state spostate in orari diurni.
Passato e futuro. Ad aprile, nel teatro
Lampada Magica di Baghdad, si era tenuto un altro festival. Una rassegna più
orientata al futuro che alla nostalgia del passato: il festival iracheno del teatro
per
l'infanzia. Lo slogan dell’iniziativa era un vero e proprio manifesto. Diceva,
“'I bambini, come la patria, sono sacri”. La rassegna teatrale era stata
rimandata diverse volte a causa del clima di violenza nella capitale. Ma
quando, alla vigilia dell’ennesima apertura del festival, due dei giovani
attori sono stati uccisi, si è deciso che lo show doveva continuare. I due,
Nouri e Haider, sono stati uccisi dopo le prove generali della loro
commedia.”Gli artisti iracheni di ogni genere stanno sperimentando grandi
difficoltà -ha dichiarato Nabil Taher, il direttore dell’iniziativa -, la
violenza ha paralizzato la vita culturale del Paese”. Poi è salito sul palco e ha aperto il festival con una poesia
intitolata “Non ferirmi, sono un bambino che sogna”. Perché i bambini, almeno
loro, non possono vivere di nostalgie e ricordi. Naoki Tomasini