La morte di Herty Lewites, candidato alla presidenza, getta il Nicaragua nel dubbio
scritto da
Giorgio Trucchi

La morte del candidato presidenziale per
Alianza
Movimento rinnovamento sandinista, Herty Lewites, è ancora la principale
notizia su tutti i mezzi di informazione nicaraguensi e la gente continua a fare
la fila per portare l'ultimo saluto all'ex sindaco di Managua, morto domenica.
I familiari e i dirigenti del suo partito, oltre a
ricordarne la lotta contro la dittatura somozista e l’impegno per cercare di
diventare presidente, non si sono risparmiati attacchi diretti all'attuale
dirigenza del
Frente Sandinista (Fsln) e alla corruzione dei politici.
Un’irruenza dettata dal dolore, ma anche dal

nervosismo e dal fatto che le
prossime settimane saranno decisive per il futuro politico dell
’Alianza.
In un paese, il Nicaragua, in cui l’immagine del candidato riveste
un'importanza ancora troppo forte rispetto ai contenuti dei programmi
di
governo, la perdita dell'istrionica personalità di Lewites rischia di
mettere
in ginocchio un movimento nato e coagulatosi intorno alla sua figura,
più che
a
un progetto. Il programma elettorale sarebbe stato presentato verso la
metà di
luglio, ma l'intera campagna, che inizierà ufficialmente il 14 agosto,
era già
stata improntata nel tentativo di strappare voti al Fsln, senza mezze
misure e
con toni molto forti. Il nuovo candidato, Edmundo Jarquin, vice di Lewites avrà
il
difficile
compito di riempire un vuoto difficilmente colmabile. Per questo l'Alianza ha
proposto al
cantautore storico dei sandinisti, Carlos Mejia Godoy, compositore
dell'inno del
Frente, uomo carismatico e amato, di fare da vice a
Jarquin. Con la chitarra, il sorriso e la fedeltà alla causa potrebbe
riuscire a placare la nostalgia per Lewites.
I vecchi sandinisti. Il Frente Sandinista ha
divulgato un messaggio ricordando la figura di Lewites e il suo segretario,
Daniel Ortega, lo ha ricordato nel suo intervento per l'anniversario della
liberazione di Sébaco. Rosario Murillo, del
Frente, ha dichiarato a un
canale televisivo che "la morte di Herty è una perdita molto grave. E'
stato un compagno che ha camminato con noi per molto tempo, dagli anni della
lotta contro la dittatura fino alla vittoria. Per noi è molto doloroso. Io e
Daniel eravamo amici di Herty. Per me è stato motivo di soddisfazione averlo
potuto abbracciare nella Cattedrale (durante la messa celebrata
dall'Arcivescovo di Managua a cui erano stati invitati tutti i candidati
presidenziali). Sono andato verso la panca dove era seduto insieme al candidato
Montealegre e ci siamo scambiati un segno di Pace, abbracciandoci. Mi ha detto
che ‘l'amore è più forte dell'odio’, frase da me forgiata per la campagna
elettorale del 2001 e io gli ho risposto di sì, che l'amore sarà sempre più
forte dell'odio. Ed è qui che Herty mi ha detto ‘non preoccuparti, perché siamo
sempre gli stessi’ e io ci credo. Siamo sempre pieni di questo sentimento, di
questa visione, di questa amicizia e di questo
campañerismo".
Le ultime parole. Solo una settimana prima della sua
morte, Herty Lewites aveva concesso un'intervista a El Nuevo Diario. Questo è
il Nicaragua che avrebbe voluto. "Sono nato sotto una dittatura e non
voglio morire sotto un'altra. Da quando ho iniziato la campagna elettorale nel
2000 come candidato per il Comune di Managua, non ho più avuto un giorno
libero. Ho una malattia: a me piace lavorare. Non bevo molto, non vado in giro
di notte e il mio tempo libero lo passo al mare o a occupandomi del giardino.
Ma anche tutto questo è finito quando dedicarmi alla Grande famiglia (il
Nicaragua). La mia carriera politica l'ho iniziata nel 1958 con la Juventud
Patriótica Nicaraguense. Con il trionfo di Cuba c'era una grande euforia tra i
giovani. Andavamo tutti in giro con la barba lunga e il nostro modello era
Fidel Castro. Volevamo una nostra rivoluzione. Con un gruppo di amici andammo
a
trovare l'ambasciatore cubano e entrammo nella lotta contro la dittatura. Sono
sempre stato di sinistra. E' da quando ho 18 anni che lotto e se continuo a
lottare tuttora non è per bisogno personale, potrei ritirarmi e vivere
tranquillamente. Il 5 novembre sarà decisivo, abbiamo già perso sei anni di
questo secolo e non ne possiamo perdere altri cinque. Il 5 novembre bisogna
mettere le basi per una stabilità politica, per una grande riforma della
Costituzione. Il momento più bello della mia vita fu proprio il 20 luglio del
1979, nella Plaza de la Revolución, quando la mia gente era finalmente libera.
Il più triste, invece, il 25

febbraio del 1990, quando perdemmo le elezioni. La
politica di adesso non è indecente, è marcia e per questo sto lottando, per
cambiarla. Dico una cosa sola: nella mia vita, di dieci grandi sogni che ho
avuto, se ne sono realizzati nove. Non è facile, ma quando uno insiste riesce
a
realizzare ciò in cui crede. Per me arrivare al potere significa sacrificarmi
e
non beneficiarne. Mi conoscete bene, sarò il presidente più rompiscatole che ha
avuto il Nicaragua nella sua storia. Ho la forza fisica e psicologica per
portare avanti questo paese e dargli una nuova direzione". Dopo due giorni
è morto.