06/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Filippo Miraglia, membro della Commissione istituita da Giuliano Amato
Stanno partendo in questi i giorni i lavori della Commissione istituita dal ministro dell'Interno Giuliano Amato per verificare le condizioni dei Centri di permanenza temporanea. L'organismo è composto da 2 funzionari del ministero dell'Interno, 4 delle associazioni (Arci, Asgi, Caritas e Unione delle Chiese Evangeliche), oltre a un 'addetto all'informazione'. L'operato della Commissione si concluderà tra sei mesi, al termine dei quali verrà stilato un rapporto che conterrà alcune raccomandazioni tese a migliorare le condizioni delle strutture. Abbiamo intervistato uno dei membri della Commissione, il responsabile Arci per l'immigrazione, Filippo Miraglia.
 
Filippo MiragliaMiraglia, qual'è la funzione della Commissione?
Quella di fare chiarezza sui Cpt, strutture che noi definiamo i 'luoghi del non diritto', nei quali ci è stato più volte impedito di entrare. I pochi dati che sono stati resi noti dal ministero dell'Interno e le numerosissime denunce e testimonianze di chi ci è passato dimostrano la necessità di una decisione a riguardo. Noi riteniamo che vadano chiusi. Questa settimana uscirà con il settimanale 'Carta' un inserto dove abbiamo raccolto le opinioni di molti studiosi e organizzazioni per dimostrare che di queste strutture si può fare a meno. La commissione secondo noi può essere utile a dimostrare questo. E' chiaro che l'Unione su questo punto non ha un'opinone condivisa, e quindi ci vorrà del tempo per elaborare una piattaforma comune e definitiva, ma nel frattempo ci  sono migliaia di persone che passano per questi centri e noi non possiamo certo restare a guardare. Abbiamo la responsabilità di salvarle. Ripeto: la nostra opinione è che questi centri vadano chiusi.
 
Il programma dell'Unione parla di 'superamento' dell'istituto del cpt. Cosa significa 'superare' i Cpt?
Io ho partecipato alla risoluzione sull'immigrazione del programma dell'Unione. Il superamento di cui si parla è un superamento che verrà consentito da una riforma delle politiche sul'immigrazione in generale. Considerato che oggi in Italia c'è un'immigrazione irregolare che non sceglie di esserlo, ma lo è perché la legge obbliga ad esserlo, modificando la legge ed eliminando quasi del tutto le cause dell'irregolarità, anche i provvedimenti di espulsione diminuirebbero moltissimo. A quel punto si renderebbe meno difficile un cambio di decisione anche sui Cpt. Occorre poi creare le condizioni perché lo stesso straniero sia in un certo senso 'favorevole' al suo rimpatrio, attraverso strumenti di agevolazione per il rientro. Bisognerebbe considerare l'ipotesi dei rimpatri volontari, in cui ci sia un credito che lo straniero acquisisce e che gli consenta, una volta rimpatriato, di rientrare in Italia dopo un periodo breve. Oggi lo straniero che viene espulso può rientrare in Italia solo dopo 10 anni.
 
La legge andrà modificata per forza, dato che la mancanza di permesso di soggiorno non è un illecito penale, eppure i migranti che vengono 'accolti' nei Cpt subiscono privazioni della libertà personale, nei loro confronti si ha una vera e propria sospensione dei diritti civili.
Non c'è dubbio, infatti è quello che noi contestiamo fin dall'inizio, fin da quando la questione è stata discussa nel '96-'97, nella prima versione del Testo unico sull'immigrazione della Turco-Napolitano. Si tratta sostanzialmente di una restrizione della libertà personale a fronte di un reato amministrativo, una violazione - almeno per quanto riguarda la nostra interpretazione - che non si giustifica in nessun modo. E' chiaro che bisognerà riformare la legge in questo senso.
 
Il sottosegretario all'Interno con delega all'immigrazione, Marcella Lucidi, ha ricevuto la settimana scorsa una delegazione della commissione del Consiglio d'Europa contro la tortura, che ha fatto un'ispezione ai Cpt di Crotone, Agrigento e Ragusa, definendoli 'globalmente soddisfacenti'. Altri, come lo scrittore Marco Rovelli, li hanno chiamati 'lager italiani'. Lei come definisce queste strutture?
Io le chiuderei anche se fossero alberghi a 5 stelle. L'uguaglianza è qualcosa che non può riguardare solo gli italiani. L'uguaglianza è l'uguaglianza per tutti.
 
Il Cpt di LampedusaIn alternativa, come pensate debbano essere le nuove strutture di accoglienza?
Innanzitutto noi pensiamo che l'accoglienza non ha niente a che fare con l'espulsione. La conclusione cui è arrivato in questi giorni Amato va evitata. Le persone che arrivano in Italia, anche quelle che arrivano illegalmente, cioè senza un visto, non sono 'automaticamente' clandestine, perché - per esempio - si può trattare di richiedenti asilo, e non esiste alcun modo, per un richiedente asilo, di entrare in Italia che non sia la maniera illegale. Il visto per richiesta d'asilo non esiste. Poi ci sono i minori, oppure persone in precarie condizioni di salute, come chi è stato sottoposto a tortura, e le donne incinte: c'è tutta una serie di categorie per le quali è vietata l'espulsione. Queste non possono essere detenute, quindi devono essere accolte in centri aperti, dove le persone vengono rifocillate, vengono informate sui loro diritti, vengono inserite in un contesto di accoglienza. Ci sarà poi una parte - più o meno consistente - di persone che non hanno diritto a rimanere in Italia. Per queste va attivata la via dell'espulsione, ma solo dopo che si sono attivati per loro tutti i meccanismi di garanzia e tutela dei diritti.

Luca Galassi

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