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L’apparenza inganna. La lunga diatriba fra gli
indigeni mapuche d’Argentina e la multinazionale italiana Benetton non si
placa. L’appezzamento che il patron di Treviso – proprietario di quasi un
milione di ettari in Patagonia - aveva deciso di restituire ai legittimi
proprietari, attraverso l’intermediazione del governo di Chubut, è stato
passato al setaccio dall’Istituto nazionale di tecnologia agricola, che ne ha
certificato “la poca ricettività produttiva”: solo il cinque percento del
totale può essere utilizzato.
Problema aggirato. Quei 7514 ettari, dunque, erano
stati pensati dalla multinazionale quale maniera per lavarsi la coscienza con
gli indigeni: “E’ un contributo concreto, simbolico, alla soluzione di uno
scontro storico”, aveva commentato l’azienda italiana. Ma i mapuche, fin da
subito, si erano rifiutati di accettarla: “Qui non si tratta di fare
filantropismo”, avevano precisato, “Benetton non può donare quello che non gli
appartiene”.
A caval donato… Si tratta di una zona a
cinquanta chilometri dalla località di Gualjaina e a 150 da Esquel. La proprietà
avrebbe dovuto restare in mano alla provincia, che l’avrebbe però destinata a
esclusivo uso e consumo del popolo mapuche, che a sua volta avrebbe elaborato
progetti produttivi per lavorarla. Poi la doccia fredda. Non solo il terreno ha
poca ricettività produttiva, ma anche gli investimenti necessari per
utilizzarla e renderla produttiva nel tempo sono risultati “sproporzionati”.
Secondo i normali parametri produttivi, si tratta di una terra che, nonostante
l’estensione, può bastare a sfamare al massimo due famiglie. “Per il 95 percento
è
composta da zone alluvionali, aree montuose, gole profonde, terreni rocciosi,
e
le poche zone su pendii lievi sono esposte a condizioni climatiche molto
avverse, con venti forti e temperature estreme”. Quindi non solo la produzione
agricola risulta impossibile, ma anche l’allevamento. Da qui la decisione del
governo di Chubut di restituire tutto al mittente. Che Benetton contasse sul
proverbio “A caval donato non si guarda in bocca”? Stella Spinelli