06/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Segregate e sottomesse, il lavoro delle donne asiatiche nelle case libanesi
scritto per noi da
Erminia Calabrese
 
Un contratto in lingua araba e in inglese firmato appena prima di partire. Un contratto incomprensibile. La tua lingua madre è infatti un'altra. Promesse: 200 euro al mese per tre anni e un biglietto di ritorno al tuo paese. Ti prepari. Prendi solo una valigia. Non sai quello che ti aspetta. Forse avrai una stanza per te che sarà piccolissima. Un decollo. Un atterraggio. Ti ritrovi all'aeroporto di Beirut dove una famiglia libanese ti aspetta. Eccoti a casa . Inizia la tua "avventura". E' così che spesso arriva una donna delle Filippine, dello Sri Lanka o dell'Etiopia in Medio-Oriente per  lavorare come domestica.
 
Una badante filippina a BeirutLa testimonianza. E' così che è successo anche a Maria, ha soli 18 anni viene dalle Filippine ed è a Beirut da circa due mesi. Non parla l'arabo, ma solo un pò di inglese. "Sono venuta qui per poter inviare dei soldi alla mia famiglia e costruirmi una casa" racconta Maria. "Sai, a volte qui mi sento trattata come una schiava. Non posso uscire, nè ricevere telefonate, non riesco nemmeno ad incontrare altre mie connazionali. Passo tutto il tempo a casa a lavorare. Quando esco, lo faccio con la signora o con suo marito ed è per andare al supermercato o per andare a prendere suo figlio". Le chiedo di cosa si occupa. Di tutto, risponde. "Cucino, lavo, stiro e mi occupo dei bambini. E non ho nemmeno un giorno libero a settimana. Non ho mai visto Beirut da quando sono qui". Può sembrare assurda la sua vita, ma nel contratto che lei ha firmato, intitolato "Contratto di lavoro per un'impiegata domestica cingalese in Medio-Oriente", una clausola specifica: " Le ore di lavoro non sono fissate. L'impiegata ha la responsabilità  sia di giorno che di notte. Non ha diritto al riposo, eccetto quando dorme, mangia o prega". Inoltre appena arrivano il passaporto viene confiscato per paura di fuga.

Agenzia di collocamento a Beirut La segregazione. Rose, che viene dallo Sri Lanka, sembra essere  più fortunata. La "signora" le ha dato il permesso di uscire la domenica dalle 15 alle 19. La trovi a Beirut in  via Hamra, in un pub che apre di pomeriggio. "Queste sono le uniche ore in cui posso essere libera e ne approfitto per venire qui, incontrare le mie amiche e parlare del mio paese. Zara, 24 anni:" A  volte ci incontriamo per poter cucinare un piatto del nostro paese e mangiarlo tutte assieme, senza uomini ovviamente". Poi arriva Anna: "Figurati che la signora dove lavoro  mi chiama  "ma srilankiyye" (la mia cingalese) quando parla con le sue amiche, come se non avessi un nome e non fossi una persona. Ci vogliono silenziose. Non ho nessun dialogo con lei".Intanto a Beirut numerose sono le agenzie che si occupano di trovare domestiche asiatiche per le donne libanesi. Basta fare una telefonata, fissare un appuntamento, compilare un modulo in  cui  fai l'identikit della tua domestica e dopo circa un mese sei già all'aeroporto ad accoglierla. Rania, una signora libanese di Ashrafyee, dice : " E' da circa un mese che Rose è qui. E' arrivata quando quella che c'era prima è andata via col suo ragazzo. Lei invece non ha nemmeno il diritto di uscire, almeno per ora. Non mi fido". In effetti il contratto riporta:"La domestica non può uscire sola, nè frequentare persone del sesso opposto. Può solo andare al mercato alla banca accompagnata dalla famiglia. Rinuncia ad aver diritto ai fine settimana liberi". Nessuna di loro ha letto il contratto. Hanno avuto fiducia e la necessità di lavorare vince anche sulla loro dignità.


 
Categoria: Donne, Popoli
Luogo: Libano