03/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L’ex-presidente ciadiano sarà giudicato in Senegal per crimini contro l’umanità
E’ forse il risultato più importante raggiunto dal summit dell’Unione Africana, svoltosi lo scorso fine settimana a Banjul, in Gambia: dopo 16 anni, l’ex-presidente ciadiano Hissène Habré sarà giudicato per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e tortura da una corte senegalese, ma a nome di tutta l’Ua. Un precedente storico, che potrebbe segnare uno spartiacque fondamentale nella giustizia africana.
 
L'ex-presidente ciadiano Hissène HabréLa decisione. L’annuncio è stato dato dallo stesso presidente senegalese Abdoulaye Wade, ieri sera. Dopo due giorni di incontri a porte chiuse, i capi di stato africani, consultatisi con un pool di giuristi incaricati di studiare il problema lo scorso gennaio, hanno deciso di affidare la patata bollente al Senegal, il Paese dove Habré risiede dal 1990, anno in cui fu rovesciato dall’attuale presidente ciadiano Idriss Deby. Habré è accusato di aver ucciso migliaia di oppositori politici e semplici cittadini durante la sua presidenza, cominciata nel 1982. Finora, i tentativi dei familiari delle vittime di portare davanti a un tribunale l’ex-capo di stato, erano tutti falliti.
 
Il presidente senegalese Abdoulaye WadePrecedente importante. Sia la giustizia ciadiana, sia quella senegalese, si erano infatti rifiutate di giudicare Habré. Lo scorso anno, il tribunale di Dakar si era dichiarato incompetente, visto che i crimini in questione erano stati commessi in un altro Paese. Domenica, però, è stato segnato un precedente importante: il Senegal giudicherà Habré grazie a un mandato concessogli da tutti gli altri stati africani. Come ha ricordato lo stesso Wade, la costituzione senegalese prevede infatti la possibilità di una “attenuazione della sovranità” in favore dell’Ua. Non male, per un’istituzione che fino a ieri era stata accusata di non interessarsi della questione, per paura che il precedente potesse nuocere ai capi di stato ancora in carica e con qualche scheletro nell’armadio.
 
Il comitato delle vittime dei crimini commessi da HabréMaturità africana. Proprio per questo l'assunzione di responsabilità è così importante: i capi di stato africani non hanno preso neanche per un momento in considerazione la richiesta di estradizione presentata dal Belgio, perché, come ha ricordato lo stesso Wade, è passata la linea che prevede che gli Africani siano giudicati in Africa. Una vittoria per le vittime del regime di Habré, ma anche per l’intero continente, perché pone fine a decenni di impunità che hanno visto numerosi presidenti macchiarsi di crimini orribili senza doverne rendere conto a nessuno. L’Ua non poteva dare segno di maturità maggiore, una maturità che l’organizzazione ha sempre rivendicato rispetto alle altre istituzioni internazionali. Quello di Habré rimarrà un caso isolato, che colpisce un uomo ormai fuori dalla politica e senza protezioni, o servirà da monito? Per ora, godiamoci questa vittoria. Sperando che non sia l’ultima. 

Matteo Fagotto

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