Numero 1. Dal 1° giugno al 30 giugno 2006
Trentotto morti alle frontiere nel mese di giugno, in cinque
distinti naufragi nelle acque maltesi e nel mare Egeo, tra la Turchia e la
Grecia. Tra le vittime anche 4 bambini, uno di soli 5 anni. Dal 1994 ad oggi
hanno perso la vita lungo le frontiere europee almeno 39 minori, su un totale
di 5.939 decessi censiti dalla stampa
Disperazione e speranza. Due venti di segno opposto
gonfiano la vela di chi solca mari e valica confini pur di raggiungere in
Europa la sua terra promessa. Disperazione e speranza. Ovvero l´unico modo per
sfidare le acque del Mediterraneo imbarcandosi con i propri bambini, su navi
rottamate, sapendo che non è così difficile morire. A volte va tutto liscio,
come per la signora Faduma Omar Jamec, che alle 4:40 del 26 giugno
ha dato alla luce un bambino su una nave libica in avaria al largo di Malta. I
25 passeggeri somali sono stati soccorsi dalle forze armate de La Valletta e il
neonato ricoverato con la madre. Ma non tutte le storie hanno un lieto fine ed
il mese di giugno segna un triste primato per i più piccoli.
E´ il 7 giugno
quando un´imbarcazione con 22 passeggeri somali - partita clandestinamente dal
porto di Kusadasi, in Turchia - affonda a pochi chilometri dall´isola greca di
Samos. Immediato l´intervento della Guardia costiera greca, ma è già troppo
tardi: nell´incidente perde la vita un bambino di soli 5 anni, annegato. Venti
giorni dopo, il 26 giugno,
si ripete una tragedia simile nelle acque di Kusadasi. I residenti denunciano
alla polizia una nave in difficoltà, dopo ore di ricerche viene ritrovato un
cadavere lungo la costa e altri 4 più tardi in mare aperto. Tre delle vittime
sono bambini, per loro la vita si è infranta prima ancora di sbocciare.
Non è la prima
volta. Dal 1994 ad oggi Fortresse Europe ha
censito sulla
stampa internazionale notizie della morte di almeno 39 minori. La
tragedia più
grave il 31/05/02
quando 9 bambini vennero trovati assiderati al confine turco con
l´Iran. A
Tangeri, in Marocco, persero la vita 6 bambini esattamente un anno fa,
in un
naufragio, il 13 giugno 2005.
Ma le acque dello Stretto avevano già mietuto una piccola vittima il 19
aprile
dello stesso anno a Tarifa, in Spagna. Tre anni prima, il 5 dicembre
2002
i corpi congelati di due dodicenni vennero trovati nel vano carrello di
un
aereo ghanese appena atterrato a Londra. Anche l´Italia non è estranea
al
fenomeno: 10 bambini deceduti lungo le coste pugliesi (19 ottobre e 1
dicembre 1994; 15 aprile, 16 maggio e
27 maggio 1999;
10 luglio 2000)
e 3 a Lampedusa (11 ottobre 2003),
in Sicilia. Nell´Egeo persero la vita 3 bambini il 16 ottobre
2002 nei pressi dell´isola greca di Lesbo e in Croazia il 20 maggio
2002 le acque di un fiume al confine con la Bosnia inghiottirono
un´altra giovane
vita.
Se la matematica non è un'opinione. L'emergenza frontiera dura da
quasi vent'anni. Secondo la rassegna stampa di Fortress Europe dal 1988 ad oggi
si ha notizia della morte lungo i confini europei di 5.939 persone, tra cui
2.375 dispersi. Una tragedia concentrata perlopiù sulle rotte non autorizzate
dalla Turchia alla Grecia, dalla Libia e dalla Tunisia alla Sicilia e a Malta,
dall'Albania alla Puglia, dal Marocco, dall'Algeria e dalla Mauritania alla
Spagna. Nel Canale di Sicilia i morti sono 1.708, di cui 708 dispersi.
Nell'Egeo hanno perso la vita 404 uomini, di cui 182 dispersi, mentre sulla
direttrice spagnola sono cadute 2.200 persone, 1.423 quelle disperse. A questi
vanno poi aggiunti i 16 ammazzati dal fuoco della Guardia civil e della polizia
marocchina lungo le barriere al confine delle enclave spagnole in Marocco di
Ceuta e Melilla. Infatti non è solo il mare ad uccidere. Nascoste nei tir o in
container imbarcati su mercantili diretti nei porti europei hanno perso la vita
257 persone e altre 19 sono morte nascoste sotto i treni della Manica. I campi
minati di Evros, al confine tra Grecia e Turchia, hanno ucciso 77 uomini.
Almeno 133 i morti di stenti attraversando il Sahara verso la Libia e 33 gli
assiderati percorrendo a piedi i valichi della frontiera in Turchia, Grecia,
Italia e Slovacchia, a cui si somma la scomparsa di 51 persone annegate nei
fiumi al confine tra Croazia e Bosnia, Turchia e Grecia, Slovacchia e Austria,
Slovenia ed Italia.
Gabriele Del Grande