stampa
invia
Leggi all’ultimo minuto. Lo stesso giorno, il
Consiglio del Popolo, cioè il Parlamento egiziano, ha approvato un emendamento
alla legge sulle tasse che interessa le pubblicazioni a mezzo stampa. Boutros
Ghali, ministro delle Finanze, ha dichiarato che con questo emendamento le
tasse sulla stampa diminuiranno, per facilitare la nascita di nuovi soggetti
nel campo dell’editoria. Sembrerebbe dunque che il mondo dell’informazione in
Egitto se la passi bene. Ma non tutti la pensano così, e le due nuove leggi sembrano
uno dei tentativi di Mubarak di concedere quella riforme che il suo popolo, e
gli alleati chiave come gli Stati Uniti, chiedono a gran voce. Il 20 giugno
scorso è tornato in libertà, dopo 45 giorni di carcere, Alaa Seif el-Islam,
conosciuto anche come Alaa Abdel Fatah, un blogger diventato all’improvviso una
celebrità mondiale. E’ lui l’animatore, assieme alla moglie Manal Bahy el-Din,
del sito Manaala (premiato da Reporter sans Frontiere per la
libertà d’informazione) che è diventato un punto di riferimento per i
dissidenti egiziani. Alaa era stato arrestato assieme ad altri 10 attivisti per
aver organizzato una manifestazione, il 7 maggio scorso, in favore
dell’indipendenza della magistratura in Egitto. La notizia del suo arresto
aveva scatenato una rete di solidarietà mondiale attraverso il tam tam dei
blogger, che avevano cominciato a raccogliere le firme per la scarcerazione di
Alaa.
Un mondo in fermento. Le
riforme e le polemiche s’inseriscono in un quadro piuttosto complesso: quello
della lbertà di stampa in Egitto. Solo alla fine del 2004, per la prima volta
nella storia del paese, è nato il primo giornale la cui proprietà non è
riconducibile al governo: El Masri el Yom (L’egiziano oggi), fondato da
un gruppo di 10 imprenditori privati. In poco più di 18 mesi di vita è riuscito
a guadagnarsi una consistente fetta di mercato, passando da 5mila a 50mila
copie vendute. Le buone performance in edicola, “nonostante il boicottaggio che
subiamo dalle testate nazionali”, come raccontava in un’intervista il direttore
41enne Magdy el-Gallad, denotano una grande richiesta da parte dell’opinione
pubblica egiziana di una informazione differente. Ed è in questo contesto che
s’inserisce il blog di Alaa e della moglie, vero e proprio ripetitore
dell’esercito di blogger egiziani che rappresentano la fonte d’informazione più
libera e più sfuggente ai legacci della censura. In Egitto si stima vi siano
circa 800 bloggers. Il numero di blogger incarcerati è arrivato a 6, tra i
queli Alaa è il più famoso. Ma i blogger non bastano e il problema della
libertà di stampa in Egitto resta. Lunedì 12 giugno, la Corte Criminale di
Giza, ha condannato a un anno di reclusione Ibrhaim Issa e Sahar Zaki,
rispettivamente direttore e inviato del quotidiano al-Dostour, per
diffamazione ai danni del presidente Mubarak. Issa ha convocato una conferenza
stampa, con i due colleghi el-Gallad e Wael El-Ibrashi, direttore di Sawt
Al-Umma, durante la quale ha apertamente parlato delle difficoltà dei
giornalisti in Egitto e del fatto che il governo si comporti come un vero e
proprio regime. Una scelta coraggiosa, che non ha precedenti nel paese. Adesso
Issa e Zaki ricorreranno in appello, sperando che le leggi votate dal
Parlamento siano il segnale un reale cambiamento e non un operazione di maquillage
diplomatico.Christian Elia