29/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



La Corte Suprema boccia i tribunali militari voluti da Bush. Ma lui non ci sta
L’amministrazione Bush non può processare i presunti terroristi davanti a corti militari: i “tribunali speciali” voluti dal presidente Usa per i detenuti della base di Guantanamo violano la Convenzione di Ginevra e non hanno fondamento giuridico. Lo ha stabilito giovedì 29 giugno la Corte Suprema statunitense, accogliendo così il ricorso dello yemenita Salim Ahmed Hamdan, l’ex autista di Osama bin Laden, che avrebbe dovuto essere processato a Guantanamo da una di queste "commissioni". Per la Casa Bianca si tratta di una sconfitta, ma Bush non ci sta e dice che "non lascerà degli assassini tornare in strada" e intanto medita di andare comunque avanti sulla sua linea con un intervento del Congresso.
 
La sede della Corte suprema a WashingtonIl verdetto. “Il tribunale militare destinato a processare Hamdan non ha il potere di andare avanti con il procedimento perché la sua struttura e le sue procedure violano l’accordo internazionale che garantisce il trattamento dei prigionieri di guerra, nonché le leggi militari degli Stati Uniti”, ha scritto il giudice John Paul Stevens, uno dei cinque magistrati che hanno votato a favore, mentre tre giudici si sono dichiarati contrari. Uno dei giudici considerati “moderati”, Anthony Kennedy, si è schierato con i “progressisti” evitando così il pareggio che avrebbe confermato la linea dell’amministrazione Bush, mentre il presidente della Corte John Roberts si è astenuto perché era un componente della corte d’appello che l’anno scorso aveva dato ragione all’amministrazione Bush sul caso "Hamdan contro Rumsfeld". Che ora, dopo il verdetto, è stato rinviato a una corte d’appello federale.
 
Il presidente statunitense George W. BushLe conseguenze. La decisione della Corte non significa la chiusura di Guantanamo. Tecnicamente la Corte ha semplicemente dato ragione ad Hamdan, uno dei primi dieci presunti terroristi che avrebbero dovuto comparire davanti al giudice militare, ma che aveva appunto fatto ricorso chiedendo di essere processato in un tribunale civile o davanti alla corte marziale. Come conseguenza immediata, i processi militari in programma per un’altra sessantina di detenuti a Guantanamo non avranno luogo. Ma il verdetto della Corte Suprema rappresenta comunque una sconfitta per l’amministrazione Bush, che aveva definito i detenuti di Guantanamento “combattenti nemici” per i quali – contrariamente ai prigionieri delle guerre convenzionali – non valeva quindi la Convenzione di Ginevra.
 
Un detenuto viene portato via in barella a GuantanamoLe reazioni. Dalla Casa Bianca è arrivata subito la risposta di Bush: “Non metterò in pericolo la vita degli americani mettendo in strada degli assassini”, ha detto il presidente. Che ha poi fatto capire come cercherà di aggirare la sentenza della Corte con un intervento del Congresso, controllato dai repubblicani.  "Se ci sarà la possibiltà di lavorare con il Congresso per stabilire se i tribunali militari possano processare i detenuti, lo faremo", ha detto il presidente. “La decisione della Corte rappresenta la fine dell’idea che il presidente può dare il via a questi processi”, ha invece commentato Barbara Olshansky, direttrice legale del Center for Constitutional Rights, che rappresenta circa 300 detenuti di Guantanamo su 450. David Remes, un altro avvocato che rappresenta 17 yemeniti a Camp Delta, dice a PeaceReporter di essere “compiaciuto, perché la Corte Suprema ha rigettato il tentativo di Bush di assumere i poteri di un monarca o di un dittatore. Anche se i giudici non hanno menzionato la sua chiusura, sarà sempre più dura mantenere il centro di detenzione di Guantanamo. La Corte ha stabilito che il diritto internazionale arriva anche lì dentro. E la ragione d’essere di Guantanamo non esiste più”.

Alessandro Ursic

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