03/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Chaman, da dove partono i volontari della jihad afgana. Istigati da film, mullah e politici
MappaChaman, caotica e polverosa città di frontiera pachistana, sul confine con l’Afghanistan, a metà strada tra Quetta e Kandahar. Questa città-bazaar, a metà degli anni Novanta, era la principale retrovia dell’avanzata talebana in Afghanistan. Da qui partivano comandanti, combattenti, armi e soldi per l’esercito del mullah Omar.
Oggi, dieci anni dopo, Chaman ritorna a svolgere lo stesso ruolo di retrovia della guerriglia talebana tornata all’offensiva nel sud dell’Afghanistan.
 
Di sera, le multicolori botteghe di cd e dvd attirano folle di ragazzini che vengono a guardare i film proiettati nei negozi.
Sono entrato in una di questi, dove stavano vedendo un rumorosissimo film d’azione, un film di guerra: uomini barbuti e dai tratti arabi sparavano razzi contro un convoglio militare.
“Cosa state guardando?”, chiedo al giovane pubblico?
“Jihad”, mi risponde un ragazzino.
“Cosa?”, chiedo, non avendo sentito bene la risposta a causa del frastuono.
“Jihad, jihad! Cosa c’è, non capisci cosa vuol dire?”, mi risponde il padrone della bottega.
 
Il Dvd di Kelai JungiVengo poi a sapere che qui questo genere di film stanno spopolando. I titoli più ricercati al momento sono Kelai Jungi, la storia del massacro di prigionieri talebani avvenuto nel 2001 vicino a Mazar-e-Sharif, e Jung hi Jung, Guerra e Guerra, il racconto delle recenti operazioni della resistenza talebana contro le forze Usa in Afghanistan.
“Tutta roba che arriva dall’Afghanistan”, racconta un venditore. “Noi masterizziamo e vendiamo a mezzo dollaro a copia”.
 
“Questo posto è tornato a essere un centro di propaganda e dello jihadismo talebano”, spiega Abdul Rahman, impiegato locale di una Ong sanitaria. “E gli effetti si vedono. Il radicalismo islamico ha preso nuovamente piede. Ogni giorno sentiamo la notizia di giovani del posto che tornano, morti, ai villaggi della zona dopo essere stati a combattere con i talebani in Afghanistan. I ragazzi di Chaman e dintorni hanno solo un sogno: passare il confine e andare a uccidere gli americani. Tutta colpa dei mullah delle moschee e delle madrasa locali, che fanno alzare la febbre della jihad per poter mettere le mani sui gran soldi che arrivano dall’estero per finanziare il proselitismo jihadista”.
 
Manifestazione pro talebani a Quetta“Tutte balle!”, dice l’ex campione nazionale di cricket, Imarn Khan, ora datosi alla politica. “Questa radicalizzazione è colpa della politica oppressiva degli americani, che genera questo tipo di razione. Ed è anche colpa della condotta del governo pachistano, che in Waziristan ha ucciso centinaia di suoi cittadini in nome della ‘guerra al terrorismo’ e ne ha consegnate altre centinaia agli americani.”.
 
Le mura delle case lungo la strada che collega Chaman a Quetta sono coperte di scritte dipinte di fresco, che inneggiano all’Amir-ul-Momineen (il comandante dei fedeli, mullah Omar) e al Quaid-ul-Mujaheddin (la guida dei mujaheddin, Osama bin Laden) e augurano lunga vita al movimento talebano e morte all’America.
 
Manifestazione del JuiQuesta regione è governata dallo Jamiat Ulema-e-Islam (Jui), partito integralista islamico filo-talebano guidato da Maulana Fazrul Rehman: la forza più consistente all’interno della Muttahida Majlis-e-Amal (Mma), ovvero la coalizione dei partiti islamici d’opposizione al regime del generale Pervez Musharraf, da essi duramente osteggiato in quanto considerato corrotto e servo degli Stati Uniti. L’enorme successo elettorale che nel 2002 portò al potere il Jui in Balucistan, Aree Tribali e Frontiera Nord-Ovest, fu dovuto proprio al suo aperto sostegno ai talebani. Anche se nel Jui ci sono molti che negano legami con i talebani, i suoi leader storici sostengono che oggi più che mai il Jui dovrebbe schierarsi ufficialmente con il mullah Omar.
 
Tra questi c’è l’anziano Maulana Noor Mohammed, braccio destro di Fazrul Rehman e parlamentare del Jui.
 “Dobbiamo sostenere i talebani, costi quel che costi”, dice Noor, intervistato a Islamabad. Maulana Noor Mohammed “Li abbiamo sostenuti negli anni Novanta, abbiamo sostenuto i mujaheddin anti-sovietici negli anni Ottanta, sosteniamo tutti i movimenti musulmani di liberazione del mondo, dai palestinesi di Hamas ai musulmani di Bosnia. Ora che i talebani sono tornati a combattere per la liberazione dell’Afghanistan contro i crociati di Bush e dei suoi alleati, abbiamo il dovere di sostenerli. Dovremmo forse non farlo solo perché il nostro presidente Musharraf ha messo l’esercito pachistano al servizio degli Usa per uccidere e imprigionare centinaia di fratelli musulmani? Chi nega il suo sostegno ai talebani – sentenzia Norr – non è alto che un alleato di Bush!”.
 
Syed Saleem Shahzad*
Categoria: Guerra
Luogo: Pakistan
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