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Sempre peggio. Menachem Gantz, giornalista
israeliano, corrispondente dall’Italia del quotidiano Ma’ariv, commenta
così le ultime notizie dalla Terra Santa, dove la situazione precipita. Ieri è
stato ritrovato nei pressi del villaggio di Beitunia, a poca distanza da
Ramallah, il cadavere del colono 18enne rapito domenica scorsa, mentre faceva
l'autostop da Gerusalemme verso casa, nell'insediamento di Itamar. Si chiamava
Eliahu Asheri ed è stato ucciso con un solo colpo di pistola alla testa. La
reazione d’Israele è stata immediata. Colonne di blindati si sono riversati
nella Striscia di Gaza, dando la caccia agli uomini dei Comitati di Resistenza
Popolare che ieri avevano mostrato una copia dei documenti di Asheri e avevano
minacciato di ucciderlo se non si fosse fermata l'offensiva israeliana nella
Striscia. Lo stesso gruppo palestinese ha annunciato il sequestro di un altro
cittadino israeliano, ma al momento mancano conferme ufficiali. Non si hanno
notizie, per il momento, di Gilad Shalit, il soldato israeliano rapito durante
un’azione di un commando palestinese venerdì scorso. L’esercito israeliano, in
una sola notte, ha arrestato in totale 64 leader politici, tra i quali il
vicepremier del governo di Hamas Naser al-Shaerfra e il ministro del lavoro
Mohammed Barghuti, assieme a 23 capi militari di Hamas, in Cisgiordania. Alla
fine sono 87 le persone fermate, tra Ramallah, Qalqulyah, Hebron, Jenin e
Gerusalemme est. Ma quale è l’obiettivo
d’Israele? Vuole rioccupare la Striscia di Gaza? “No, non occuperanno”,
commenta Gantz, “il Libano e la Striscia di Gaza nel passato hanno insegnato
che l’occupazione a lungo termine non da risultati efficaci. Israele sta
conducendo tre azioni parallele: la prima è quella di mettere pressione su
Gaza, con l’aeronautica e schierando l’esercito, per liberare il soldato rapito
e per mettere paura ai gruppi armati e fermare il lancio dei razzi Qassam, la
seconda è quella degli arresti in Cisgiordania, perché nessuno si senta la
sicuro e infine la terza è quella di far capire anche ai vicini che Israele non
può sopportare in eterno. Per questo, questa notte, i caccia israeliani hanno
sorvolato la residenza del presidente siriano Assad”.
Situazione in evoluzione. Il volo
notturno sulla residenza di un capo di Stato di un paese sovrano è un gesto
forte, che potrebbe avere conseguenze non indifferenti. “Minacciare la Siria è
una follia, permettersi di sfiorare il tetto della casa di Assad può avere
conseguenze nefaste”, commenta Ali Rashid, per anni portavoce di Arafat in
Italia e ora deputato di Rifondazione Comunista,, “gli Stati Uniti appoggiano
Israele in questo tipo di azioni, ma non si rendono conto che scatenare il caos
nella regione mediorientale è controproducente”. Il grande assente di queste
ore è la comunità internazionale che, sollecitata nei giorni scorsi dal
ministro degli Esteri israeliano Livni, non ha saputo o potuto impedire i fatti
delle ultime ore. “La punizione collettiva di un popolo per il crimine di poche
persone, in tutto il mondo, verrebbe chiamato crimine contro l’umanità”,
racconta Rashid, “tutte le persone che ho sentito a Gaza mi raccontano di un
clima di terrore, dovuto ai bombardamenti e al taglio di acqua ed elettricità.
Immaginate cosa comporta questo per i malati, per i vecchi e per i bambini? Uno
stato democratico non può macchiarsi di un crimine così e la comunità
internazionale dovrebbe fare qualcosa”. Ma adesso cosa accadrà? “Ci sarà un
escalation di violenza, ma non vedo alcuna novità. Da sempre Israele mette in
atto rappresaglie violente contro tutta la popolazione, mentre ci vorrebbe
un’assunzione di responsabilità da parte di chi ha ucciso il ragazzo ma anche
di chi taglia luce e acqua. In questo momento la Striscia è fuori controllo e
Hamas non ha alcun potere, anche se in realtà non l’ha mai avuto, stretta tra
la comunità internazionale e gli omicidi e gli arresti dei suoi esponenti ”,
dice Rashid. Per il giornalista israeliano “queste cose si sa come iniziano, ma
mai come finiscono. Le truppe di terra, per il momento, si mantengono ai
margini, ma tutto può succedere”. Christian Elia