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La battuta boliviana. Il presidente boliviano ha lanciato l’accusa: secondo le informazioni in suo
possesso, uomini dell’intelligence Usa sarebbero entrati nel paese andino fingendosi
studenti o turisti. La protesta rientra nell’ottica delle ultime dichiarazioni
del leader boliviano, che aveva esplicitamente accusato Washington di ''cospirare
contro il governo di La Paz”, rammentando l’improvviso interesse per la Bolivia
non è altro che “un pretesto per controllare le sue risorse naturali”.
La risposta statunitense. “Sono accuse senza fondamento” dicono dagli uffici dell’ambasciata Usa a La
Paz, smentendo che ci siano, in Bolivia, agenti della Cia. Nei giorni scorsi,
però, Washington si era detta molto preoccupata dai comportamenti e dalle decisioni
prese da Morales. ''In ripetute occasioni, il nuovo governo boliviano si e' impegnato
a favore di riforme potenzialmente antidemocratiche tramite l'assemblea costituente''
è scritto in un testo reso noto dall’ufficio stampa della Usaid, l’agenzia statunitense
per lo sviluppo internazionale. Secondo il numero uno boliviano, Washington sarebbe
anche responsabile degli attentati compiuti a La Paz nello scorso aprile, dove
due cittadini (un cittadino statunitense e una cittadina uruguayana) fecero scoppiare
due ordigni che causarono la morte di due persone e decine di feriti. Non sono
solo gli Usa l’obiettivo delle sparate del presidente boliviano. Neppure a Lula,
presidente brasiliano, Morales, ha risparmiato avvertimenti. Ha deciso di mandare
uomini dell’esercito a presidiare le zone di confine con il Brasile (nella regione
orientale del paese, vicino alla zona amazzonica), per evitare che cittadini brasiliani
posseggano (illegalmente) terre boliviane e intraprendano attività illegali.Alessandro Grandi