01/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Agenti della Cia travestiti da studenti e piani segreti per ucciderlo, secondo il presidente boliviano
Il botta e risposta fra Bolivia e Stati Uniti continua inesorabile. L’ultima controversia? L'ultimo riguarda la presenza di soldati statunitensi in Bolivia. Anche Lula, il presidente brasilianoha dovuto subire i rimproveri di Morales.
 
Evo MorlaesLa battuta boliviana. Il presidente boliviano ha lanciato l’accusa: secondo le informazioni in suo possesso, uomini dell’intelligence Usa sarebbero entrati nel paese andino fingendosi studenti o turisti. La protesta rientra nell’ottica delle ultime dichiarazioni del leader boliviano, che aveva esplicitamente accusato Washington di ''cospirare contro il governo di La Paz”,  rammentando l’improvviso interesse per la Bolivia non è altro che “un pretesto per controllare le sue risorse naturali”.
Dagli Usa non si fanno certo pregare per rispondere e puntano il dito anche contro la presunta ‘dipendenza’ boliviana da Cuba. “Ci stanno aiutando nei programmi di alfabetizzazione” ha detto Morales. Ma gli aiuti arrivano anche da altre nazioni: l'Argentina ad esempio fornisce stok di medicinali, l’Italia dà una mano per le infrastrutture e la Spagna si è impegnata a fornire il proprio contributo per i progetti agricoli. A maggio in un’intervista, Morales aveva addirittura raccontato dell’esistenza di un piano Usa che prevedeva la sua eliminazione. “Sono disposto a difendermi con le armi dal possibile attacco statunitense contro di noi, o contro Cuba e il Venezuela”, ha spiegato Morales.
 
George BushLa risposta statunitense. “Sono accuse senza fondamento” dicono dagli uffici dell’ambasciata Usa a La Paz, smentendo che ci siano, in Bolivia, agenti della Cia. Nei giorni scorsi, però, Washington si era detta molto preoccupata dai comportamenti e dalle decisioni prese da Morales. ''In ripetute occasioni, il nuovo governo boliviano si e' impegnato a favore di riforme potenzialmente antidemocratiche tramite l'assemblea costituente'' è scritto in un testo reso noto dall’ufficio stampa della Usaid, l’agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale. Secondo il numero uno boliviano, Washington sarebbe anche responsabile degli attentati compiuti a La Paz nello scorso aprile, dove due cittadini (un cittadino statunitense e una cittadina uruguayana) fecero scoppiare due ordigni che causarono la morte di due persone e decine di feriti. Non sono solo gli Usa l’obiettivo delle sparate del presidente boliviano. Neppure a Lula, presidente brasiliano, Morales, ha risparmiato avvertimenti. Ha deciso di mandare uomini dell’esercito a presidiare le zone di confine con il Brasile (nella regione orientale del paese, vicino alla zona amazzonica), per evitare che cittadini brasiliani posseggano (illegalmente) terre boliviane e intraprendano attività illegali.
 

Alessandro Grandi

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