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Il punto. Il sequestro di Gilad Shalit è stato
rivendicato dai Comitati di Resistenza Popolare, da Hamas e da una sigla nuova,
l’Esercito islamico, che, secondo alcuni analisti, sarebbe legato alla galassia
di al Qaeda. Per fornire informazioni sulla sorte di Shalit, i rapitori hanno
chiesto la liberazione di tutte le donne e i minorenni nelle carceri
israeliane, ma il premier israeliano, Ehud Olmert, ha dichiarato che i
prigionieri non saranno rilasciati, che non ci saranno trattative o accordi e
che considererà Abu Mazen responsabile per l’eventuale morte del giovane
soldato. Olmert ha poi ordinato all’esercito di schierarsi ai confini
-sigillati da domenica - della Striscia, pronto per lanciare un’offensiva
militare. Nelle carceri israeliane sono detenuti circa novemila palestinesi,
tra loro ci sono cento donne e trecento minorenni. Il presidente Abu Mazen, si
è appellato ai rapitori perché tengano in vita l’ostaggio -ferito alla spalla
e
all’addome -, e ha assicurato che le forze sotto il suo controllo stanno
facendo di tutto per localizzarlo e liberarlo. Il sospetto è che all’interno di
Hamas stia crescendo la delusione per non essere stati accettati come
formazione politica e che, specialmente dai suoi uffici all’estero, ci siano
pressioni per una ripresa della lotta armata. L’operazione militare di
domenica, condotta in territorio israeliano, segna la fine della tregua di
Hamas -durata oltre un anno - e mostra i sintomi di nuove fratture all’interno
della resistenza palestinese. L’ipotesi che l’azione di domenica fosse spinta
da Damasco si legge anche nelle parole del ministro Ban Eliezer, che in un
intervista alla radio militare ha minacciato direttamente la vita del leader di
Hamas a Damasco, Khaled Meshal.
Nissin Toledano. Era il 13 dicembre del 1992 quando
le Brigate Izz ad Din al Qassam, braccio armato di Hamas, annunciarono il
rapimento di Nissin Toledano, un militare dell’esercito di Tel Aviv. In cambio
del suo rilascio venne chiesta la liberazione dello sceicco Yassin. Israele,
nel tentativo di salvare Toledano, consentì al religioso di parlare alla
televisione pubblica, ma ciò non servì a evitare che il militare fosse ucciso,
due giorni dopo, con una pugnalata dai suoi rapitori. Il rapimento di Toledano
fu
una svolta, perché Hamas, fino ad allora sostenuta sottobanco per contrastare
l’autorità dell’Olp, divenne il nemico numero uno per Israele. Le autorità di
Tel Aviv decisero di stroncare la minaccia della resistenza islamica
palestinese con una deportazione di massa che, come un boomerang, si ritorcerà
contro Tel Aviv. L’allora premier Rabin ordinò il rastrellamento
dell’intelligenzia islamica vicina ad Hamas, mille persone, quattrocento delle
quali vennero espulse
verso il Libano. Beirut rifiutò allora di levare le castagne dal fuoco per
conto di Tel Aviv, e non consentì l’ingresso. Il campo allestito sulle colline
tra Libano e Israele diventò così una tribuna mediatica per i deportati, tra
cui c’era Abdul Aziz Rantisi, futuro leader di Hamas. La deportazione seguita
all’omicidio di Toledano pose anche le basi per i rapporti tra Hamas e
il movimento sciita libanese Hezbollah.
Nachsonn Wachsmann. L’11 ottobre 2004, Ytzhak
Rabin e Yasser Arafat avevano appena ricevuto il premio Nobel per la Pace,
quando un altro militare venne rapito. Nachsonn Wachsmann, un soldato
israeliano di 19 anni, viene sequestrato mentre faceva l’autostop vicino
all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Izz ad Din al Qassam rivendica l’azione
con una videocassetta in cui mostra l’M16 del soldato e chiede, in cambio del
rilascio, la liberazione di Yassin e altri alti esponenti di Hamas e Hezbollah.
I servizi israeliani scoprono che Wachsmann è tenuto prigioniero nei sobborghi
di Gerusalemme e tentano un irruzione, che fallisce. Wachsmann viene ucciso con
due colpi di pistola un attimo prima che i reparti speciali lo raggiungano.
Ancora una volta l’opinione pubblica israeliana è sconvolta, lo stesso Rabin
dichiara che rinuncerebbe volentieri al nobel per riavere il militare in vita
e, parlando alla Knesset, giustifica l’uso della tortura negli interrogatori
dei prigionieri palestinesi, quando si tratta di salvare vite israeliane.
L’anno successivo Israele dovette nuovamente cedere di fronte a un sequestro.
A settembre, due uomini del Mossad vengono inviati in Giordania
per assassinare Khaled Meshal, oggi ministro degli esteri di Hamas dall’esilio
a Damasco. L’omicidio non riesce e i due sono catturati. L’operazione verrà
definita il peggior fallimento dell’intelligence israeliana, e costerà a
Netanyahu l’umiliazione di dover consegnare l’antidoto per salvare Meshal dal
tentativo di avvelenamento, e la liberazione del capo spirituale di Hamas, lo
sceicco Yassin. I due militari dei servizi vennero liberati.Naoki Tomasini