29/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito continua a celebrare i camerati caduti per mano guerrigliera. L'opinione di Massimo Carlotto
Foto e biglietti in memoria dei desaparecidos, torturati e ammazzati nella scuola di Meccanica della MarinaContinua la catena di omaggi e celebrazioni ai i militari caduti per mano dei Montoneros durante la dittatura argentina e la tensione con il governo, che a sua volta celebra le migliaia di desaparecidos vittime di quei militari, si aggrava. Generali e marescialli vomitano accuse al presidente Kirchner, colpevole a loro dire, di essere parziale nel ricordare in pubblico solo le vittime guerrigliere, quei giovani scomparsi, cancellati per sempre. Un punto di vista distorto dunque che sfocia in polemiche e attacchi che suonano intimidatori. Ma Kirchner non ci sta. Non solo risponde a tono alle accuse “Non ci piace l’esercito di chi ha ucciso i suoi fratelli”, ma agisce con misure legislative che rimettono i nostalgici a loro posto.
 
Testa a testa. Queste riforme, unite alle dichiarazioni del governo sul ruolo delle forze armate durante la dittatura, hanno comunque fatto riaffiorare pubblicamente nostalgie e malesseri dei settori militari, che hanno cominciato a programmare manifestazioni pubbliche per i camerati morti. Il 24 maggio una di queste cerimonie è avvenuta nel cuore di Buenos Aires. Un gesto che il presidente della Repubblica ha visto come un affronto, subito perseguito con sanzioni firmate di suo pugno. Ma l’esercito non piega il capo.
 
Estela Carlotto, presidente Nonne Plaza de MayoL'opinione di Massimo Carlotto. “Una parte minoritaria dell’Argentina si è sempre comportata in questo modo, dato che sempre ha dovuto nascondere molte cose – ci racconta lo scrittore Massimo Carlotto, nipote di Estela Carlotto, presidentessa delle Nonne di Plaza de Mayo, impegnato a sua volta, da anni, nella ricerca storica della verità argentina - Adesso dopo molti anni di quiete questa parte rialza la testa, ma c’è sempre stata. La dittatura ha avuto appoggio nella società argentina, non è una novità. Ma il fatto che siano così vivi e vegeti nell’esercito e nella polizia, dove assolutamente ricoprono la maggioranza delle posizioni, questo è dovuto all’impunità di cui hanno goduto finora. La struttura che ha messo in piedi la desaparicion era clandestina e trasversale a tutte le forze di polizia, alle forze armate. Ancora non si sono scoperti tutti i nomi di quelli che ne facevano parte, quindi sono rimasti impuniti. Quella struttura del terrore in molte parti è ancora intatta”.
 
Madri di Plaza de MayoQuantomeno il silenzio. La visione di Carlotto non lascia molte speranze alla verità. “Durante la dittatura le desapareciones sono state usate anche per scalate economiche. Sono stati distrutti dei gruppi economici per costruirne altri, tuttora sulla cresta dell’onda. Le complicità del mondo industriale e finanziario sono grosse e mai sono state indagate. Anche per questo la verità non verrà mai fuori. E non dimentichiamo la complicità dei governi esteri, dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti, tutti con interessi appoggiati dai generali argentini. E i servizi segreti. Quelli spagnoli, per esempio, e non solo loro, andavano ad addestrarsi laggiù per poi fare la guerra all’Eta. Il problema nella sua interezza è venuto fuori molto poco. A cominciare dal numero delle vittime. Me ne sono reso conto quando sono stato lì e ho cominciato a fare le ricerche incrociate delle liste dei desaparecidos”. Trentamila, secondo Carlotto, è una cifra assolutamente falsata per difetto. Inadeguata. Sono molti di più. Il problema è che sarebbe necessaria una ricerca molto lunga, incrociando i dati. Ma è praticamente infattibile. L’appoggio internazionale anche in questo senso è arrivato troppo tardi e quello che si sa è da considerarsi abbastanza. Non si può pretendere di più. “Quello che invece si deve pretendere”, conclude, “è che coloro che hanno torturato e ammazzato se ne stiano perlomeno zitti. Non è mai accaduto altrove. Nemmeno Pinochet si è mai azzardato a fare una cosa del genere. La verità, tutta la verità, mai si saprà, ma che gli assassini se ne stiano zitti, almeno”.  

Stella Spinelli

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