28/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Haiti, riprendono gli scontri fra ribelli e caschi blu. La situazione sociale ne risente
 
Nei mesi scorsi era facile incontrare gruppi armati per le strade della capitale Port au PrinceChe non fosse tutto oro quello che luccicava, si poteva immaginare. Era infatti difficile mettere la parola fine alle violenze continue che avevano gambizzato Haiti nei mesi scorsi. All’indomani della presa di potere da parte di Rene Preval scoppiassero ancora incidenti e l’incertezza sociale ha preso il sopravvento su una popolazione già disastrata, e le violenze sono tornate a far parlare di Haiti, così come i rapimenti. Ultimo quello del missionario canadese (fortunatamente pare che sia in buone condizioni) per il quale sono stati richiesti 45 mila dollari di riscatto.
Nelle ultime settimane si sono anche intensificati gli scontri fra i ribelli fedeli Aristide, spesso asserragliati nelle bidonville, dove godono di appoggi e favori, e i soldati della Minustah (in gran parte brasiliani e cileni), la missione delle Nazioni Unite a Haiti. I posti di blocco lungo le strade della capitale, soprattutto da e per l’aeroporto,  sono aumentati, facendo ricadere nel baratro della paura l’intera popolazione.
 
Un uomo armato per le strade della capitaleCosa succede in città. “Dopo i brutti periodi passati l’anno scorso nei mesi di giugno, luglio, novembre e dicembre quando a causa delle continue violenze, abbiamo vissuto dei momenti veramente difficili, con l’elezione di Renè Preval sembrava che le cose andassero per il verso giusto”, racconta da Port au Prince Alessandra de Matteis, console Onorario nell’isola caraibica .
“Invece, dopo il momento di tregua fra le opposte fazioni, ottenuto grazie alle elezioni, la criminalità è in grande evoluzione. Sia i sequestri di persona che gli scontri a fuoco fra bande armate (ma anche gli attacchi verso gli uomini della Minustah) sono diventati una consuetudine, facendo lievitare la pericolosità della situazione”.
Nel frattempo, dal partito Lavalas (quello dell’ex presidente Jean Bertrande Aristide ndr), sono arrivate critiche, e non sono mancate richieste, al neo presidente. I dirigenti hanno infatti chiesto che tutti i funzionari dell’amministrazione pubblica appartenenti al partito, la cui posizione era stata congelata per tutto il periodo del governo ad interim di Latortue, ritornino e riprendano possesso dei loro posti. Nonostante il sostegno elettorale fornito a Preval, i dirigenti del partito Lavalas non sono assolutamente soddisfatti della politica messa in atto dal presidente e le loro lamentele fanno salire le tensioni politiche.
 
Aristide ha lasciato il segno nel piccolo peaese caraibicoRibelli, Minustah, imprenditori e mafia.. “Il vero problema di questo paese, però, sono le armi” dice la de Matteis. “Ce ne sono tante, anzi troppe. Vi sono armi ovunque, una quantità spropositata per questo piccolo paese. Fino a quando il governo, qualunque esso sia, di qualunque tendenza politica, non deciderà di passare ad un’azione forte di disarmo, la violenza sarà una costante della vita haitiana” . Essere armati ad Haiti è considerata una cosa normale. E’ una tradizione. Nelle giornate festive, come la domenica, non è difficile vedere nei cortili delle case uomini vestiti di tutto punto, mostrare la pistola all’amico o al figlio, far vedere come è bella e come è ben tenuta.  “Più si armano le bande, anche quelle legate alla politica, più si arma il privato cittadino per difendere le proprie cose e la propria vita”, continua De Matteis “Chi possiede una fabbrica o un negozio si arma per difendere la sua attività”.  Ma la cosa grave è che anche nella piccola Haiti esiste il problema ‘pizzo’. Molti imprenditori devono pagare una tangente per avere la certezza di riuscire a lavorare e soprattutto per poter entrare e uscire liberamente dalla propria fabbrica, senza incorrere nel rischio di essere sequestrati.
“Haiti è una nazione stupenda con una popolazione favolosa” dice la console onoraria. “Gli haitiani, però, sono facili da strumentalizzare, come avviene in tutti quei paesi dove il livello di istruzione civica e sociale è molto basso. E’ comunque fuori da ogni dubbio che gli haitiani debbano imparare a vivere come cittadini di una nazione e non come singoli individui”.

Alessandro Grandi

Articoli correlati: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità