scritto per noi da
Hamed Rouzbehani
Poche ore dopo l’ultima gara, l’Organizzazione
dell’Accrescimento fisico, che dirige tutti gli affari dello sport in Iran, ha
annunciato la destituzione del capo della federazione iraniana gioco calcio,
Mohammad Dadkan. Il nuovo capo dell’organizzazione, Mohammad Ali Abadi,
nominato dal presidente Ahmadinejad, aveva già annunciato la sua intenzione di
sostituire Dadkan, capo della federazione dai tempi di Khatami, ma i risultati
intollerabili della nazionale ai mondiali di calcio in Germania, che secondo il
portavoce dell’organizzazione ”avevano ferito l’orgoglio nazionale del popolo”,
hanno accelerato il cambiamento.
Una grande passione. Le critiche al modo di giocare della nazionale
esistevano già, ma con l’inizio del Mondiale si sono accentuate. La prima
partita persa contro il Messico ha infuriato la gente contro il tecnico croato
Branko Ivankovic, per aver messo in campo il 37 enne Ali Daei. Ivankovic ha cercato
di giustificare il fallimento
dicendo che i membri più importanti del gruppo, avendo giocato una intera
stagione in Europa, erano troppo stanchi o infortunati. Ma la verità è che la
squadra non ha potuto prepararsi bene con amichevoli prima del Mondiale. I
problemi politici hanno impedito alla federazione del calcio di trovare avversari
giusti, dato che si parlava anche di mettere l’Iran fuori della coppa. Lo sport
nazionale in Iran è la lotta, che ha offerto
molti trionfi al paese nelle Olimpiadi. Però non riesce a gareggiare con il
calcio, che è amato da quasi tutti i cittadini. Come in Brasile, i vicoli,
sopratutto quelli di zone povere di periferia a sud di Teheran, sono sempre
pieni di ragazzi che giocano a calcio. E da quando la lega del calcio iraniano
ha cominciato a diventare professionista, i giocatori diventano sempre più ricchi.
Lo stesso Daei, capitano leggendario che ha segnato 109 gol in circa 150
partite con la nazionale è un esempio. Nato in un villaggio vicino a Ardebil,
città del nord-ovest del paese, grazie al calcio, più che la sua laurea in
ingegneria metallurgica, si è arricchito. E’ il primo ad aver giocato in
Europa: cinque stagioni in Bundesliga con Bielefeld, Bayern di Monaco e Hertha
Berlino, per tornare a giocare nel paese con un sacco di soldi. E con lui, le
porte dell’Europa si sono aperte ad
altri calciatori iraniani. La maggior parte va in Germania, sulle scie di Daei,
mentre uno come Rezai gioca nel Messina, nella serie A italiana.
Poi la delusione. La qualificazione per la coppa del mondo è così
importante che anche i politici ne parlano con interesse. L’anno scorso, lo stesso
ex presidente Khatami era venuto allo stadio per vedere da vicino la partita
contro Bahrain, che ha mandato l’Iran alla coppa. Era prima volta nella storia
del paese che un presidente andava allo stadio. Dopo la vittoria, le strade
hanno visto enormi cortei di giovani che ballavano e festeggiavano
spontaneamente la qualificazione, ed il controllo della città è sfuggito alla
polizia per alcune ore. La tv emetteva canzoni patriottiche ed epiche.
L’eliminazione dell’Iran non riduce l’attrazione dei Mondiali, i tifosi di
Brasile, Argentina, Inghilterra e Italia seguiranno le competizioni anche senza
la Nazionale propria.
Se però nel ‘98 tutti erano contenti di presentarsi nella
coppa del mondo tra le 32 squadre, per la terza qualificazione di Germania 2006
pretendevano di arrivare al secondo turno, e i capi della federazione devono
rispondere della rabbia dei tifosi appena arrivati a Teheran. Lo stesso mister
croato,
ex assistente di Miroslav Blazevic nei Mondiali ‘98, si vede già esonerato, e
non ha voglia di tornare. I responsabili dello sport legati al nuovo governo
non credono all’impiego di allenatori stranieri, e parlavano già di sostiturlo
con un iraniano.