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“Dipende
da Alvaro Uribe. Le Forze Armate Rivoluzionare Colombiane sono
interessate all’accordo umanitario e pienamente disponibili a
realizzarlo. Ma non basta. È indispensabile anche
una reale apertura da parte del governo, che deve iniziare col darci
garanzie
sufficienti senza trucchi e senza inganni”.
In prima persona. “Noi siamo disposti a sederci al tavolo delle trattative,
solo dopo che il governo avrà demilitarizzato i dipartimenti del Caquetá e del
Putumayo, nella Valle del Cauca, sud-est del paese” e una volta che Uribe avrà
sospeso temporaneamente l’ordine di cattura dei membri dello stato maggiore
centrale. Questi i presupposti, assieme al venir meno delle operazioni militari
in tutto il paese, regolate dal Plan Patriota, finanziato dagli Usa.
“L’eventualità di nuovi dialoghi e la ricerca della pace, cui la maggioranza
dei colombiani anela, dipenderà da queste condizioni”, ha ribadito Reyes. “Le
Farc
non accetteranno accordi sotto banco, né informali, né tanto meno colloqui fuori
dalla Colombia, finché non ci saranno zone smilitarizzate”. E inoltre i
guerriglieri di Marulanda non accetteranno la mediazione di nessuno: “Non
delegheremo niente, a nessun amico, a nessuna personalità interessata alla
pace. Le discussioni le sosterranno gli stessi guerriglieri, in prima persona”.
Un'altra Colombia è possibile. Circa il futuro del gruppo guerrigliero più vecchio della
Colombia, Reyes spiega: “Le Farc sono disposte a continuare a
lottare per i loro ideali”, e conclude: “Se Uribe non prenderà la via della
pace, il confronto militare e politico si acutizzerà, così come il
malcontento sociale. La gente sta aspettando la soluzione di problemi
impellenti: lavoro, salute, alimentazione, vie di comunicazione. I colombiani
vogliono che si dica basta alla corruzione e al paramilitarismo, che continua
a
mietere vittime tra la gente innocente, a intimidirla, a minacciarla con la compiacenza
e la benedizione di Alvaro Uribe”.Stella Spinelli