25/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Continuano le violenze in Kivu, a poco più di un mese dalle elezioni
scritto per noi da
  Luigi Jorio 
 
Mentre la Repubblica Democratica del Congo  si avvicina alle prime elezioni libere da oltre 40 anni (il voto per la scelta di presidente e assemblea nazionale è previsto per il 30 luglio), nell’est del paese la popolazione continua a vivere nella paura. Saccheggi, abusi sessuali e rapimenti sono quotidiani.
 
Scuola di Ibanda - Foto Luigi JorioNon paghi di derubare abitazioni e negozi diroccati, i signori del terrore se la prendono ora anche con la chiesa. Nel villaggio di Ciherano, ad una cinquantina di chilometri da Bukavu (provincia del Sud Kivu), il 25 maggio una banda di uomini armati ha fatto irruzione nella parrocchia, rubando tutto ciò che c'era di valore. "Ci hanno selvaggiamente picchiato, fatto sdraiare per terra e portato via soldi, telefoni e vestiti", racconta un addetto. Dalle testimonianze raccolte sul posto non si può stabilire con certezza chi fossero i banditi: vestiti in modo strano (qualcuno con i pantaloni dell’uniforme, altri con la sola camicia, altri ancora in pantaloncini), si sono espressi in francese, swahili e lingala (due delle quattro lingue nazionali) prima di dileguarsi nella notte a bordo di un veicolo. Secondo gli abitanti, potrebbe trattarsi di ex soldati dell’esercito congolese (Fardc) che al momento della smobilitazione non hanno consegnato le armi.
 
Nell’incomprensibile mosaico di ribelli, milizie e truppe armate che terrorizzano la provincia, potrebbe però anche trattarsi dei ribelli delle Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda, attive nel Sud Kivu, o, come detto prima, di soldati dell’esercito repubblicano. Le Fardc non sono per nulla affidabili: l’ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (Ocha) a Kinshasa rileva che i peggiori crimini sono proprio quelli commessi dai soldati dell’esercito.
 
Scuola di Ibanda - Foto Luigi JorioAnche nel villaggio di Ibanda, a pochi chilometri dalla parrocchia, le violenze si susseguono. "Da circa tre settimane, il clima di insicurezza si è accentuato e la popolazione è costantemente vittima delle scorribande di uomini armati di fucile", afferma un responsabile della comunità civile. "Il 27 maggio hanno stuprato una donna incinta di 8 mesi e alcuni giorni prima hanno sequestrato dei residenti per 72 ore, prima di rilasciarli a decine di chilometri di distanza". Il modus operandi è lo stesso che in altre regioni orientali del paese: irrompono nelle abitazioni, solitamente di notte, picchiano e stuprano a loro piacimento e ripartono con una o più persone. Poi costringono qualcuno a ritornare al villaggio per cercare del denaro per il riscatto.
 
Neppure la scuola di Ibanda è stata risparmiata: i vetri delle finestre sono spariti, così come tutto il materiale di base. A rischio di saccheggio è anche il centro sanitario. Finora, gli unici due poliziotti del villaggio (che si dividono una sola arma) sono riusciti a far desistere i banditi. "Dormo da parecchi giorni nelle piantagioni di banani o nella foresta, siccome ho paura di finire nelle loro mani", riferisce il responsabile del dispensario. Come lui, numerose famiglie del villaggio trascorrono la notte all’aperto. A causa di questa situazione, gli addetti sanitari (due medici e un’infermiera) si attendono un aumento delle epidemie. La popolazione deve già affrontare la malaria, per la quale mancano sufficienti trattamenti, la lebbra e gli effetti della malnutrizione.
 
Foto Luigi JorioCon una lettera a noi consegnataci - siamo i primi giornalisti a recarci in questa zona - la comunità chiede all’autorità provinciale maggiore protezione. Nonostante le ricorrenti malefatte dei soldati, gli abitanti di Ibanda vogliono il ritorno dell’esercito, partito qualche mese fa. Il clima di paura è tangibile: al rumore della jeep, molte donne e bambini che camminano lungo la strada fuggono a nascondersi tra i cespugli. Soltanto quando la giornalista congolese che ci accompagna si rivolge loro in swahili, un’espressione di scampato pericolo e un timido sorriso si dipinge sul loro viso. 
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Rep. Dem. Congo