Da Caracas fanno sapere che un nuovo modello di lanciamissili multiuso sarà in
dotazione all’esercito venezuelano a partire dal prossimo ottobre.
L’arma in questione ha una particolarità: sarà costruita interamente in Venezuela.
“E’ un lanciamissili multiuso”, ha specificato il responsabile del progetto, Ender
Galvis. “Sarà costruito con la migliore tecnologia a disposizione e avrà un raggio
di azione di due chilometri”.
Nel frattempo Chavez non ha risparmiato critiche nei confronti di Washington,
che aveva richiesto alla Russia di rivedere la decisione di vendere armi al Venezuela.
Secondo il numero uno della Repubblica Bolivariana, infatti, gli Usa sarebbero
soprattutto preoccupati dell’eventuale perdita economica nel mercato delle armi.
“Non è solo un messaggio politico, quello di Bush”, aveva commentato in un secondo
momento il vice presidente del Venezuela, Josè Vicente Ranger, “ma evidenzia il
fatto che gli Stati Uniti stanno perdendo fette di mercato”.
Aiuti dall’ex Urss. L’esercito venezuelano, comunque, è già entrato in possesso di armi di fabbricazione
russa. Nel mese di giugno di quest’anno circa 33 mila Kalasnikov (sui 100mila
acquistati l’anno scorso) sono arrivati nelle caserme. E non saranno le sole armi
destinate a rafforzare l’arsenale bolivariano. Chavez vuole acquistare 24 aerei
da guerra (caccia Sukhoi) dalla Russia per sostituire i vecchi F16 comprati dagli
Usa più di vent’anni fa.
Ma la corsa agli armamenti ha anche altri scopi. Nei giorni scorsi l’esercito
venezuelano ha preso possesso di diverse zone nella regione di frontiera con la
Colombia.
Da molto tempo, infatti, uomini appartenenti alla guerriglia colombiana (le Farc,
l'Eln ma anche gruppi paramilitari) sconfinano in Venezuela, creando disagi e
provocando panico nella popolazione.
Attività illegali. Nel corso del tempo si è venuta a creare una vera e propria organizzazione che
agisce in territorio venezuelano,dedita a qualsiasi tipo di attività illegale:
dal narcotraffico al riciclaggio di danaro sporco, fino, a taglieggiare piccoli
commercianti e contadini.
Nel solo 2005, fanno sapere dalla federazione dei sindaci della zona di frontiera,
ci sono stati almeno 500 omicidi. Di questi, almeno 150 riguarderebbero i regolamenti
di conti fra appartenenti alla criminalità organizzata.
E gli abitanti della regione hanno paura. Genaro Mendez, rappresentante del Fedenaga
(Federacion nacional de ganaderos de Venezuela) ha detto: “I campesinos che abitano
nei pressi della frontiera sono preoccupati e hanno paura della possibile invasione
di una potenza straniera. Non si rendono conto che gruppi organizzati di paramilitari
sono già al lavoro in territorio bolivariano”. Mendez ha anche espresso perplessità
per il modo in cui l’argomento viene affrontato dalle autorità. Infatti, secondo
il Fedenaga, la polizia non avrebbe aperto indagini favorendo così un clima di
impunità.