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Il coraggio di Rania. I membri delle commissioni, che
risponderanno al governo, visto che il progetto comprende 7 ministeri, saranno
anche aiutati dall’attivazione di un numero verde dove, con la garanzia
dell’anonimato, le vittime di abusi e violenze potranno rivolgersi per ottenere
giustizia. Ed è probabile che le ordinanze saranno eseguite dalla temuta
polizia religiosa, che non va per il sottile. Donne e bambini vittime di
violenze in famiglia non sono certo un’esclusiva saudita, ma nel paese del
petrolio, molto conservatore in campo religioso, il ruolo del capo famiglia è
più o meno quello di un despota. Nessuna donna si sarebbe mai sognata di
denunciare il padre, il fratello o il marito per le violenze subite. Ma questa
è la società della televisione, anche in Arabia Saudita. Rania al-Baz, amata e
stimata presentatrice televisiva del canale Channel One, ad aprile del 2004 si
presenta in trasmissione con il volto devastato dalle ferite. Spiega di essere
stata ridotta così da suo marito. Saranno necessarie 12 operazioni al volto per
restituire a Rania la bellezza perduta.. “Voglio usare quello che mi è successo
per attirare l’attenzione sulla condizione femminile in Arabia Saudita”, aveva
dichiarato Rania. La sua storia è uno choc per il paese e un segnale per le
donne: ribellarsi è possibile. Ma non tutte sono delle star televisive e, alla
fine, la stessa Rania per quieto vivere ha dovuto trasferirsi a Parigi. Il
segnale però è passato e qualcosa si muove.
Un paese in evoluzione. “Urgono
leggi speciali per tutelare le componenti più deboli della società, le donne e
i bambini, vittime sempre più spesso della violenza”. Con queste parole si è
chiusa la tre giorni del Workshop on domestic and social violence,
il
9 marzo scorso a Gedda. E’ la prima presa di posizione pubblica sulle
violenze
domestiche, in un paese dove fino a qualche mese prima era tabù anche
solo
affrontare l’argomento. Adesso è giunto l’editto reale e cominciano a
circolare
i primi dati ufficiali rispetto a queste violenze: 569 casi accertati
solo nel 2005. C’è tanto da lavorare insomma, ma qualcosa si muove. La
monarchia saudita tenta, tra contraddizioni e difficoltà, di
modernizzare il paese e l’emancipazione
femminile è un passo determinante in questo senso. Le violenze
domestiche sono
solo uno dei problemi che affliggono la società saudita, dove le donne
non
possono neanche guidare una macchina. Ma lentamente si intravedono dei
progressi. Per la prima volta, circa un anno fa, si sono tenute
elezioni
in Arabia Saudita, anche se solo per eleggere consigli municipali, e il
voto
alle donne è stato rinviato a data da destinarsi. Però si è votato e,
per la
prima volta, le donne si sono potute candidare e due di loro sono state
elette
nel consiglio d’amministrazione della Camera di Commercio di Gedda. Una
società
in evoluzione, dove il coraggio di Rania ha aiutato le donne a chiedere
aiuto. Curioso, in questo senso, è il caso letterario dell’anno, un
libro scritto
da una saudita poco più che ventenne, Rajaa al-Sanie, intitolato Le ragazze di
Riad. Parla di 4 amiche che, via mail, commentano la vita e si scambiano sogni
e confidenze. Emerge un quadro delle donne saudite molto più evoluto di quello
che si sarebbe creduto, in termini di coscienza di sé e maturità sessuale e
culturale. Il libro non si trova nelle librerie saudite, ma su internet è
andato a ruba. Christian Elia