05/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Un editto reale attiva commissioni governative per combattere le violenze domestiche in Arabia Saudita
L’ordine non è di quelli che si possono ignorare, visto che arriva dal re in persona. E in Arabia Saudita il re conta per davvero. L’ordine impartito dal re Abdullah è quello di formare delle commissioni di studiosi di diritto familiare, composte da esperti di shari’a, di sociologia e di psicologia, per monitorare e punire le violenze domestiche.   
 
rania al-bazIl coraggio di Rania. I membri delle commissioni, che risponderanno al governo, visto che il progetto comprende 7 ministeri, saranno anche aiutati dall’attivazione di un numero verde dove, con la garanzia dell’anonimato, le vittime di abusi e violenze potranno rivolgersi per ottenere giustizia. Ed è probabile che le ordinanze saranno eseguite dalla temuta polizia religiosa, che non va per il sottile. Donne e bambini vittime di violenze in famiglia non sono certo un’esclusiva saudita, ma nel paese del petrolio, molto conservatore in campo religioso, il ruolo del capo famiglia è più o meno quello di un despota. Nessuna donna si sarebbe mai sognata di denunciare il padre, il fratello o il marito per le violenze subite. Ma questa è la società della televisione, anche in Arabia Saudita. Rania al-Baz, amata e stimata presentatrice televisiva del canale Channel One, ad aprile del 2004 si presenta in trasmissione con il volto devastato dalle ferite. Spiega di essere stata ridotta così da suo marito. Saranno necessarie 12 operazioni al volto per restituire a Rania la bellezza perduta.. “Voglio usare quello che mi è successo per attirare l’attenzione sulla condizione femminile in Arabia Saudita”, aveva dichiarato Rania. La sua storia è uno choc per il paese e un segnale per le donne: ribellarsi è possibile. Ma non tutte sono delle star televisive e, alla fine, la stessa Rania per quieto vivere ha dovuto trasferirsi a Parigi. Il segnale però è passato e qualcosa si muove.
 
rajaa, l'autrice di ragazze di riadUn paese in evoluzione. “Urgono leggi speciali per tutelare le componenti più deboli della società, le donne e i bambini, vittime sempre più spesso della violenza”. Con queste parole si è chiusa la tre giorni del Workshop on domestic and social violence, il 9 marzo scorso a Gedda. E’ la prima presa di posizione pubblica sulle violenze domestiche, in un paese dove fino a qualche mese prima era tabù anche solo affrontare l’argomento. Adesso è giunto l’editto reale e cominciano a circolare i primi dati ufficiali rispetto a queste violenze: 569 casi accertati solo nel 2005. C’è tanto da lavorare insomma, ma qualcosa si muove. La monarchia saudita tenta, tra contraddizioni e difficoltà,  di modernizzare il paese e l’emancipazione femminile è un passo determinante in questo senso. Le violenze domestiche sono solo uno dei problemi che affliggono la società saudita, dove le donne non possono neanche guidare una macchina. Ma lentamente si intravedono dei progressi. Per la prima volta, circa un anno fa, si sono tenute elezioni in Arabia Saudita, anche se solo per eleggere consigli municipali, e il voto alle donne è stato rinviato a data da destinarsi. Però si è votato e, per la prima volta, le donne si sono potute candidare e due di loro sono state elette nel consiglio d’amministrazione della Camera di Commercio di Gedda. Una società in evoluzione, dove il coraggio di Rania ha aiutato le donne a chiedere aiuto. Curioso, in questo senso, è il caso letterario dell’anno, un libro scritto da una saudita poco più che ventenne, Rajaa al-Sanie, intitolato Le ragazze di Riad. Parla di 4 amiche che, via mail, commentano la vita e si scambiano sogni e confidenze. Emerge un quadro delle donne saudite molto più evoluto di quello che si sarebbe creduto, in termini di coscienza di sé e maturità sessuale e culturale. Il libro non si trova nelle librerie saudite, ma su internet è andato a ruba. 

Christian Elia

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