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Bombe su Gaza. L’attacco è partito alle sette di sera, poco prima il premier israeliano Olmert
aveva minacciato nuove azioni militari contro le fazioni armate della Striscia.
Chissà come, Hamed e il suo compagno sono riusciti a saltare giù dall’auto su
cui viaggiavano un attimo prima che il missile li colpisse, e sono sopravvissuti.
Il tentativo di omicidio è avvenuto in un’area densamente popolata: il campo di
Jabaliya a nord di Gaza. L’esplosione ha ucciso Mohammad, di cinque anni, sua
sorella Nadia di sei, e un’altra ragazza, Bilal, di sedici. Altre quattordici
persone, tra cui sei bambini, sono rimaste ferite. I portavoce dell’esercito israeliano
si sono detti dispiaciuti per le vittime civili, ma fermi nel ritenere che i responsabili
ultimi siano “le organizzazioni terroriste e il governo di Hamas”. Un altro ufficiale
ha dichiarato che i bambini non erano visibili attraverso le telecamere militari
usate per il puntamento dei razzi. Secondo lo stesso ufficiale, i bombardamenti
sulla Striscia di Gaza sono una battaglia complessa perché si combatte contro
cellule terroriste che operano in mezzo ai civili: “Alcuni dei Qassam vengono
sparati da aree popolate –ha spiegato ad Haaretz l’ufficiale non nominato -. Quando
una cellula si prepara a sparare un razzo per noi è come una bomba a tempo, dobbiamo
trovare il luogo migliore dove colpirlo, prima che a colpire siano loro. Facciamo
il possibile per evitare morti civili, interrompiamo anche gli spari se ci sono
dei dubbi ”. Anche il ministro Sneh, parlando alla radio militare israeliana,
ha minimizzato l’evento. Sneh ha spiegato che condurre operazioni militari in
mezzo a un milione e duecentocinquantamila persone non garantisce al 100 percento
che non si uccidano innocenti.
Huda Ghalia. Il nove giugno alcuni colpi di artiglieria uccisero otto persone sulla spiaggia
di Sudanya, a nord di Gaza. Le vittime furono una famiglia palestinese e un bagnante,
ma il simbolo di quella strage è diventata una bambina di dieci anni, Huda Ghalia,
unica sopravvissuta della sua famiglia. I palestinesi accusarono subito Israele,
mentre l’esercito israeliano aprì un’inchiesta interna per appurare la responsabilità
del massacro. L’inchiesta, basandosi su un frammento di esplosivo -del tipo usato
dai gruppi armati palestinesi - trovato sul corpo di una ragazza ferita nell’incidente,
concluse che la ricostruzione palestinese era scorretta. Un’inchiesta di canale
10 sulla tv israeliana ha però smentito l’esercito, citando il caso di un altro
dei feriti in quell’incidente, dal quale era stato estratto il frammento di un
proiettile d’artiglieria da 155 millimetri: quelli impiegati da Israele per bombardare
la striscia. Ufficiali dell’esercito israeliano replicarono allora che la causa
della morte degli otto poteva essere un proiettile inesploso o una mina nella
sabbia. Ma Human Rights Watch presentò un report sull’episodio, in cui si provava
che proiettili israeliani erano esplosi su quel tratto di spiaggia. Un autorevole
esponente dell’organizzazione, Marc Garlasco, dopo aver visitato i feriti e la
spiaggia, ha concluso che la famiglia di Huda è stata uccisa da una mina, e che
la causa più logica siano stati invece i proiettili Israeliani. Alla fine, anche
il segretario delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha pubblicamente ammesso che i
risultati dell’inchiesta israeliana sono “strani”. Annan non ha chiesto un’inchiesta
internazionale, ma ha sollecitato Israele a rispettare le leggi internazionali
e a “trattenersi” per evitare di uccidere altri civili.
Naoki Tomasini