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Una storia lunga. Non lascia spazio ai
dubbi Dario Terzic, giornalista croato che vive e lavora a Mostar, ma
nella zona a maggioranza musulmana. Faceva lo stesso anche quando le
due parti della città si sparavano addosso, durante la guerra e, invece
di sparare ai suoi concittadini, Dario fondava Radio Mostar e la
portava avanti durante la guerra. Croato tra i musulmani assediati.
Un premier controverso. “Dodik è
un personaggio inaffidabile”, dice Terzic, “cambia continuamente posizione
sulle questioni e non è mai fermo nelle sue dichiarazioni. Adesso questa storia
del referendum farà un po’ di clamore, ma ormai sono 15 anni, da quando è
finita la guerra, che in Bosnia ognuno si alza la mattina e dice la sua”. Sarà
anche così, però a fine maggio una organizzazione non governativa bosniaca,
chiamata Movimento popolare serbo, ha annunciato di aver raccolto 50mila firme
per il referendum sulla secessione. L’episodio si ricollega alle dichiarazioni
rese alla stampa da Dodik, subito dopo l’esito del referendum che ha segnato a
fine maggio la divisione tra Montenegro e Serbia, quando per la prima volta
aveva parlato d’indipendenza della Repubblica Srpska. Quindi qualcosa si muove.
“Il presupposto è completamente diverso”, spiega Terzic, “il referendum per la
divisione tra Montenegro e Serbia è sempre stato previsto, fin dalla
Costituzione jugoslava del 1973. Erano stati federati e potevano, con una
consultazione popolare, separarsi. La Repubblica Srpska no, è nata dalla guerra
ed è stata sancita dagli accordi di Dayton del 1995. Possiamo decidere che la
Bosnia che è nata dai trattati di pace non ci piace, ma questo è un altro
discorso. Tra qualche tempo nessuno si ricorderà delle esternazioni di Dodik,
anche se non nego che una parte della popolazione della Repubblica Srpska
sarebbe favorevole a separarsi dalla Bosnia. In definitiva, per quanto la
storia insegni che in Bosnia Erzegovina non si può mai dire mai, non credo che
la parte serba della Bosnia possa realmente staccarsi dal paese”.Christian Elia