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Riforma radicale. Ma tutto lascia credere che, a
parte una serie di emendamenti dell’opposizione che potranno tutt’al più
ammorbidire un testo che si annuncia tra i più rigidi in materia in Europa, la
legge sarà approvata. I punti chiave della riforma sono espressi dal commento
di Sarkozy: l’immigrazione deve diventare una risorsa per la Francia e cessare
di essere, almeno nella visione di Sarkozy, un problema. Spazio dunque
all’immigrazione à la carte: i consolati francesi all'estero si
occuperanno di una prima analisi delle domande di soggiorno e di lavoro, in
base alle attitudini del richiedente. In poche parole, verrà valutato il grado
d’istruzione del migrante e le sue capacità lavorative, incrociando i dati con
le necessità del mercato del lavoro francese: questo permetterà di accettare
solo gli immigrati necessari all’economia francese. In questo senso, la legge
Sarkozy supera anche la legge Bossi – Fini in Italia, che per anni è stata
considerata come la più restrittiva in materia nell’Unione europea. La legge
italiana, infatti, regolamenta il numero d’ingressi consentiti in Italia
secondo un criterio quantitativo (i cosiddetti ‘decreti flussi’), legando alle
esigenze economico – industriali del paese la quantità di lavoratori stranieri
necessari. La legge Sarkozy va oltre, elaborando un criterio qualitativo. Non
conta più solo quante persone sono necessarie, ma anche e soprattutto che chi
entra in Francia debba essere qualificato e specializzato.
Migliaia di vite appese a un filo. Le
polemiche non sono mancate, rispetto a un testo di legge che, secondo
l’opposizione e le associazioni che si battono per i diritti dei migranti, ha
una marcata vena razzista. Gli oppositori della legge sostengono che, con il
criterio della qualificazione, si appronta una politica verso il sud del mondo
finalizzata al drenaggio dei talenti migliori, una sorta di fuga di cervelli
pilotata. C’è inoltre nel testo di legge francese un altro elemento rivoluzionario,
che consiste nell’eliminare un principio in vigore in Francia da tempo, quello
secondo il quale il migrante clandestino si mette in regola dopo dieci anni.
Sarkozy ritiene questo meccanismo un premio e un incentivo all’immigrazione
clandestina. Per rendere meno dura la riforma, in particolare rispetto ai dieci
anni di purgatorio prima di ottenere la regolarizzazione, Sarkozy ha promesso
‘l’amnistia’ a circa 800 famiglie che, trovandosi in questa situazione, hanno
avuto figli in Francia, molti dei quali frequentano già la scuola. In totale la
grazia riguarda 1200 persone, ma sono migliaia le famiglie che rischiano
l’espulsione. Secondo una rete di educatori e insegnanti, uniti
nell’associazione Istruzione Senza Frontiere, quando la legge sarà approvata,
alla fine dell’anno scolastico sarebbero non meno di 10mila i bambini costretti
a lasciare la Francia. Un altro aspetto
molto discusso della legge Sarkozy è quello che irrigidisce i criteri per
ottenere il ricongiungimento familiare. Il lavoratore straniero in Francia, per
ottenere l’arrivo della sua famiglia, dovrà infatti dimostrare di essere
residente legalmente in Francia da almeno 18 mesi e di avere il reddito
sufficiente a mantenere i suoi cari. Sapere quanti migranti potranno mai
riuscirci, è un problema che pare non interessare Sarkozy. Christian Elia