Iraq – Il 26
novembre un'autobomba è esplosa sulla strada che collega Kirkurk a Baghdad
uccidendo tre civili. Sempre il 26, Jonadem kanna, presidente dell'Associazione
Caldeo-Assira irachena, ha denunciato la fuga dal paese di 30 mila cristiani
che denunciano abusi e violenze verso la loro confessione religiosa. In Iraq
vivono un milione di cristiani su un totale della popolazione di 25 milioni di
persone. Il 27 novembre la Mezzaluna Rossa riesce a portare soccorso alla
popolazione civile di Falluja, dopo almeno tre tentativi andati a vuoto per il
rifiuto delle autorità della Coalizione di concedere il passaggio ai mezzi di
soccorso carichi di aiuti umanitari e medicinali. L'organizzazione è riuscita
a
distribuire cibo, coperte e medicinali a 150 civili rimasti intrappolati nella
città sunnita teatro di un attacco della Coalizione. Secondo il portavoce della
Mezzaluna Rossa le condizioni delle persone soccorse, in massima parte donne e
bambini, sono gravi. Sempre il 27 le autorità della Coalizione hanno reso noto
che il numero dei detenuti iracheni è di 8300, quasi raddoppiato rispetto ad un
anno fa. Il 28 novembre l'esercito iracheno ha rinvenuto a Mosul, nel nord del
Paese, 17 cadaveri di militari della Guardia Nazionale, catturati e giustiziati
dai ribelli nelle ultime settimane. Sono 57 i corpi senza vita rinvenuti dai
militari della Coalizione o del nuovo esercito iracheno nella città
settentrionale dal 19 novembre a oggi. Sempre il 28 un'autobomba ha ucciso 5
civili a Samarra, cittadina sunnita nei pressi di Baghdad. Il 30 novembre
un'autobomba a Baiji, a 200 chilometri da Baghdad, uccide quattro persone e ne
ferisce 20. Tre dei morti e 17 dei feriti sono civili. Sempre il 30 nella
cittadina di Zakho, al confine tra Siria e Iraq, una chiatta sovraccarica di
passeggeri si è rovesciata mentre tentava di attraversare il Tigri. Annegano 40
persone, quasi tutti curdi. Il 30 l'ong britannica Medact ha diffuso un
rapporto nel quale analizza l'impatto del conflitto sulla salute pubblica
irachena. I danni sono molto gravi: aumento delle malattie prevenibili, cattiva
gestione degli aiuti e ritardi nella ricostruzione del sistema sanitario.
Il 1 dicembre a Baquba tre fratelli, tra i 4 e i 6 anni,
sono rimasti uccisi da un colpo di mortaio caduto nel cortile di casa loro,
mentre giocavano. Nell'esplosione sono rimasti feriti altri cinque bambini che
giocavano con loro. L'1 il quotidiano statunitense Washington Post ha rivelato
che gli abusi commessi ad Abu Ghraib erano a conoscenza dei vertici del
Pentagono fin dal dicembre del 2003. Lo scandalo sarebbe esploso solo un mese
dopo.
Le stime delle vittime civili della guerra in Iraq parlano
di 16771 vittime fino ad oggi. I militari della Coalizione uccisi sono 1402.
Israele-Palestina
– Il 26 novembre il gruppo B'Tselem, principale movimento israeliano per la
difesa dei diritti umani, ha denunciato un 'cultura dell'impunità di fronte
alla morte di civili palestinesi'. Il gruppo ha chiesto le dimissioni di Moshe
Yaalon, capo di stato maggiore dell'esercito d'Israele. Gli attivisti accusano
i militari di fare un uso indiscriminato della forza e di non rispondere mai
dei loro eccessi in sede giudiziaria. Il gruppo sottolinea che a fronte di 1369
civili palestinesi uccisi dall'inizio della Seconda intifada (settembre 2000),
di cui 529 bambini, solo 22 soldati siano stati incriminati per uso eccessivo
della forza. Il 27 novembre tre bambine e un adolescente di 16 anni sono stati
feriti da colpi sparati da soldati israeliani in un campo profughi palestinese
a Rafah.
I bimbi correvano sotto la pioggia vicino alla frontiera Il
28 novembre è scoppiata una rivolta delle detenute palestinesi nel carcere
israeliano di Hasharon. La sommossa è stata sedata con un bilancio di 10
detenute e due poliziotte ferite. Le detenute si battono per le condizioni
fatiscenti del carcere e per il prolungarsi dello stato di fermo senza
processo. Il 29 novembre il quotidiano israeliano Ha'aretz denuncia che circa
400 chilometri quadrati del territorio della Cisgiordania, cioè l'8 per cento
circa del territorio che secondo le risoluzioni delle Nazioni Unite spetterebbe
al futuro Stato palestinese, saranno inglobate da Israele con la costruzione
della barriera di sicurezza voluta dal governo di Sharon. Sarebbe un'annessione
territoriale ridotta rispetto a quella prevista all'inizio, ma lo Stato
israeliano ha dovuto tener conto della decisione della Corte suprema israeliana
che ha condannato l'invasività del tracciato del muro ritenuto eccessivamente
penalizzante per la popolazione palestinese. Ad oggi sono stati costruiti circa
200 chilometri di muro dei 600 previsti.
Il 30 novembre l'esercito israeliano ha diffuso il
risulatato dell'indagine condotta contro i militari che, settimana scorsa,
hanno costretto il palestinese Wissam Tayem a suonare il violino al check point
di Nablus. L'inchiesta ha assolto i militari da qualunque responsabilità,
concludendo che Wissam ha suonato di sua spontanea volontà.
Le vittime della Seconda Intifada fino ad oggi sono 4585,
tra le quali 3553 palestinesi e 961 israeliane.
Afghanistan – I
comandi militari statunitensi in Afghanistan hanno annunciato i preparativi per
una nuova offensiva generale contro le roccaforti della resistenza talebana.
L'operazione, battezzata “Lighting Freedom” (libertà illuminante), dovrebbe
scattare in coincidenza con l’insediamento ufficiale di Hamid Karzai alla
presidenza del paese, il 7 dicembre. L’obiettivo è quello di annientare le
roccaforti talebane sulle montagne del confine con il Pakistan in modo da
scongiurare una prevedibile offensiva primaverile della guerriglia in vista
delle elezioni parlamentari di aprile.
Guerriglia che intanto continua a colpire.
Il 27 novembre una pattuglia militare francese è stata
attaccata a Kabul, rispondendo al fuoco e uccidendo un guerrigliero talebano.
Lo stesso giorno 3 soldati e 3 civili Usa sono morti quando
l’aereo su cui viaggiavano è precipitato sullo montagne di Bamyan. Sarebbe
stato un incidente secondo i comandi Usa.
Il 28 ottobre un commando di trenta guerriglieri talebani ha
attaccato la sede di un’ong afgana a Delaram, provincia sud-occidentale di
Nimruz, uccidendo 3 afgani del personale.
Le vittime di questa settimana fanno salire a 1.083 il
numero dei morti dal 1° gennaio 2004 a causa del teoricamente concluso
conflitto afgano. La maggior parte dei morti sono guerriglieri della resistenza
talebana (507), seguono i militari e i poliziotti afgani (294), i civili (178),
gli operatori umanitari internazionali (47), i soldati statunitensi (48) e
quelli del contingente Isaf della Nato (5).
Waziristan (Pakistan)
– Il 26 novembre, il generale Safdar Hussain, comandante delle operazioni
militare pachistane nelle aree tribali, ha annunciato la fine delle operazioni
anti-terrorismo in Waziristan dopo nove mesi di guerra (costati la vita a 340
guerriglieri, 200 soldati e decine e decine di civili) e il ritiro di gran
parte delle 70 mila truppe dispiegate nell’area. Hussain ha dichiarato che nella
regione la pace è stata restaurata, pur ammettendo che non si è trovata traccia
degli obiettivi principali: bin Laden, al-Zawahiri e il mullah Omar. La fine
delle ostilità è seguita ad accordi tra il governo e i capi tribù locali, che
si sono impegnati a non sostenere più la guerriglia afgana e i terroristi
stranieri.
Questi intanto, fuggiti dal Waziristan, si sono sparsi per
le città pachistane, soprattutto a Quetta, dove il 1° dicembre la polizia ha ucciso
un ‘terrorista’ ceceno.
Il 25 un altro ‘terrorista’, afgano, era stato ucciso dalla
polizia a Lahore.
Cecenia (Russia)
– Continuano senza sosta gli scontri armati e i bombardamenti russi nelle due
principali gole delle montagne del sud, la gola del fiume Argun (distretti di
Shatoi e Itum-Kale) e la gola del fiume Vashtar (distetto di Vedeno).
Secondo i bollettini settimanali diffusi (con una settimana
di ritardo) dagli indipendentisti ceceni, tra il 20 e il 26 novembre 112
soldati russi sono stati uccisi in diversi combattimenti verificatisi nella
gola di Argun. Il 29 novembre otto soldati russi sono stati uccisi in un
agguato dei guerriglieri nel distretto di Shatoi.
Per quanto riguarda invece il fronte di Vedeno, il 27
novembre undici soldati russi e due guerriglieri ceceni sono morti in una
violenta battaglia. Il 28 novembre l’aviazione russa ha bombardato le foreste
circostanti, e il giorno dopo, 29 novembre, l’esercito russo ha sferrato
un’offensiva nella stessa zona, uccidendo 4 guerriglieri e perdendo 5 soldati.
Il 25 novembre le forze speciali russe hanno attaccato una
casa alla periferia di Nazran, nella vicina Inguscezia, uccidendo Akhmed
Sambiyev, conosciuto come ‘l’arabo bianco’, uno dei luogotenenti di Shamil
Basayev.
Kashmir (India) –
Agli scontri armati tra guerriglia separatista ed esercito indiano, si sono
aggiunte le violenze dei militari indiani contro le pacifiche manifestazioni di
civili kashmiri.
Il 27 novembre 4 miliziani sono stati uccisi in uno scontro
a fuoco avvenuto sulle sponde del turistico lago di Dal, alle porte di
Srinagar.
Il 28 novembre 7 poliziotti indiani sono stati uccisi da un
indipendentista kashmiro infiltratosi nel gruppo come agente.
Nello stesso giorno 2 collaborazionisti sono stati
assassinati nelle loro case dalla guerriglia nei distretti di Anantnag e Pulwama.
Il 29 novembre i fucilieri indiani hanno aperto il fuoco
contro una manifestazione di civili che protestavano contro le violenze della
polizia indiana nel villaggio di Dangerpora, distretto di Budgam: 2 morti e
decine di feriti.
Lo stesso giorno, durante un sit- in di protesta, un bimbo
di otto anni è stato investito e ucciso da un mezzo militare dell’esercito che
stava disperdendo la folla.
Il 30 novembre un’altra manifestazione, nel villaggio di Hakbara,
distretto di Baramulla, è stata dispersa a fucilate dai soldati indiani: un
morto e 40 feriti.
In quindici anni, la guerra tra i separatisti sostenuti dal
Pakistan e le forze di sicurezza indiane, ha causato (secondo le stime
ufficiali) almeno 66 mila morti, in maggioranza civili kashmiri. Fonti kashmire
stimano invece un numero di vittime compreso tra gli 80 e i 100 mila morti.
Repubblica
Democratica del Congo - Un numero imprecisato di soldati ruandesi ha
sconfinato nel territorio della Repubblica Democratica del Congo (Rdc) alla
ricerca dei guerriglieri
hutu
nascosti in territorio congolese da dopo il genocidio del 1994. La presenza di
soldati stranieri nella Rdc ha dato vita a nuove tensioni diplomatiche tra i
due Paesi, protagonisti di una guerra civile quinquennale per il controllo del
territorio e delle risorse. Il governo ruandese ha assicurato che la presenza
temporanea delle proprie truppe nella Rdc non disturberà né militari né civili
congolesi e servirà esclusivamente a dare la caccia ai guerriglieri.
Somalia – Trenta
persone sono rimaste uccise in scontri tra clan nella regione centrale di
Galgadud. I feriti sarebbero 70. Non sono ancora chiare le motivazioni che
hanno generato i combattimenti, anche se si teme che siano legati a qualche
risentimento per la nomina dei componenti del nuovo Gabinetto, avvenuta questa
settimana nella capitale del Kenya, Nairobi.
La recente nomina a presidente ad interim di Abdullahi Yussuf
Ahmed, dopo 13 anni di assenza di governo e anarchia, aveva fatto
sperare la comunità internazionale in una possibile rinascita della Somalia,
marcata da profonde divisioni di clan, comunità e signori della guerra dalla
caduta del dittatore Siad Barre nel 1991. Ma gli scontri di Galgadud, area
soggetta a simili crisi, e l’attentato allo stesso Yussuf di poche settimane
indicano che la strada per la ricostruzione è ancora molto lunga.
Colombia – Otto
civili, 2
guerriglieri e quattro paramilitari sono morti venerdì 26 dicembre in
tre scontri armati nel dipartimento nordoccidentale di Chocó, una delle regioni
più colpite dalla guerra in Colombia.
L’episodio
più grave è avvenuto a Bebedó,
dove 30 combattenti delle
Autodifese unite della Colombia (Auc) hanno ingaggiato una battaglia nel centro
abitato contro 120 guerriglieri
dell’Esercito di liberazione nazionale (Eln).
Sono rimasti uccisi 1
consigliere comunale e altri 4 abitanti, tra cui 1
bambina di sette anni. A La Virgen, uomini dell’Eln hanno teso un’imboscata a
un autobus del trasporto pubblico: 1 giornalista, 1
funzionario del comune di Istmina e l’autista sono stati sequestrati dai
guerriglieri.
Una persona è morta e altre 7 sono rimaste ferite lunedì 29 novembre, in un’esplosione
a Bogotà, nel quartiere sud. Nessun
gruppo ha rivendicato l’attentato.
Un poliziotto
è morto e 1 civile è
rimasto ferito, lunedì 29
novembre, durante un attacco armato delle Forze armate rivoluzionarie della
Colombia (Farc). I guerriglieri hanno sparato per quindici minuti contro gli
agenti di guardia alla stazione di polizia di Guachucal, a 600 chilometri a
sudest di Bogotà.
Haiti – Martedì 1 dicembre 2004 nel
distretto di Delmas sostenitori del deposto presidente Jean Bertrande Aristide
hanno manifestato incendiando autovetture e causando il ferimento di almeno 5
persone. Mercoledì 2 dicembre 2004 una piccola rivolta nel carcere della
capitale Port au Prince ha causato la morte di 7 detenuti e il ferimento di almeno
altri 2, i dati vengono forniti dal portavoce della polizia. Non meglio è
andata alle forze di sicurezza del carcere. Fra loro vi sono stati 4 feriti nel
corso di degli scontri. Durante la settimana sono stati almeno 5 i morti per
gli incidenti dovuti alla situazione politica. Protagonista degli scontri la
zona di Citè Militaire, notoriamente uno dei quartieri più a rischio della
capitale haitiana.
Nepal – Il 27
novembre i ribelli maoisti respingono l’ultimatum del governo che chiede di
iniziare i negoziati di pace entro due mesi. Il 2 dicembre due esplosioni
colpiscono la capitale Kathmandu. Gli attacchi non sono stati rivendicati, ma
il governo ha incolpato ancora una volta i guerriglieri.
Cina – Domenica 28 dicembre l’ennesima
esplosione in una miniera causa la morte di 166 minatori. Le vittime sono
tuttora disperse a diversi chilometri di profondità, ma il governo le ha
dichiarate ufficialmente morte. La tragedia è avvenuta nella provincia dello
Shaanxi ed è la più grave degli ultimi dieci anni. Incidenti di questo tipo
sono assai frequenti nella Repubblica Popolare: l’ultimo, infatti è avvenuto in
una miniera del sud del Paese, dove hanno perso la vita 10 minatori. In Cina ogni anno più di 7mila persone muoiono nelle
miniere di carbone.
Indonesia –Il 28 novembre l'Esercito
indonesiano ha dichiarato che negli ultimi scontri di giovedì e venerdì scorsi
contro i ribelli separatisti della provincia settentrionale dell'Aceh sono
stati uccisi 11
guerriglieri. Il 27 novembre, il presidente indonesiano Susilo Bambang
Yudhoyono si era recato in visita nella regione. Il conflitto tra il Movimento
per l'Aceh libero (Gam) e il governo dura dal 1976 e finora ha causato la morte
di 12mila persone.
Filippine – Sarebbero oltre 900 le
vittime delle inondazioni che colpiscono le Filippine da una settimana. Le
città più colpite sono sulla costa orientale dell’isola di Luzon (Real, Infanta
e General Nakar). Ci si prepara però all’arrivo di un altra perturbazione. Si
tratta del tifone Nanmadol, che potrebbe avere raffiche fino a 240km/h. e si
prevede che raggiungerà le coste orientali di Luzon tra il pomeriggio e la
notte del 2 dicembre.