Paolo Fattori, autore di "La federazione del Tropico", psicologo appassionato di Sud America, nasce nel 1963 a Milano. Impegnato da sempre nel sociale ha da poco terminato
una missione in Sri Lanka dove ha gestito un progetto psico-sociale per le popolazioni
colpite dallo tsunami. Collabora con diverse Ong e anche con cooperative che si
occupano di disagio giovanile. Dagli anni novanta, Paolo Fattori, ha iniziato
il suo ‘viaggio’. Ha conosciuto diverse realtà dell’America Latina, dell’Asia
e dell’India. A lui abbiamo chiesto di analizzare la situazione della Bolivia
attuale mettendo in evidenza le differenze fra i governi passati e quello di Evo
Morales
E’ cambiato qualcosa in Evo Morales da quando l’ha conosciuto?
Innanzitutto è cambiata la sua situazione oggettiva. Quando ho avuto modo di
conoscerlo io, alcuni anni fa, era un personaggio politico in costante confronto
e anche in costante conflitto con il potere centrale boliviano. Era ancora una
figura politica marginale, anche perché si occupava del sindacato. Era un uomo
che difendeva diritti di nicchia di una particolare fascia della popolazione:
i cocaleros. Per questo era anche malvisto dal potere centrale istituzionale.
Evo Morales è un uomo di lotta è un difensore dei diritti dei più deboli. Già
al tempo in cui l’ho conosciuto io, era considerato un uomo di grande carisma,
un leader.
Pensa che esista ancora la possibilità che la politica di Morales dia così tanto
fastidio da pensare di eliminarlo?
Credo che la situazione attuale in Bolivia, ma anche nel resto dell’America Latina,
sia molto diversa rispetto a 20 o 30 anni fa. Trent’anni fa un personaggio come
Morales avrebbe fatto certamente una brutta fine. La preponderanza dei poteri
istituzionali, o delle varie aggregazioni di potere legate all’esercito o ai ceti
ricchi e dominanti, avrebbero fatto di tutto per sbarazzarsi di un soggetto come
Morales. Adesso la situazione complessiva è diversa. Il periodo storico che stiamo
vivendo è diverso. Questo fattore è importante soprattutto paragonato al contesto
geopolitico in cui versa l’America Latina. Ricordiamo che negli ultimi 20 o 30
anni l’area in questione era in fermento e si verificavano spessissimo golpe militari,
adesso non è più così.
La condizione politica attuale in America Latina potrebbe avere un'influenza
positiva per la Bolivia?
Potrebbe essere un fattore stabilizzante. I governi attuali in Sudamerica, da
molti definiti populisti, potrebbero impedire colpi di mano da parte possibili
golpisti. Comunque ritengo che per far arrivare Morales a occuparequella posizione,
ci debbano essere stati anche degli accordi, ad esempio con gli uomini dell’esercito.
Al di là di tutto, Morales, ha conquistato la fiducia della popolazione, non solo
di quella maggiormente indigente. E’ riuscito anche a farsi apprezzare dalla società
civile e dai ceti sociali medi.
Come si fa ancora oggi a confondere un contadino cocalero con un narcotrafficante?
Purtroppo questo fa parte della propaganda, talvolta dell’ipocrisia, molto spesso
della menzogna. Punti di convivenza ci possono essere tra il contadino e il trafficante,
questo non si può negare. Ci sono stati in passato, ci potranno essere in futuro.
Anche perché i cocaleros vivono da sempre in una condizione di totale debolezza
economica e il alcuni casi sono diventati succubi di un sistema al quale non possono
effettivamente ribellarsi. Quando invece il loro lavoro viene rivendicato dalle
lotte sindacali per il diritto alla sopravvivenza di una popolazione che da 3000
anni coltiva coca per il proprio uso tradizionale, ecco, in questo caso mi sento
di dire che non esistono analogie fra cocaleros e narcos. I contadini fra l’altro
non hanno il potere di gestire un traffico così ampio. Chi gestisce il tutto lo
fa perché è in grado di farlo. Perché ha a disposizione una forte organizzazione.
Secondo lei, che conosce la Bolivia, quale futuro potrà avere questa nazione?
La partita che Morales sta giocando adesso è molto importante. Deve innanzitutto
mantenere le promesse fatte alla popolazione durante la campagna elettorale. Tanto
più se queste promesse riguardano le risorse del Paese. Se riesce a ridiscutere
i contratti per l’utilizzo delle risorse boliviane e i guadagni riesce a convogliarli
verso i bisogni dei boliviani sarebbe già un grande passo avanti per tutti i cittadini.