Un collega in vacanza negli Stati Uniti mi ha raccontato di aver
soccorso un passante stramazzato al suolo lungo la Fifth Avenue: entro
pochissimi minuti sono arrivate quattro autoambulanze ma, appreso che
il passante non aveva un’assicurazione sanitaria, hanno lasciato a
terra lui e lo sconcertato soccorritore. L’ambulanza del servizio
pubblico è arrivata solo dopo un’altra mezz’ora.
Un secondo medico italiano si trova in vacanza negli Stati Uniti con la
moglie, che viene colta da una leggera forma di cistite. La farmacia a
cui si rivolgono rifiuta di consegnare un disinfettante per il
quale occorre la ricetta medica. Occorre quindi recarsi al
pronto soccorso, dove viene stilata la ricetta per un banale
disinfettante solo dopo che la donna è stata visitata da un urologo e
da un ginecologo e dopo un prelievo delle urine mediante
cateterismo, a fronte di una parcella esorbitante.
Anche chi ha un lavoro ben remunerato, negli Stati Uniti, può non
permettersi interventi chirurgici importanti (come quelli al cuore),
gratuiti in Italia. I cittadini italiani non sono abbastanza informati
su quello che accade nei Paesi in cui manca un sistema sanitario
nazionale esteso a tutta la popolazione.
Pochi sanno, per esempio, che
interventi di routine come l’applicazione di un pacemaker o di uno
stent coronarico possono avere un costo complessivo di varie decine di
migliaia di euro, e che la cura di una neoplasia, pur salvando la vita a
una persona, possa costarne ai cittadini centinaia di migliaia. Tali
spese però in Italia non gravano sui diretti
interessati (i malati), ma vengono sostenute dall’intera comunità.
Il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ha dunque dovuto operare alcune
scelte, accollandosi gli oneri più gravosi e lasciando a carico dei
cittadini le piccole patologie. Di tutto ciò il paziente non
ha il minimo sentore e anzi molti italiani percepiscono solo i lati
negativi che derivano dalla loro esperienza diretta (come il pagamento
del ticket, le liste di attesa, la scomodità degli orari degli
ambulatori).
E’ assolutamente necessario che gli aspetti positivi vengano messi in
risalto, in modo che tutti si rendano conto che il Ssn va fortemente a
favore del cittadino. Capita, invece, per assurdo, che una persona cui
vengono erogati gratuitamente un’operazione per un tumore, molti cicli
di chemioterapia e di radioterapia, analisi di controllo e accertamenti
periodici, abbia una percezione negativa del Ssn perché deve magari
pagare pochi euro per una pomata dermatologica.
Consentire tale percezione negativa gioca a favore di chi auspica il
progressivo smantellamento del servizio pubblico che, malgrado una
serie di difetti, fornisce prestazioni che pochi altri al mondo
concedono. La strada da percorrere è semmai quella della lotta agli
sprechi e della responsabilizzazione degli utenti, disinnescando i
meccanismi che favoriscono l’uso improprio delle risorse.
La sanità si
avvia verso una strutturazione simile a quella delle assicurazioni di
“copertura dei grandi rischi”. Ciò obbliga a trascurare la copertura
delle piccole patologie, ma molti di quelli che ora si lamentano per
piccoli disagi sarebbero, in altre nazioni, già morti.
Daniele Zamperini
Medicina legale, Roma