stampa
invia
I fatti. Il governo cileno ha fatto sapere che riconoscerà la Corte Penale Internazionale,
l’organismo in grado di giudicare i crimini di guerra, facendo crescere la preoccupazione
dell’amministrazione statunitense. Per voce del ministro degli Esteri, Alejandro
Foxley, il governo di Santiago ha affermato che è assurdo pensare che gli Usa
(applicando l'Aspa, l'American Servicemenbers Protection Act), decidano di sanzionare
il Cile, da sempre considerato loro fedele amico.
Commenti. “E il tipico atteggiamento degli Stati Uniti” dice il giornalista Gennaro Carotenuto.
“Potrà piacere oppure no, ma questo è un tipico atteggiamento di chi vuole costruire
un impero. Gli Usa hanno sempre avuto bisogno di un quadro legale dietro il quale
trincerarsi. Che è lo stesso quadro legale che ha protetto gli assassini del Cermis.
Gli Usa – continua Carotenuto - non ammettono che, a torto o a ragione, i loro
cittadini vengano giudicati da un tribunale internazionale. E questo purtroppo
è un atteggiamento imperialista".
Sanzioni e dubbi. Le ritorsioni nei confronti dei paesi che hanno già ratificato il Cpi sono contemplate
nell’Aspa (American Servicemenbers Protection Act), che fra le altre cose garantisce
l’immunità alle truppe Usa e conferisce al presidente statunitense di usare tutte
le misure per liberare i cittadini nordamericani arrestati per ordine del Cpi.
In più, l’Aspa, elimina tutti gli aiuti militari alle nazioni che approvano il
Cpi, fatto già successo per 11 stati latinoamericani. Lo spauracchio di restare
senza sostegno militare aveva trovato nei mesi scorsi una dura opposizione alla
ratifica del Cpi, da parte d’esponenti dell’esercito cileno. Rodolfo Codina Diaz,
capo della marina, aveva espresso i propri dubbi in merito all’argomento e aveva
fatto notare l’importanza dell’aiuto statunitense all’armata cilena. Anche dall’aeronautica
militare, dotata di una flotta di F16, erano state manifeste preoccupazioni per
l’eventuale possibilità che gli Usa, una volta riconosciuta la Corte, bloccassero
la vendita di pezzi di ricambio, come avvenuto per il Venezuela. Il primo passo
importante, e coraggioso, in politica estera del giovane governo di Michelle Bachelet
sembra essere stato fatto. Alessandro Grandi