19/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Svolta nelle trattative tra governo e ribelli, la pace è vicina
Il massimo risultato con il minimo sforzo. Ieri, al primo, vero incontro tra ribelli delle Forces Nationales de Liberation e governo burundese, le parti hanno siglato un accordo di massima per proseguire le trattative e arrivare a un cessate il fuoco permanente in quindici giorni. La fine della guerra non è mai stata così vicina.
 
Il leader delle Fnl, Agathon Rwasa, e il ministro dell'Interno burundese Erneste Ndayishimye firmano l'accordo di Dar es SalaamIl lungo tunnel. E’ passato meno di un anno da quando il nuovo presidente burundese Pierre Nkurunziza promise di farla finita con la guerra. Da allora, il piccolo Paese dei Grandi Laghi ha fatto passi da giganti verso la pace, grazie anche alla maturità che hanno mostrato le parti. Gli abitanti del distretto di Bujumbura Rural, feudo delle Fnl, che da anni continuano a vivere sulla propria pelle gli attacchi dei ribelli e le controffensive dell’esercito, possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Le prossime due settimane potrebbero essere le ultime di un calvario cominciato 13 anni fa, con l’uccisione del presidente Melchior Ndadaye da parte dei vertici militari Tutsi e lo scoppio della guerra civile. Un calvario che ha portato alla morte di più di 300 mila persone e a una spaccatura interna alla società difficilmente sanabile. Stavolta, però, le parti sembrano seriamente intenzionate a farla finita con la guerra.
 
Soldato burundeseNodi da sciogliere. Per i due principali mediatori, il presidente sudafricano Thabo Mbeki e il suo omologo tanzaniano Jakaya Kikwete, il risultato di domenica è più che lusinghiero. Pochi si sarebbero aspettati la firma di un accordo durante il primo, vero incontro tra ribelli e governo burundese, a meno di un mese dai primi abboccamenti tra le parti. Nonostante le divergenze sullo spinoso problema della composizione dell’esercito, ha prevalso il buon senso. Ma ci sono ancora nodi da sciogliere a livello pratico prima di poter cantare vittoria: le Fnl insistono sul completo scioglimento dell’esercito, responsabile a detta loro della politica di segregazione razziale nei confronti della maggioranza Hutu che portò allo scoppio della guerra civile. Una proposta inaccettabile per il presidente (ed ex-leader ribelle delle Forces Democratiques de Defence, uno dei principali gruppi armati burundesi) Pierre Nkurunziza, che è disposto a integrare le Forze Armate con circa 3 mila uomini provenienti dalle Fnl.
 
Profughi burundesi di ritorno dalla TanzaniaL’ultimo passo. La soluzione del problema è stata saggiamente demandata ai prossimi incontri, ma a Dar es Salaam le parti si sono accordate su molti altri punti: dall’immunità concessa ai membri delle Fnl non appena verrà firmata la tregua, al rilascio dei prigionieri politici e di guerra, fino al ritorno dei profughi dai Paesi vicini. Anche se la cautela è d’obbligo, i passi avanti fatti registrare negli ultimi mesi non lasciano spazio a dubbi: i tempi sono maturi per porre fine alla guerra. I ribelli hanno riconosciuto pubblicamente l’inutilità di proseguire la lotta armata, ora che, dopo la firma degli accordi di pace nel 2000 e la deposizione delle armi da parte degli altri sei gruppi ribelli, le istituzioni sono in mano agli Hutu. Per il Burundi, la fine del tunnel potrebbe veramente essere a un passo. 

Matteo Fagotto

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