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L’uccisione di
Sadulayev non cambierà nulla. E proprio nei pressi di Argun, cittadina 30
chilometri a ovest di Grozny, il “presidente Sadulayev” – com’era chiamato dai
ceceni – è stato rintracciato, sembra grazie a una soffiata di un suo
collaboratore che lo ha “venduto” al nemico. Il primo ministro ceceno
filo-russo, Ramzan Kadyrov, ha dichiarato che l’uccisione di Sadulayev
significa la “decapitazione virtuale” dei boeviki,
come vengono chiamati i ribelli ceceni. Ma lo stesso presidente ceceno
filo-russo, Alu Alkhanov, ha invece commentato la notizia affermando che “Sadulayev
non contava nulla tra i ribelli” e che quindi “la sua morte non avrà nessun
impatto sulla situazione in Cecenia”.
Era un fantoccio di
Basayev e Umarov. Probabilmente Alkhanov ha ragione. Mentre il predecessore
di Sadulayev, il moderato e diplomatico Maskhadov, era considerato da tutti i
ceceni un simbolo della loro nazione e della loro resistenza contro l’invasione
russa – in quanto presidente legittimamente eletto nel 1997 (nel breve periodo
d’indipendenza della Cecenia compreso tra le due guerre) e deposto dai russi al
momento dell’invasione del 1999 –, il giovane e radicale mullah che gli è
succeduto non ha mai rappresentato nulla per i ceceni. Non solo perché si trattava
di un personaggio quasi sconosciuto fino all’anno scorso, ma perché tutti in
Cecenia hanno sempre saputo che si trattava di un fantoccio messo lì dai veri
nuovi capi della guerriglia cecena: i due fanatici integralisti islamici Shamil
Basayev e Doku Umarov.
Doku Umarov sarà il nuovo
capo della guerriglia. A conferma di ciò, un particolare che desta sospetti
su chi sia stato a “vendere” Sadulayev ai russi e ai loro alleati. Proprio
pochi giorni fa, curiosa coincidenza, Sadulayev aveva designato Doku Umarov, “vice
presidente”, come suo successore.
Enrico Piovesana