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Il leader dei maoisti Prachanda, nascosto da venticinque anni nella foresta (secondo
alcuni addirittura in India), ha incontrato ieri il primo ministro G P Koirala
per negoziare il futuro di un Paese afflitto da dieci anni di guerra e decenni
di regimi monarchici. Al termine dell'incontro la storica svolta, annunciata in
tarda serata dallo stesso leader dei ribelli: l'attuale Parlamento verrà sciolto,
e in quello ad interim, che verrà eletto il mese prossimo, entreranno anche i
maoisti. Prachanda ha anche promesso che le elezioni per la nuova assemblea costituente
si dovranno tenere al più tardi nel marzo 2007. Da settimane nella capitale si
respira un clima di grande ottimismo. Dopo l'autogolpe del re Gyanendra che nel
2005 ha preso il potere assoluto e soppresso ogni libertà fondamentale, la gente
è tornata ad affollare i mercati ambulanti e a pregare intorno ai luoghi di culto
indù, mentre i giovani possono finalmente passeggiare per New Road, la via dello
shopping pomeridiano, o riunirsi dopo la scuola in Durbar Square, la suggestiva
piazza dei templi rosso mattone.
"Adoro John Lennon". Nel principale centro commerciale una ragazza si dice entusiasta delle trattative
intraprese dal nuovo governo e dai ribelli. Ha solo diciotto anni, ma le idee
chiare sul destino che desidera per il suo Paese: "Adoro John Lennon e condivido
i valori che esprime nelle sue canzoni. Le nuove generazioni oggi vogliono solo
la pace". A un altro giovane, che sta ultimando il college, chiediamo se ha partecipato
alle marce per la democrazia, ma la domanda gli sembra scontata: "Certo che ho
manifestato per tutti i diciannove giorni della rivolta d'aprile. Perché non avrei
dovuto? Era mio dovere scendere in strada per la democrazia". La rivolta, seppur
pacifica, è stata repressa dalla polizia con cariche e spari sulla folla che hanno
causato almeno 21 vittime. Tra i manifestanti c'erano - oltre agli studenti -
intellettuali, attivisti per i diritti umani, avvocati, medici, ma anche molte
persone comuni stanche dello strapotere del re e spesso anche della guerriglia
maoista che semina paura nelle zone rurali.
Gli studenti vogliono la Repubblica. Per anni il Nepal ha subito gli abusi sia dello Stato sia dei ribelli, ma oggi
si spera in un cambiamento radicale. "La strada però è ancora lunga", ci dice
il Dottor Bharat Pradan, attivista di spicco e presidente dell'organizzazione
umanitaria Phect. "Io personalmente spero che venga instaurata una repubblica,
ma è difficile fare previsioni". Come il medico la pensano anche gran parte degli
studenti della principale università del Paese, il campus di Kirtipur a venticinque
minuti di auto dal centro di Kathmandu. Moltissimi auspicano il rovesciamento
della monarchia, ma bisogna prima aspettare le elezioni della nuova assemblea
costituente in data ancora da definire.
Liberati molti guerriglieri maoisti. L'attuale re, infatti, esautorato di tutti i poteri in seguito alla rivolta,
non ha mai goduto del sostegno popolare. In molti lo accusano di essere stato
il mandante del massacro della precedente famiglia reale capeggiata da suo fratello
Birendra. La versione ufficiale, invece, dice che a uccidere i reali è stato lo
stesso figlio di Birendra sotto effetto di droghe, ma nessuno può provarlo: il
principe si sarebbe suicidato subito dopo la strage. I ribelli, che controllano
probabilmente tutte le zone rurali fuori dalla valle di Kathamandu e che hanno
sempre voluto instaurare una repubblica comunista, potrebbero adesso chiedere
un posto di primo piano nel nuovo assetto politico. L'esecutivo, intanto, ha già
liberato molti guerriglieri dalle prigioni e rinunciato a etichettarli come terroristi,
mentre Prachanda ha offerto di smantellare l'amministrazione maoista nelle areee
controllate dai ribelli.