Guatemala, 135 donne ammazzate in cinque mesi. Ma le forze di polizia non indagano
di Mario Polanco
Tra gennaio e maggio di quest’anno sono state sequestrate circa 150 donne: 135
sono state torturate,
minacciate, violentate e poi ammazzate. Le poche sopravvissute preferiscono
tacere, non denunciare l’accaduto per timore di rappresaglie. E’ la tragica
realtà del Guatemala, dove le autorità preferiscono far finta che tutto ciò non
avvenga.
Anche Messico ed El Salvador. E a comportarsi come se niente fosse non sono
soltanto le forze dell’ordine guatemalteche: le autorità di molti altri paesi,
come Messico ed El Salvador, fanno lo stesso, nonostante nel loro territorio si
commettano gravi crimini, rivolti in particolar modo contro la popolazione più
povera. E questo scenario si fa più grave quando si tratta di donne. E’ usuale
che questi casi siano addirittura lasciati irrisolti a priori, come se si
trattasse di esseri inesistenti. Gli assassinii delle donne vengono
semplicemente occultati, non si denunciano e quando si apre qualche caso viene,
poi, insabbiato la maggior parte delle volte.
Guatemala. Le 135 donne uccise in soli cinque mesi si vanno
ad aggiungere alle 2.600 ammazzate dal 2001. Eppure, esaminando gli archivi dei
tribunali, la lista dei detenuti è vuota: non una sola persona è stata detenuta
o almeno indagata per questi crimini.
Le autorità, per la maggioranza composte da uomini, vedono queste morti con
indifferenza e hanno cominciato a far qualcosa solo nel momento in cui le
pressioni internazionali sono aumentate. A partire dalle campagne in altri
paesi e di fronte a organizzazioni come l’Organizzazione degli Stati
Americani (OSA) e l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), hanno cominciato
a darsi da fare, a incarcerare qualche responsabile, a fare statistiche sugli
arresti, basandosi per lo più su dati gonfiati.
Le diverse informazioni che le autorità guatemalteche danno alla comunità
internazionale sono solo sulla carta. Dicono che esistono leggi o politiche di
protezione della donna contro gli abusi o che si sta investendo a favore delle
bambine, ma nonostante le leggi siano molto promettenti, il problema non è la
loro carenza, ma il loro rispetto.
Echi lontani. La preoccupazione per la strage di donne ha
investito diversi paesi. Alcuni membri del congresso degli Stati Uniti hanno
inviato lettere a parlamentari e ministri del governo del Guatemala. Jan
Schakowky, parlamentare democratica dell’Illinois, ha lanciato al Congresso una
campagna per esigere dalle autorità guatemalteche di indagare e punire con la
detenzione l’uccisione delle donne.
Il problema è assai complesso. E’ necessario cambiare l’intera realtà delle
donne guatemalteche, non solo evitare che si verifichino ancora omicidi. Il
Guatemala ha bisogno di campagne di sensibilizzazione che parlino alla donna
nubile o vedova, indigena o latina, cattolica o evangelica, giovane o anziana,
e le racconti i suoi diritti e a quali istituzioni rivolgersi per
salvaguardarli.
In questo paese, la violenza domestica è all’ordine del giorno. Nonostante
le poche denuncie e le poche indagini, si sa di abusi e violenze dei mariti
sulle mogli, che subiscono in silenzio poiché dipendono economicamente dai loro
uomini.
Il Guatemala è una società altamente maschilista, pertanto è estremamente
necessario che si facciano valere i diritti delle donne.
La comunità internazionale deve supervisionare la
situazione delle donne del Guatemala e di altri paesi giocando il ruolo di
vigile: solo globalizzando le lotte a favore della giustizia si otterrà un
avanzamento nel rispetto di tutte le cittadine del mondo.