Una caricatura del leader di Hizbollah Nasrallah scatena le proteste degli sciiti
Scritto per noi da
Erminia Calabrese
Primo giugno. Ore 20.30. Il leader
di Hizbollah, Hassan Nasrallah, appare in televisione con un turbante nero e grandi occhiali, una lunga
barba e un’ampia jallabia (il vestito tradizionale arabo ) gialla e arancione. Nasrallah, conosciuto
come il sayyed, beve una spremuta di arancia e parla di sesso. Evoca il consumo
di alcool e il gioco delle carte, due attività proibite a qualsiasi musulmano.
È una caricatura delicata, visti i tempi che corrono in Libano, quella messa in
scena dal programma Basmat Watan sulla Tv libanese Lbc, una rete vicina all’estrema
destra delle Forze Libanesi, e al loro leader Samir Geagea,.
Satira. Il programma Basmat Watan è un programma di satira
politica, il cui titolo può essere tradotto in due modi: il sorriso di un paese
oppure quando un paese è morto (basmat watani o bas mat watan). I colori della
sua jallabia non sono casuali: il giallo è il colore della bandiera di partito,
mentre l’arancio sottolinea la sua alleanza con il generale cristiano maronita
Aoun, il cui colore è appunto l’arancione. Un’alleanza sgradita a molti
cristiani libanesi. Questa caricatura del sayyed non piace ai suoi sostenitori,
a quelli che fan parte della muqawama, della resistenza, e così la banlieu
libanese scende in strada manifestando la rabbia.
Gli scontri. Ore 21. Mezz’ora dopo il programma a Beirut, Saida e Tiro,
lo scenario è unico: manifestanti in strada, pneumatici che bruciano, strade
bloccate, slogan e grida contro Geagea (al Hakim, per i suoi fedeli) e le forze
libanesi. A Beirut Sud la strada dell’aeroporto Tariq al matar è bloccata, una
folla di sciiti e sostenitori del sayyed scendono in strada arrivando fino a
Tayyoun. La folla grida slogan contro Geagea, che ancora oggi nella convinzione
popolare è considerato il proprietario della Lbc. In realtà il 49% delle azioni
della rete sono state acquistate dal principe saudita Walad bin Talal e il
resto da due libanesi Frangie e Issam Fares, anche se la redazione resta
comunque in mano a esponenti delle forze libanesi. Anche a Beirut Nord, ad Adma
davanti alla sede della Lbc, i manifestanti bruciano auto, gridano di annullare
la trasmissione e chiedono a Charbel Khalil, direttore del programma, di
scusarsi. Hassan 19 anni: “Charbel Khalil deve scusarsi. Qui non c’entra la
libertà d’espressione. È una mancanza di rispetto” Ramzi, 23 anni: “Non siamo
contro la libertà di espressione ma Nasrallah oltre che un leader politico è
anche uno sheikh per noi, è un capo religioso e non si può rendere ridicolo chi
per noi è un simbolo religioso”.
Fitna, la discordia. Ad Asharafiyye e nella strada Monot, il centro della vita
notturna beirutina, gli slogan più duri sono contro Sami Gemayel, figlio
dell’ex presidente, Amin Gemayel, e leader del movimento Loubnanouna, che si
oppone a Hizbollah. Questi cerca invano di organizzare una contro
manifestazione, ma viene fermato sia dalla sicurezza che dai manifestanti,
finendo in ospedale. A Tiro, la banlieu du sud a forte maggioranza sciita, i
giovani cercano di reclutare anche i palestinesi dei campi profughi. Ma l’esercito
blocca le strade in modo che questi non possano raggiungere la capitale. La
televisione Al Manar, emittente ufficiale di Hizbollah, invita tutti a
ritornare a casa e nello stesso tempo, vari politici Hizbollah scendono in
strada cercando di calmare i manifestanti. Ecco come, ancora una volta, una
manifestazione in Libano prende una piega confessionale. Maher, 24 anni: “Tutto
questo aumenta la fitna (discordia) tra noi e i cristiani. Loro hanno insultato
il simbolo della resistenza libanese”.
Il Libano resta una nave senza capitano, che viene
agitata secondo il capriccio delle
onde. Una nave che avanza sola senza un piano di traversata né una destinazione
fissa, ma che prega affinché la grossa tempesta non riappaia.