17/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Concordata una tregua a Bassora, per guardare le partite del mondiale di calcio
Può il calcio riuscire dove il governo ha fallito?  È la domanda con cui il quotidiano iracheno Al Mada ha commentato la notizia di un accordo di pace a Bassora, una delle città più segnate dalle violenze in questi ultimi mesi del conflitto.
 
Dichiarazione di pace. La domanda è retorica, non sarà certo il mondiale di Germania a salvare la vita degli iracheni. Eppure in una situazione in cui nulla di quello che le autorità hanno fatto per riprendere il controllo del territorio sembra avere avuto effetto, non c’è nulla che sia davvero inutile tentare. Così da un'idea forse un po’ bizzarra, si è passati alle vie di fatto. Il governatore di Bassora, Mohamed al Wa’ili, ha riunito il consiglio cittadino per concordare una tregua mondiale. Al Wa’ili ha organizzato una riunione nel centro congressi di Bassora, a cui sono stati invitati i politici dell’opposizione, i leader tribali e i religiosi della zona, per concordare una dichiarazione di intenti che ha preso il nome di Basra Peace Declaration. Il documento è poco più che un appello alla sospensione delle violenze. Una chiamata all’amicizia e alla pace, allo scopo di creare “un’atmosfera appropriata ” per gli abitanti di Bassora che intendono vedere le partite del mondiale tedesco senza paura. Il calcio è molto seguito in Iraq, specialmente tra i giovani, e la voglia di evasione e normalità sta prendendo il sopravvento anche sugli orrori della vita quotidiana. Poco importa se la nazionale irachena non partecipa nemmeno: gli ex calciatori di Saddam sono stati fermati nel corso delle qualificazioni, battuti da Arabia Saudita e Bahrain. Al termine del giro delle firme sul documento, l’ottimismo era tale che è stata organizzata una festa in cui, magie del merchandising calcistico globalizzato, sono stati distribuiti gadget del calciatore del Manchester United David Beckham.
 
La nazionale di calcio irachenaSotto controllo? Giusto una decina di giorni fa al Maliki si era recato a Bassora, per imporre lo stato di emergenza nella speranza di riportare l'ordine. Ma già l’indomani un'autobomba aveva ucciso ventotto persone e undici altre erano state massacrate in una moschea sunnita. Domenica 11 il vice governatore della città, Nusayef Jassim al Ibadi, aveva rassicurato i media dicendo: ”E' tornata la calma, in seguito all'applicazione del piano per la sicurezza la situazione è sotto controllo”. Ma mercoledì una folla di qualche centinaio di persone inferocite è scesa per le strade di Bassora e ha attaccato la sede del consolato iraniano. Il motivo? Gli insulti nei confronti di un religioso sciita iracheno, andati in onda su una televisione satellitare iraniana. Forse quelle persone avrebbero fatto meglio a guardare una partita in tv.
 

Naoki Tomasini

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