16/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le conquiste delle Corti islamiche sconvolgono gli equilibri somali
scritto per noi da
    Emilio Manfredi 
 
  
Miliziani delle Corti islamiche
 “La situazione a Jowhar ora è calma, ma la gente è spaventata dai combattimenti di ieri e rimane in casa”, racconta Mohamed Ibrahim Mualimu, giornalista di HornAfrik che si trova sul posto.
Dopo la caduta di Mogadiscio, la settimana scorsa, da due giorni anche Jowhar è nelle mani delle Corti islamiche, che avanzano veloci e rabbiose. Jowhar è una località strategicamente vitale, 90 chilometri a nord della capitale somala, dove tra l’altro si erano rifugiati molti dei signori della guerra in fuga da Mogadiscio. Le milizie islamiche fedeli all’Unione delle Corti islamiche hanno attaccato in forze la città da due fronti, entrando da nord e da sud. Due ore di combattimenti, come raccontano molti residenti, hanno permesso agli islamisti di vincere la resistenza dei miliziani legati al principale signore della guerra locale, Mohamed Dhere. Ora i signori della guerra, facenti parte dell’Alleanza contro il terrorismo supportata dalla Cia, sono in fuga verso nord, e nella notte hanno raggiunto la città di El Bur, nel distretto di Galgudud, nella Somalia centrale.
 
Resterà da vedere se ci sarà la capacità politico-militare, da parte dei signori della guerra, di tentare una controffensiva. Intanto, il capo delle Corti islamiche, Sharif Sheikh Ahmed, ha annunciato che a Jowhar entrerà in vigore un coprifuoco notturno. Ahmed ha peraltro invitato gli anziani dei clan della città a riunirsi per formare una nuova amministrazione locale che collabori con le Corti islamiche, incaricate di gestire giustizia e sicurezza. “Da subito la milizia islamica ha iniziato a pattugliare la città, mentre in città la popolazione vive un misto di attesa e di paura”, ha raccontato a Peacereporter una fonte locale, a cui è stato garantito l’anonimato. “Molta gente abbandona la città, soprattutto donne e bambini, mentre altri non si sono ancora azzardati a uscire di casa. Tutti temono un contrattacco dei miliziani di Dhere, nonostante gli islamici abbiano assicurato di avere il pieno controllo della città”, ha dichiarato la fonte.

Sharif Sheikh Ahmed, leader delle Corti Sinora, le Corti islamiche stanno dimostrando di avere forza sufficiente per prendere il controllo di parti importanti del Paese, e di godere del sostegno della popolazione, tanto da indurre il ministro degli Esteri keniota, Raphael Tuju, a definire la vittoria islamista “frutto di una sollevazione popolare”. La situazione in Somalia rimane però molto delicata. Coinvolge gli attori locali: gli islamisti in primis, in quanto attuali vincitori militari, poi i signori della guerra, ora in fuga, ma di certo desiderosi di riprendere il controllo dei propri territori e soprattutto dei propri affari. Mentre il governo di transizione, che controlla una piccolissima parte del territorio dal suo eremo di Baidoa, cittadina periferica a 250 chilometri da Mogadiscio, pare in balia degli eventi. Ieri il Parlamento ha approvato il dispiegamento di una forza di peacekeepers africani, provenienti dai Paesi limitrofi. Ma le Corti hanno rifiutato l’idea, sostenendo di poter garantire autonomamente la sicurezza del Paese.
 
La partita ora si sposta sul piano della diplomazia internazionale. Gli Usa, dopo aver armato e sostenuto i signori della guerra, si trovano spiazzati. Intanto continuano gli incontri internazionali sulla Somalia. Ad Addis Abeba, ieri, si è riunita l’Unione Africana, mentre a New York la vice-segretaria di Stato americana per gli Affari africani, Jenday Frazer, presiede un “gruppo di contatto” per discutere il da farsi a cui partecipano diplomatici dell’Unione Europea, Gran Bretagna, Svezia, Norvegia, Italia, Tanzania e Nazioni Unite. Il futuro della Somalia si gioca sempre su tavoli lontani dalla sabbia e dalle rovine dell’ex-colonia italiana. Mentre la gente locale, spaventata e stanca da 15 anni di guerra, spera solo di smettere di morire di stenti. 
Categoria: Guerra, Armi
Luogo: Somalia