16/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Migliaia di professori in sciopero sono stati attaccati dalla polizia. Feriti, forse morti
Scontri di Oaxaca“Pensavo di morire. E’ stato un fuggi fuggi generale. E la polizia che ci picchiava, gridando. I lacrimogeni hanno fatto il resto”. Senza contenere il pianto, la professoressa Minerva de los Angeles Jiménez ha raccontato come la polizia in tenuta antisommossa abbia tentato di far sgomberare le migliaia di maestri accampati da ormai 23 giorni nelle zone principali di Oaxaca, cittadina nel sud del Messico. Stropicciandosi in continuazione gli occhi infiammati per l’effetto dei gas lanciati dall’elicottero della polizia, la donna, assediata dai giornalisti, ha raccontato l’incursione degli agenti, in piena notte, gli insegnanti che scappavano, cadendo, ammucchiandosi l’uno sull’altro: “E’ stato terribile, una disperazione indescrivibile”. Con voce rotta, impreca contro il governatore Ulises Ruiz: “E’ un assassino, ha ordinato di colpire i miei colleghi e ha assassinato due maestri e un bambino”.
 
Bambini dimostrano durante la manifestazione di OaxacaI fatti. Il bilancio degli scontri fra manifestanti e polizia è incerto. Fonti sindacali parlano di alcuni morti, sembra 2 professori per colpi di pistola e un bambino per asfissia. Ma il governatore di Oaxaca, Ulises Ruiz, che insiste nel difendere la necessità dell’incursione poliziesca al fine di riportare lo stato di diritto, nega che ci siano vittime. “E’ un bugiardo”, ribatte il dirigente sindacale locale, Enrique Reuda. Ancora, comunque, le vittime non sono state identificate, mentre risulterebbero una quarantina di detenuti e sei persone scomparse. Alcuni agenti sono stati tenuti in ostaggio in una scuola dagli scioperanti, che pretendevano di sapere il destino dei loro colleghi spariti.
Ingenti i danni. Oltre alle vetrine rotte dei negozi, tanto da costringere l’intero centro della città a fermare le proprie attività per un’intera giornata, è stata volutamente distrutta una stazione radio che trasmetteva la cronaca diretta della mobilitazione degli insegnanti. Ogni minuto ha seguito lo sciopero, raccontandone motivazioni e sviluppi. Ma i professori, supportati dagli studenti universitari, non si sono dati per vinti e per alcune ore sono riusciti a occupare Radio Universidad, un’emittente dell’istituto indipendente Benito Juarez, che ha quindi preso il testimone e proseguito nella diretta degli scontri. In questi 23 giorni, sono rimaste chiuse 13mila scuole e a casa 300mila studenti.
 
Scontri a OaxacaL'accordo. Dopo 5 ore di schermaglie, i maestri sono riusciti a riappropriarsi della piazza centrale. Fino al compromesso. In tarda serata, Enrique Reuda Pacheco, dirigente della locale sezione 22 del sindacato (Snte), ha annunciato una tregua e una tavola rotonda con Stato e rappresentanze federali per negoziare e discutere sulle richieste sindacali. Migliori condizioni salariali, infrastrutture che rinnovino le scuole obsolete, aiuti economici agli studenti poveri e trattamenti particolari per gli scolari lavoratori sono i punti principali, di fronte ai quali gli insegnanti non intendono cedere. Ma il governo del presidente Vicente Fox ha già definito "impossibile" soddisfare le domande dei maestri. Il portavoce presidenziale, Ruben Aguilar, ha spiegato che molte delle cose che chiedono sono da programmarsi in tempi molto lunghi.
 
Messico, manifestazione di OaxacaLa solidarietà. Alle 18 è iniziato il composto ritiro dal centro, in una lunga marcia capeggiata dai dirigenti sindacali e dai membri della Commissione di negoziazione ampliata, ma Pacheco ha sottolineato che, indipendentemente dalla negoziazione, la mobilitazione continuerà e per oggi hanno annunciato una grande marcia per chiedere che sia rimosso il governatore Ruiz.
Per tutta la serata, Oaxaca è stata animata da marce di solidarietà coordinate da Ong e famiglie degli scolari.
Anche la Chiesa Cattolica ha preso posizione. L’arcivescovo di Qntequera-Oaxaca, Joé Luis Chávez Botello ha richiamato il governo di Città del Messico a intervenire severamente per diramare la diatriba. Ferma la condanna dell’uso della forza: “La violenza genera più violenza e deteriora profondamente il tessuto sociale e umano”.
 

Stella Spinelli

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