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“Pensavo di morire. E’ stato un fuggi fuggi generale. E la
polizia che ci picchiava, gridando. I lacrimogeni hanno fatto il resto”. Senza
contenere il pianto, la professoressa Minerva de los Angeles Jiménez ha
raccontato come la polizia in tenuta antisommossa abbia tentato di far
sgomberare le migliaia di maestri accampati da ormai 23 giorni nelle zone
principali di Oaxaca, cittadina nel sud del Messico. Stropicciandosi in
continuazione gli occhi infiammati per l’effetto dei gas lanciati
dall’elicottero della polizia, la donna, assediata dai giornalisti, ha
raccontato l’incursione degli agenti, in piena notte, gli insegnanti che
scappavano, cadendo, ammucchiandosi l’uno sull’altro: “E’ stato terribile, una
disperazione indescrivibile”. Con voce rotta, impreca contro il governatore
Ulises Ruiz: “E’ un assassino, ha ordinato di colpire i miei colleghi e ha
assassinato due maestri e un bambino”.
I fatti. Il bilancio degli scontri fra manifestanti e polizia è
incerto. Fonti sindacali parlano di alcuni morti, sembra 2 professori per colpi
di pistola e un bambino per asfissia. Ma il governatore di Oaxaca, Ulises Ruiz,
che insiste nel difendere la necessità dell’incursione poliziesca al fine di
riportare lo stato di diritto, nega che ci siano vittime. “E’ un bugiardo”, ribatte
il dirigente sindacale locale, Enrique Reuda. Ancora, comunque, le vittime non
sono state identificate, mentre risulterebbero una quarantina di detenuti e sei
persone scomparse. Alcuni agenti sono stati tenuti in ostaggio in una scuola
dagli scioperanti, che pretendevano di sapere il destino dei loro colleghi
spariti.
L'accordo. Dopo 5 ore di schermaglie, i maestri sono riusciti a
riappropriarsi della piazza centrale. Fino al compromesso. In tarda serata,
Enrique Reuda Pacheco, dirigente della locale sezione 22 del sindacato (Snte),
ha annunciato una tregua e una tavola rotonda con Stato e rappresentanze
federali per negoziare e discutere sulle richieste sindacali. Migliori
condizioni salariali, infrastrutture che rinnovino le scuole obsolete, aiuti
economici agli studenti poveri e trattamenti particolari per gli scolari
lavoratori sono i punti principali, di fronte ai quali gli insegnanti non
intendono cedere. Ma il governo del presidente Vicente Fox ha già definito "impossibile"
soddisfare le domande dei maestri. Il portavoce presidenziale, Ruben Aguilar,
ha spiegato che
molte delle cose che chiedono sono da programmarsi in tempi molto
lunghi.
La solidarietà. Alle 18 è iniziato il composto ritiro dal centro, in una
lunga marcia capeggiata dai dirigenti sindacali e dai membri della Commissione
di negoziazione ampliata, ma Pacheco ha sottolineato che, indipendentemente
dalla negoziazione, la mobilitazione continuerà e per oggi hanno annunciato una
grande marcia per chiedere che sia rimosso il governatore Ruiz. Stella Spinelli