06/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Rastrellamenti, violenze, stupri e stragi di civili. I crimini delle RR indiane

Rashtriya Rifles (RR)Si chiamano RR, Rashtriya Rifles. Sono le truppe speciali create nel 1990 dal ministero della Difesa indiano appositamente per reprimere l’insurrezione indipendentista in Kashmir. In quattordici anni di guerra le RR si sono fatte una fama che compete con quella di un ben più noto corpo militare che aveva due lettere uguali come iniziali.

Quando i soldati indiani delle RR arrivano in un villaggio della valle del Kashmir per compiere un rastrellamento, la popolazione inizia a tremare perché sa che qualcuno verrà picchiato a sangue, qualche donna verrà violentata, qualcuno verrà arrestato, torturato e ucciso.
 
Dangerpora dopo la strageDangerpora. Lunedì mattina, gli abitanti del villaggio di Dangerpora, già imbiancato dalla prima neve invernale, sono stati svegliati dalle grida delle RR che battevano i calci dei fucili sulle porte delle case. Sono entrati in ogni abitazione a caccia di ‘ribelli’, ma senza risultato. Quindi hanno ordinato a tutti di uscire dalle loro abitazioni e di riunirsi in un campo, mettendosi in fila per l’identificazione personale. La gente rabbrividiva dal freddo, nonostante il tepore dei kangri, i tradizionali cestini-bracieri che i kashmiri si portano dietro per scaldarsi durante l’inverno. L’anziano capo del villaggio ha chiesto a un ufficiale delle RR di consentire ai vecchi e ai bambini di poter rientrare in casa per ripararsi dal gelo. Come risposta il vecchio è stato preso a bastonate con il calcio dei fucili. La rabbia della gente è esplosa in un lancio di pietre e di kangri contro i soldati, che hanno risposto aprendo il fuoco contro la folla. Decine di persone sono rimaste a terra, in pozze di sangue che si mischiavano al fango e alla neve sciolta. Ghulam Hassan Magloo, 35 anni, e Farooq Ahmad Dar, 25 anni, sono morti.
La notizia di questi tragici fatti si è rapidamente sparsa per la valle.
Il giorno dopo, martedì, la popolazione kashmira ha inscenato proteste in decine di villaggi.
 
Parenti delle vittime di DangerporaHakbara. In uno di questi, Hakbara, la situazione era già incandescente da tre giorni, da quando le RR avevano circondato il villaggio iniziando i rastrellamenti casa per casa. Anche qui la gente è stata costretta a stare fuori al freddo per ore e ore. Molti erano stati anche bastonati dai militari.
Martedì, giunta la notizia della strage di Dangerpora, tremila persone, praticamente l’intero villaggio, sono scese in strada a protestare contro le RR che ancora circondavano il centro abitato. Appena dalla folla si sono alzati i primi slogan anti-indiani, “Abbasso i soldati!”, “Volgiamo la libertà”, le RR sono intervenute con i bastoni. Poi hanno aperto il fuoco sui manifestanti che non si disperdevano. Una quarantina di persone sono state ferite. Abdul Khaliq Sheikh, 60 anni, è rimasto a terra colpito a morte da una pallottola.
 
Proteste contro le violenzeHandwara. A quel punto la rabbia è esplosa in tutto il Kashmir. Anche nella cittadina settentrionale di Handwara, dove da sabato la popolazione ha indetto uno sciopero generale, chiudendo tutti i negozi, gli uffici e le scuole. Un’azione decisa dopo la morte di Tajamul Haq, un ragazzo del posto arrestato dalle RR e torturato a morte durante la detenzione.
Ad Handwara la situazione era già tesissima dal sei novembre scorso, quando un maggiore delle RR aveva violentato una donna di 35 anni e sua figlia di dieci durante un’operazione di rastrellamento.
 
Violenze in aumento. “Una simile ondata di violenze e violazioni dei diritti umani delle forze d’occupazione non si registrava da molti anni”, ha dichiarato alla stampa Mirwaiz Umer Farooq, leader del partito indipendentista moderato Hurriyat (Libertà).  
Nel solo mese di novembre sono stati uccisi ottantanove civili, tra cui tre donne e due bambini e nove persone sono morte durante la detenzione. Almeno trecentosettanta civili sono stati feriti o torturati nel corso di operazioni condotte delle RR. Tre donne sono state violentate. Quattordici persone sono sparite dopo l’arresto. Tredici donne sono rimaste vedove e ventisei bambini sono diventati orfani. Sei, tra abitazioni e negozi, sono stati date alle fiamme dalle RR.
In quindici anni, la guerra tra i separatisti sostenuti dal Pakistan e le forze di sicurezza indiane, ha causato (secondo le stime ufficiali) almeno 66 mila morti, in maggioranza civili. Fonti kashmire stimano invece un numero di vittime compreso tra gli 80 e i 100 mila morti.

Enrico Piovesana

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