Summit della Sco, la Nato dell'Est, a Shanghai. Teheran ha chiesto di farvi parte

L’hanno ribattezzata “
la Nato dell’Est”, “
il nuovo Patto di Varsavia”, “
il Club
dei dittatori”.
L’
Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) – che raggruppa
Cina, Russia, Uzbekistan, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan – si
riunisce oggi nella megalopoli cinese di Shanghai per il
quinto summit
annuale dei capi di Stato dei Paesi membri. La scelta della città, che
è anche sede del Segretariato della Sco, è celebrativa: quest’anno
infatti ricorre il decimo anniversario della fondazione del gruppo dei
Cinque di Shanghai, il nucleo originario della Sco al quale, nel 2001,
si aggiunse l’Uzbekistan con il conseguente cambiamento di nome. E ora
potrebbe essere il turno dell’Iran, per la gioia di Washington. Lo
straordinario interesse verso il summit di Shanghai mostrato dai media
occidentali, che normalmente non parlano mai della Sco – quasi a
volerne negare l’esistenza – è infatti dovuto alla partecipazione del
presidente iraniano Mahmoud Ahmedinejad.
Teheran vuole il sostegno della Sco nella sfida con gli Usa. L’Iran
fa già parte della Sco come “osservatore” assieme al Pakistan,
all’India e alla Mongolia. Ma la differenza è che il regime di Teheran
ha chiesto di poter diventare al più presto possibile “membro” a tutti
gli effetti dell’ Organizzazione. Per un’ovvia ragione: rafforzare
l’alleanza con le potenze cinese e russa in vista dello scontro
diplomatico con gli Usa e l’Occidente. Una richiesta, quella iraniana,
che ha imbarazzato tutti i governi della Sco, che infatti hanno deciso
di rimandando la scottante decisione.
Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan hanno reagito tiepidamente. La
Russia non si è pronunciata per non irritare troppo la Casa Bianca (già
furiosa per la recente vendita russa all’Iran di 29 sofisticatissimi
missili antiaerei Tor-M1). Evidente entusiasmo è stato invece mostrato
dal regime anti-americano uzbeco di Islam Karimov, che l’anno scorso,
con la benedizione della Sco, chiuse la base Usa di Karshi-Khanabad in
rappresaglia alle critiche di Washington sul massacro di Andijan. Ma
anche dal governo cinese, che ha un bisogno disperato del petrolio e
del gas naturale iraniano, e che ha difeso a spada tratta l’Iran dalle
accuse e dalle minacce statunitensi.
La reazione irritata di Washington e la difesa di Pechino. Quando a
Washington è arrivata la notizia della richiesta d’ingresso di Teheran
alla Sco, l’amministrazione Bush è saltata sulla sedia. Il segretario
di Stato, Donald Rumsfeld, il 3 giugno ha tuonato contro “l’assurdità
che un Paese che tutti sanno essere da tempo il principale stato
terrorista al mondo, basta pensare al sostegno che ha sempre dato ad
Hamas e Hezbollah, venga accolta in un’organizzazione che si prefigge
tra l’altro di lottare contro il terrorismo”.
Tre giorni dopo, il Segretario Generale della Sco, il vicepremier e
ministro degli Esteri cinese, Zhang Deguang, ha risposto dichiarando
che “l’Organizzazione di Shanghai non tollera simili accuse dirette ai
propri membri”, e affermando che “la Sco non avrebbe mai concesso lo status
di osservatore a un paese che sponsorizza il terrorismo”.
Ufficialmente oggi non si parlerà di Iran. Il presidente cinese Hu
Jintao, il russo Vladimir Putin, l’uzbeco Islam Karimov, il kazaco
Nursultan Nazarbayev, il kirghizo Kurmanbek Bakiyev e il tagico Imomali
Rakhmonov discuteranno di politica energetica e di cooperazione
economica e militare. Ufficialmente l’argomento Iran non verrà nemmeno
affrontato. Ma nei colloqui a margine dell’incontro, e soprattutto nel
faccia a faccia tra Hu Jintao e Ahmedinejad, è chiaro che l’ingresso
dell’Iran nella Sco verrà discussa.