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I dati. Il rapporto dell’Fbi mostra come l’aumento maggiore sia avvenuto nelle città
di media grandezza: quelle con popolazione tra 100 mila e 250 mila hanno visto
aumentare gli omicidi del 12,5 per cento. Le città con più di 500 mila e meno
di un milione di abitanti hanno registrato più di tutte una crescita delle rapine
(+9,9 per cento) e delle aggressioni (+8,5 per cento). Anche alcune metropoli
hanno riscontrato aumenti simili. Houston è passata dai 272 omicidi del 2004 ai
334 del 2005 (+23 per cento), Philadelphia da 330 a 377 (+14 per cento), Milwaukee
da 87 a 122 (+40 per cento), Cleveland da 79 a 109 (+38 per cento). In controtendenza
invece le grandi metropoli e in particolare New York, dove i crimini violenti
sono calati dell’1,9 per cento.
Saliscendi. Secondo Jeffrey Sedgwick, direttore dell’ufficio statistico del dipartimento
della Giustizia, non è chiaro se l’aumento registrato dall’Fbi rappresenti un
vero peggioramento oppure una variazione statistica che rientrerà nella norma
il prossimo anno. Sedgwick non esclude che il tasso di criminalità negli Usa abbia
raggiunto un livello talmente basso, che più giù non è possibile andare. Un’ipotesi
intrigante, a vedere i numeri: tra il 1970 e i primi anni Novanta il crimine negli
States era salito a livelli record, sfondando la quota di 10 omicidi ogni 100
mila abitanti. Poi è via via sceso, con decine di ipotesi diverse sui perché:
dal miglioramento dell’economia all’introduzione di politiche di “tolleranza zero”.
L’economista Steven Levitt ha dimostrato – con una tesi che fece scalpore – come
il declino della criminalità fosse una conseguenza dell’introduzione dell’aborto
nel 1973. Un fatto che, nella sua interpretazione, venti anni dopo avrebbe tolto
dalle strade potenziali criminali nati in famiglie svantaggiate e per questo più
inclini a ricorrere all’interruzione di gravidanza.Alessandro Ursic