15/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Torna a salire il crimine negli Usa. E i minorenni muoiono più dei soldati in Iraq
Dopo anni di tassi in discesa e poi stabili, due diversi studi usciti negli ultimi giorni ripropongono negli Stati Uniti il problema della criminalità. Il rapporto preliminare dell’Fbi per il 2005 ha rivelato che nell’ultimo anno i crimini violenti negli Usa sono aumentati del 2,5 per cento. Si tratta della più grande crescita dal 1991 ad oggi, e rappresenta una differenza di 1,4 milioni di omicidi, stupri, rapine e aggressioni rispetto ai dodici mesi precedenti. Insieme a quello dell’Fbi, è stato pubblicato anche il rapporto del Children’s Defense Fund, un’associazione che si occupa della protezione dei bambini. Secondo il Fund, nel 2003 gli States hanno perso 2.827 minorenni per morti causate da armi da fuoco. Vale a dire più dei caduti Usa in Iraq in oltre tre anni di guerra, a oggi 2.500.
 
I dati. Il rapporto dell’Fbi mostra come l’aumento maggiore sia avvenuto nelle città di media grandezza: quelle con popolazione tra 100 mila e 250 mila hanno visto aumentare gli omicidi del 12,5 per cento. Le città con più di 500 mila e meno di un milione di abitanti hanno registrato più di tutte una crescita delle rapine (+9,9 per cento) e delle aggressioni (+8,5 per cento). Anche alcune metropoli hanno riscontrato aumenti simili. Houston è passata dai 272 omicidi del 2004 ai 334 del 2005 (+23 per cento), Philadelphia da 330 a 377 (+14 per cento), Milwaukee da 87 a 122 (+40 per cento), Cleveland da 79 a 109 (+38 per cento). In controtendenza invece le grandi metropoli e in particolare New York, dove i crimini violenti sono calati dell’1,9 per cento.
 
Saliscendi. Secondo Jeffrey Sedgwick, direttore dell’ufficio statistico del dipartimento della Giustizia, non è chiaro se l’aumento registrato dall’Fbi rappresenti un vero peggioramento oppure una variazione statistica  che rientrerà nella norma il prossimo anno. Sedgwick non esclude che il tasso di criminalità negli Usa abbia raggiunto un livello talmente basso, che più giù non è possibile andare. Un’ipotesi intrigante, a vedere i numeri: tra il 1970 e i primi anni Novanta il crimine negli States era salito a livelli record, sfondando la quota di 10 omicidi ogni 100 mila abitanti. Poi è via via sceso, con decine di ipotesi diverse sui perché: dal miglioramento dell’economia all’introduzione di politiche di “tolleranza zero”. L’economista Steven Levitt ha dimostrato – con una tesi che fece scalpore – come il declino della criminalità fosse una conseguenza dell’introduzione dell’aborto nel 1973. Un fatto che, nella sua interpretazione, venti anni dopo avrebbe tolto dalle strade potenziali criminali nati in famiglie svantaggiate e per questo più inclini a ricorrere all’interruzione di gravidanza.
 
Le differenze con l’Europa. Pur tenendo conto di quasi 15 anni di tassi stabili o in discesa, il problema del crimine negli Usa rimane però più grave che in Europa. Nel 2004, per esempio, si sono registrati oltre 16mila omicidi, ossia 5,5 ogni 100 mila abitanti. In Europa i numeri illustrano un’altra situazione. In Gran Bretagna, che ha un quinto della popolazione statunitense, si contano circa 850 omicidi all’anno, 1,4 ogni 100 mila abitanti. In Italia sono 750 circa, con 3 milioni in meno di persone rispetto al Regno Unito.
 
Vittime nascoste. E come denuncia il Children’s Defense Fund, ogni anno negli Usa si compie una strage di bambini e adolescenti per via delle armi da fuoco. “Come le vittime provenienti dal campo di battaglia, i corpi di migliaia di piccoli arrivano nei centri d’emergenza dei nostri ospedali. E’ una guerra non dichiarata ai bambini americani”, ha commentato Marian Wright Edelman, presidente dell’organizzazione.

Alessandro Ursic

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