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Infettati gli adulti. La prima segnalazione risale all’8 maggio: a
Windhoek, una cittadina a circa 400 chilometri a sud della capitale, un
uomo di 39 anni ha manifestato un inizio di paralisi, che solo
successivamente è stata attribuita al poliovirus di tipo 1. Come il
primo caso, anche i successivi si sono verificati soprattutto in
persone già adulte, sopra i 20 anni di età. In Namibia la copertura con
il vaccino contro la poliomielite varia da regione a regione fra il 60
e l’80 percento della popolazione. Questo significa che ci sono zone in
cui solo sei persone su dieci sono protette dall’infezione. La
vaccinazione dei bambini namibiani nei confronti della poliomielite è
iniziata con regolarità a partire dal 1990 e l’ultimo caso registrato
nel Paese risale al 1996. Non è ancora chiaro quale sia la causa che ha
portato all’inizio di questa epidemia, dopo un decennio di assenza del
virus, ma è probabile che le persone infettate, data l’età, non siano
state vaccinate da piccole.
Dall’India all’Angola. Il governo della Namibia ha programmato tre
Giornate nazionali di vaccinazione, la prima delle quali il 21 giugno.
L’obiettivo è raggiungere tutta la popolazione, due milioni di persone,
e non solo, come ci si propone in genere, i piccoli sotto i cinque anni
di età. Le analisi genetiche del poliovirus dell’epidemia namibiana
hanno mostrato la sua provenienza dall’Angola dove, dopo un intervallo
senza più casi di poliomielite dal 2001, lo scorso anno il virus ha
nuovamente fatto la sua comparsa, arrivato dall’India. Secondo Oliver
Rosembauer, dell’Organizzazione mondiale della sanità, dato che solo
una persona su 200 portatrici del virus manifesta i sintomi di
malattia, “è molto difficile attribuire l’epidemia a un individuo
preciso, potrebbe essersi diffusa da un namibiano in visita in Angola
durante l’epidemia in corso lì o un angolano in Namibia, o qualcun
altro che ha visitato entrambi i Paesi”.
Oltre 450 casi nel 2006. L’obiettivo di dichiarare tutto il mondo
libero dalla poliomielite è ancora lontano. Nel solo 2006 i casi
registrati, dal primo gennaio al 6 giugno, sono stati 372 in Nigeria,
il Paese che da solo conta i due terzi di tutti i casi mondiali e
rimane l’unica zona al mondo dove la trasmissione del virus non è sotto
controllo. Seguono India, con 36 casi, Somalia (25), Afghanistan (10),
Pakistan, Niger, Etiopia e Bangladesh (3), Indonesia (2) e infine
Yemen, Myanmar, Repubblica Democratica del Congo e Nepal (1 caso). Con
l’esclusione di Nigeria, India, Afghanistan e Pakistan, dove il
poliovirus è endemico (locale, del Paese stesso), negli altri le
epidemie dipendono dall’importazione dell’infezione da altre zone.
“Alcuni si sono chiesti se l’eradicazione della poliomielite è
possibile” ha scritto il direttore generale dell’Oms, Lee Jong-Wook, il
giorno prima della sua morte improvvisa, avvenuta il 22 maggio. “Non ci
possono essere dubbi. Possiamo farlo. E lo faremo”. Perché dopo la
Namibia non ci siano altri Paesi a fare i conti con la ricomparsa della
poliomielite, dopo anni di assenza.
Valeria Confalonieri