In Brasile, il parlamento sta discutendo un progetto di legge per parificare gli omofobi ai razzisti

Mentre nei paesi europei non esiste una legge organica e chiara che tuteli i
diritti degli omosessuali, in Brasile il parlamento è avviato ad approvare un
progetto di legge che tuteli il movimento e definisca l’omofobia come un
delitto al pari delle discriminazioni razziali. Si tratterebbe del primo
importante passo per combattere in modo sistematico l’omofobia in Brasile e
dare un segnale forte contro le numerose aggressioni che negli ultimi mesi
hanno colpito gli attivisti gay. Il progetto di legge 5003/01, presentato dalla
deputata
petista alla Camera e vice presidente del partito, Iara Bernardi, intende trasformare
in crimine le discriminazioni dovute
all’orientamento sessuale delle persone nello stesso modo con cui sta avvenendo
per i pregiudizi razziali.
Momenti drammatici. «Riceviamo continue minacce per le nostre attività di sostegno ai movimenti
omosessuali e io stesso negli ultimi anni sono stato oggetto di due attentati,
tanto da spingere lo stato a darmi una scorta», spiegava nel febbraio 2005 Adamor
Guedes, militante gay e presidente dell’
Associação amazonense de gays,
lésbicas e trangêneros (Aaglt), descrivendo l’ostilità dimostrata dalla
popolazione, della sua città, Manaus, poco interessata, se non addirittura
contraria all’opera di sensibilizzazione per i diritti della comunità gay. Nel
settembre successivo il presidente dell’Aaglt fu ucciso a coltellate proprio a
Manaus, in uno dei momenti più drammatici per tutto il movimento
omosessuale.
Fu solo l’inizio di una violentissima campagna contro gli
omosessuali che
portò, nei mesi successivi, all’uccisione a Rio de Janeiro di Claudio
Alves dos Santos (anch'egli impegnato nella difesa dei diritti degli
omosessuali)
e, nel marzo scorso, ad aggressioni contro i lider delle associazioni
che, a Curitiba, lavorano per combattere contro le discriminazioni di cui sono
spesso oggetto gli attivisti gay.
Contro il machismo. L’ondata omofobica, esplosa con tutta la sua virulenza tra gli ultimi mesi del
2005 e l’inizio del 2006 ha spinto il governo Lula a intervenire. Se
l’esecutivo non ha minimamente cambiato la politica economica brasiliana,
attirandosi numerose critiche, il fatto che l’omofobia possa essere considerata
dalla legge un reato rappresenterebbe un passo molto importante non solo per il
Brasile, ma per tutta l’America latina, dove è ancora presente una forte
componente machista.
Moderato ottimismo. Sono previste a breve le votazioni in merito a questo progetto di legge
che però ha buone probabilità di essere approvato. Un moderato ottimismo si
respira anche tra i militanti del movimento Gltb, riuniti nella Asociacìon
brasileira de gays, lésbicas e trangêneros (Abglt) che, subito dopo le ultime
aggressioni di marzo hanno svolto un’opera di pressione perché il progetto
fosse inserito in tempi rapidi nell’agenda dei lavori del Parlamento, oltre ad
incassare il sostegno di ben nove partiti, tra cui i socialdemocratici del
partito socialdemocratico (Psdb), il Partito comunista brasiliano (PcdoB) e,
ovviamente, il Partito dei lavoratori.
Proprio il PcdoB è stato tra i più attivi nel lavorare con il movimento.
Durante i primi giorni di aprile Aldo Rebelo, leader del partito e
presidente della Camera, ha ricevuto trenta rappresentanti del movimento
omosessuale impegnandosi personalmente a sottoporre il progetto di legge alle
votazioni
e ottenendo l’appoggio di 90 parlamentari favorevoli alla proposta di
trasformare in reato l’omofobia.