13/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Non cala la tensione: prolungata la missione Onu in Golan,
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di prolungare di sei mesi la missione di peacekeeping nelle alture del Golan, territorio conteso da Siria e Israele e presidiato dalle truppe dell’Onu dal 1974. Oggi vi sono impiegati sono un migliaio di militari.
 
Le alture dal Golan viste dal territorio sirianoPresenza “essenziale”. I 15 membri del Consiglio hanno votato all’unanimità il prolungamento, richiesto dal perdurare delle tensioni tra le parti. La decisione segue di pochi giorni il rapporto sulla regione, illustrato dal segretario Generale Kofi Annan, in cui la presenza delle truppe della Disengagement Observer Force, Undof, veniva indicata come “essenziale ” per fare rispettare il cessate il fuoco. Le parti, il governo di Damasco e di Tel Aviv, hanno accettato l’estensione della missione che, altrimenti, avrebbe dovuto terminare entro un mese. Annan ha anche lamentato l’esistenza di un buco nel bilancio militare della missione di oltre 30 milioni di dollari, dovuto ai mancati pagamenti da parte degli stati membri.
 
Un territorio conteso. Le alture del Golan sono una striscia di terra tra il lago Tiberiade e il monte Hermon, tra Siria e Israele. Sono un territorio conteso, sia per le fonti idriche che vi si trovano che per la posizione, strategicamente importante a fini commerciali e militari. È infatti il luogo ideale per osservare o colpire le città israeliane, ma anche un’importante via di comunicazione tra i due paesi. Fino allo scoppio della guerra civile in Libano, nel ‘75, era anche il punto di passaggio della Trans Arabian Pipeline, l’oleodotto di collegamento tra i pozzi sauditi e il Mediterraneo. L’area venne occupata dall’esercito israeliano durante la guerra dei Sei giorni, nel 1967. L’occupazione costrinse oltre centomila civili a lasciare le proprie abitazioni. Nel ’73 la Siria di Hafez Assad tentò di riprendere il controllo delle alture (guerra dello Yom Kippur ), ma il conflitto terminò con l’annessione israeliana dell’intera regione (nel 1982). Decine di migliaia di residenti, arabi e drusi, ricevettero così la cittadinanza israeliana. La Siria rivendica tuttora il territorio che considera parte della provincia di Quneitra, una piccola città restituita a Damasco nel ’74, e trasformata in un museo fantasma dell’occupazione israeliana.
 
Le fattorie di Shebaa. Nei giorni scorsi Kofi Annan ha scritto al premier libanese Fouad Siniora, invitando le autorità di Beirut a favorire la missione delle Nazioni Unite anche sul territorio delle Shebaa Farms, almeno finché non si sarà trovato un accordo con la Siria sul confine. Le fattorie di Sheeba sono un’area tra le alture del Golan e il Libano, attorno alla cui sovranità non c’è ancora un accordo. Il libano le reclama come parte del proprio territorio, mentre Israele considera di averle annesse insieme al resto della regione nel 1981. La zona delle fattorie di Shebaa è controllata dall’organizzazione militante Hezbollah, un gruppo che molti vorrebbero vedere disarmato, ma che controlla ancora il territorio proprio col pretesto del contrasto alle truppe israeliane, tutt’altro che nuove alle incursioni in territorio libanese.
 

Naoki Tomasini

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