19/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Azzurra Carpo, Feltrinelli, 2006

Scritto per noi da 
Mafille Coquelicot

la copertina del libroPer gli indigeni dell’Amazzonia il nuovo anno inizia quando appaiono le Pleiadi nella costellazione del Toro, a metà giugno. In questo periodo, a pioggie finite, si può iniziare a seminare. Azzurra Carpo, italiana non ancora trentenne, ha percorso queste latitudini frondose sin da ragazzina seguendo i genitori ed è cresciuta nel mondo scavalcando le frontiere. Nel ’97 sente parlare per la prima volta della carretera interoceanica una strada che “parte dalle coste dell’Oceano Atlantico, attraversa tutto il Brasile e solca l’ultima foresta primaria dell’Amazzonia peruviana, per poi innestarsi sulle grandi arterie andine e raggiungere l’Oceano Pacifico e i mercati dell’Oriente”. Cinque anni dopo, come rapita dall’avvertimento che la vista del raggio verde infonde, secondo una credenza indigena, a colui che lo scorge, Azzurra accoglie la sfida dell’ignoto e intraprende il viaggio lungo la carretera, chiedendosi se questa riuscirà a congiungere il “progresso” con la dignità dei popoli e della natura.
 
Parte da Xapurì, città di Chico Mendes, il sindacalista e ecologista brasiliano ucciso nell’88, e arriva da noi con questo libro, “In Amazzonia”, pubblicato dalla Feltrinelli. Con la sua scrittura incisiva, immaginativa, debordante di pathos e rigore, Azzurra compone un testo che è un saggio, un romanzo, una narrazione a più livelli, uno scorrere violento e coinvolgente di poesia. Ascolta, osserva, incontra e condivide, dà la parola ai veri protagonisti del viaggio. La sua voce è ironica, sensuale, mai banale, ci trascina in una storia  di cui i più conoscono poco e ci scaraventa con stupore davanti a mostruose sorprese. Per anni, per secoli, c’è stato l’invito sancito da governi, missionari, mercenari e commercianti a colonizzare l’Amazzonia, in quanto terra feconda, in quanto priva di persone. Le città di Manaus, in Brasile, di due milioni di abitanti, e quella di Belèm, in Perù, senza rete fognaria adeguata coincidono con l’idea di paradiso terrestre? Dai campesinos che scappavano dal deserto e dalla fame del Nord-Est del Brasile, ai seringueros partiti a migliaia nel secolo scorso per la borracha, dai mineros cercatori d’oro che inquinano i fiumi e raccolgono miseria, ai cocaleros andini dei traffici internazionali e a tutti i peones sfruttati in una guerra fra poveri, passando dai predicatori di ogni cristianesimo e dai movimenti politici di liberazione omicida, ai nuovi Fitzcarrald del petrolio e della biogenetica, tutti, tutti sono venuti e vogliono emigrare in Amazzonia.
 
Cosa nascerà all’alba del terzo millenio dalla terra rossa della foresta, territorio immenso che abbraccia nove stati, un’iride di popoli e culture, biodiversità e conoscenze, terra madre sempre più violentata dalla spregiudicatezza degli uomini, dall’efferatezza del mercato e dall’unilateralità del potere? Quali sono le strade da tracciare  por todos os povos da floresta, per tutti i popoli della foresta, indigeni e non, invertendo lo scenario di usurpazione e pulizia etnica per imboccare controcorrente il fiume della globalizzazione? Azzurra ci presenta gli uomini e le donne del cambiamento sostenibile in Amazzonia. La sopravvivenza dipende solo da loro, da loro indigeni organizzati, che fondano associazioni, reti alternative autogestite da dirigenti bilingui, con studi superiori e esperienza all’estero, che talvolta vestono coi jeans e partecipano attivamente ai fori internazionali vincendo cause e diritti, che creano fabbriche e posti di lavoro ecosolidali promuovendo i “frutti” della foresta, quelli di sopra e quelli di sotto, nel rispetto delle regole, che quando sono donne devono impegnarsi su più fronti combattendo il machismo e sciogliendo l’ottusità e la rabbia, che soprattutto imparano nuovi linguaggi inventando nuovi ponti e intuendo che le parole portano più lontano che certe strade.
Categoria: Diritti, Ambiente
Luogo: Brasile
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