14/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Le donne sono la parte più vivace dell'opposizione
Dopo la vittoria di Mahmud Ahmadinejad alle elezioni in Iran di un anno fa, molti osservatori si domandarono che fine avevano fatto i riformisti e gli studenti, insomma tutti coloro che si opponevano alla linea dura e pura dei rivoluzionari del 1979 della quale il nuovo presidente iraniano era espressione.
 
donne iraniane manifestano in piazzaL'opposizione sommersa. Dopo un anno dominato dalle polemiche nate dalle dichiarazioni di Ahmadinejad l’opposizione è ancora nell’ombra, ma una parte della società iraniana mostra segnali d’insofferenza verso le rigidità del regime, mitigate dagli otto anni di governo Khatami, e tornate alla ribalta dopo la vittoria di Ahmadinejad.
Sono in fermento soprattutto le donne. Ieri, a Teheran, alcune donne iraniane sono state picchiate nel corso di una manifestazione di protesta. Una ventina di esse sono state arrestate e una è rimasta ferita quando la polizia ha cercato di disperderle in una piazza del centro. Il gruppo è sconosciuto e si è presentato come il Partito comunista del lavoro. Le manifestanti chiedevano la tutela dei diritti delle donne iraniane, la fine della poligamia, un maggior rispetto della figura femminile nella società iraniana e una serie di riforme per rendere più equo il diritto di famiglia nei divorzi, dove la donna perde sempre figli e denaro.
 
una donna iraniana all'universitàProteste al femminile. La reazione della polizia, secondo quanto riferito dalla corrispondente a Teheran della Bbc, è stata dura, con l’uso di gas lacrimogeni. Un episodio simile si era verificato alla fine dello scorso febbraio, quando tutti i blog gestiti da donne (diventati ormai una vera e propria rete) invitarono le donne a presentarsi in massa davanti ai cancelli dello stadio Azadi di Teheran per assistere all’amichevole Iran – Costarica, in preparazione ai mondiali di Germania 2006. Un anno fa, sempre a Teheran, un gruppo di 30 tifose irriducibili della nazionale era riuscito a forzare i controlli di polizia e a entrare nello stadio, per sostenere la nazionale impegnata in una partita del girone di qualificazione mondiale con la Corea del Nord. Questo per sostenere la nazionale, ma anche per opporsi al divieto per le donne di assistere a partite di calcio. Divieto più tradizionale che reale, visto che non è sancito da nessuna parte.  Lo stesso Ahmadinejad, sempre ligio al dettato religioso, si era espresso a favore dell’ingresso delle donne nello stadio, ma alcuni alti teologi non sono d’accordo con lui e lo hanno smentito.
La protesta più eclatante è stata senza dubbio quella dell’8 marzo scorso quando, mentre il mondo celebrava la festa delle donne, 300 iraniane si erano date appuntamento in un parco di Teheran per chiedere riforme, rispetto e pari opportunità. La polizia aveva fatto irruzione con i reparti a cavallo, caricando le manifestanti e arrestandone molte. La richiesta, anche allora, era identica: avere gli stessi diritti degli uomini.
 
donne iraniane in manifestazioneOpinioni differenti. Ma non tutte le donne in Iran la pensano allo stesso modo. "Manifestazioni del genere si tengono in tutte le parti del mondo e l’Iran non è molto diverso dagli altri paesi. Non capisco il perché delle polemiche dei media internazionali. Per me la donna iraniana gode già di una libertà relativa molto alta rispetto agli altri paesi del Golfo Persico", racconta a PeaceReporter Azam, una giovane giornalista iraniana. "Abbiamo il diritto di voto da quasi 70 anni, possiamo guidare, cosa non consentita per esempio in Arabia Saudita. Certo esistono dei problemi che devono essere risolti, ma non sono poi così gravi. Per il divorzio le donne potrebbero subire molti disagi, ma in alcuni casi, è colpa loro: prima della registrazione del matrimonio, la donna può chiedere le garanzie che vuole e l'uomo può, anzi deve, firmare e accettare tali richieste se intende davvero sposare la donna che ama!".
Azam rappresenta l'altro volto dell'Iran e delle donne dell'antica Persia, realizzate e intraprendenti. "Il mio giudizio da ragazza 25enne, giornalista e insegnante universitaria, non può essere negativo", conclude Azam, "perché non mi sono mai trovata in una situazione discriminatoria per il fato di essere una donna, anzi sono stata sempre rispettata e apprezzata per quello che sono e per il lavoro che svolgo e mi sento anche libera".

Christian Elia

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